Stella Rossa-Milan 1988: la nebbia, il gol fantasma e le altre cose da ricordare

Stella Rossa-Milan Coppa Campioni 1988, un match memorabile che ha segnato la storia rossonera. Riviviamone i momenti salienti. 

Van Basten Milan-Stella
Van Basten protagonista in Stella Rossa-Milan (Getty)

L’8 novembre 1988 doveva essere uno dei tanti mercoledì di Coppa di quegli anni in cui le italiane erano protagoniste in Coppa Uefa, Coppa delle Coppe e Coppa dei Campioni. Un altro en plein di qualificazioni era quasi fatto con Juve, Inter e Roma avanti in Uefa e la Samp in Coppa delle Coppe. Mancava all’appello solo il Milan, atteso dal ritorno degli ottavi di finale della Coppa Campioni, a Belgrado, dalla Stella Rossa. In pochi alla vigilia del match si sarebbero immaginati di assistere di lì a poco a un evento indimenticabile nella storia rossonera e del calcio internazionale.

L’Antefatto

Tornato in Coppa Campioni, il Milan di Sacchi si impone al primo turno sul Vitocha Sofia. All’epoca non c’erano gironi o teste di serie con il sorteggio libero e match a eliminazione diretta. L’urna accoppia i rossoneri alla Stella Rossa, compagine campione dell’ex Jugoslavia nella quale figuravano due dei talenti più forti d’Europa, Dejan Savicevic e Dragan Stojkovic, entrambi ancora oggi idoli indiscussi della tifoseria biancorossa. Proprio Stojkovic gela il Milan nel match di andata con il gol dell’1-1 a San Siro che annulla il vantaggio segnato da Virdis, un epilogo che impone ai rossoneri di fare risultato nel catino del Marakana di Belgrado, al cospetto di 100mila tifosi serbi agguerriti e rumorosissimi.

La nebbia

Mercoledì 8 novembre si gioca di pomeriggio a Belgrado. Il Milan è in difficoltà come all’andata. La Stella Rossa sa come impensierire i rossoneri e passa in vantaggio con Dejan Savicevic. Un gol quello del futuro fantasista rossonero che non vedremo mai. Si perché, all’improvviso, sul Marakana cala un nebbione biblico quasi fantozziano. Non si vede nulla, nemmeno la presunta gomitata che costa l’espulsione a Virdis.

Sotto di un gol e in dieci (senza Gullit infortunato), il Milan è a un passo dal baratro quando al 12′ del secondo, l’arbitro tedesco Paul decide per la sospensione del match. Nessuno si accorge di cosa sta accadendo. In tv, su Rai 1, si sentono solo i tifosi e i calciatori parlare . Il campo è avvolto nella nebbia ma la decisione è presa. Partita rinviata. Si rigioca il giorno dopo in virtù del regolamento dell’epoca che impone la disputa del match interrotto dall’inizio e non dal momento della sospensione.

La partita epica

Sono ore concitate in casa rossonera. Nonostante la sospensione, la squalifica di Virdis per l’espulsione è considerata valida alla stregua dell’ammonizione in diffida di Ancelotti . Sacchi deve rinunciare a entrambi ma recupera, almeno per la panchina, Gullit che ha seguito la squadra a Belgrado da infortunato.

Si rigioca nel pomeriggio, giovedì 9 novembre. Stavolta il meteo è favorevole. C’è il giovane Graziano Mannari in attacco insieme a Van Basten. L’arbitro è di nuovo protagonista quando non concede un gol al Milan per la svirgolata-autorete del difensore Vasilijevic che respinge poi la palla ben oltre la linea di porta, una dinamica che al confronto renderebbe addirittura dubbio il gol di Muntari in Milan-Juve. Una svista clamorosa che il Milan, tuttavia, supera rapidamente con il gol di testa di Van Basten su assist di Donadoni. Un vantaggio effimero quello dei rossoneri. Passano quattro minuti e il talento debordante di Stoijkovic si manifesta nuovamente per l’1-1.

Il dramma prosegue. Donadoni colpito da una gomitata ha le convulsioni in campo. Terribili le scene dell’esterno rossonero soccorso dai medici. Provvidenziale l’intervento del dottore Monti che rovescia la lingua, impedendo il soffocamento di Roberto che passerà poi tre giorni in ospedale.

Saranno i rigori a decidere la qualificata ai quarti di finale. A Belgrado, i tifosi del Milan trovano un altro idolo, Giovanni Galli. Il portiere para i penalty di Mrkela e Savicevic. Rijkaard segna quello decisivo. Nel tardo pomeriggio, il Milan esulta, è ai quarti di finale. Uno sliding doors incredibile che ha segnato la storia rossonera. Dopo la Stella Rossa, il Milan avrebbe superato Werder Brema, Real Madrid e sconfitto lo Steaua Bucarest nella finale di Barcellona. Senza la nebbia di Belgrado, forse chissà, una parte del mitico Milan di Sacchi poi vincitore anche di Coppa Intercontinentale e Supercoppa Europea in quell’anno, non ci sarebbe stata.

Il trionfo della Stella Rossa

Da quella sconfitta nacque anche il mito della Stella Rossa. La stagione seguente i serbi si rafforzarono con Prosinecki, Pancev, Mihajlovic, Belodedici, Binic, Jugovic. Saranno proprio loro, insieme a Savicevic, a trascinare i biancorossi alla vittoria della Coppa Campioni 1990-91, in finale a Bari, ai rigori, contro l’Olympique Marsiglia. Uno scherzo del destino. Proprio ai francesi era stato ceduto Dragan Stojkovic, colui che aveva fatto dannare Baresi, Costacurta e Maldini due anni prima. Pare che Dragan, subentrato a partita in corso in finale, si sia rifiutato di tirare uno dei rigori della serie finale. I suoi ex tifosi lo amano ancora, anche per questo…