Milan, il raduno del 2000: quando Berlusconi fece dimettere il CT della Nazionale

L’Italia è in finale a Euro 2020, un evento accaduto già altre due volte nel nuovo millennio. In una circostanza, la finale degli azzurri si è intrecciata con il raduno del Milan con conseguenze clamorose 

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi (©Getty Images)

Mancini come Prandelli e Zoff. Sono tre gli allenatori della Nazionale ad essere riusciti a portare l’Italia nella finale degli Europei nel nuovo millennio. Quella che gli azzurri disputeranno contro Inghilterra o Danimarca succederà in ordine di tempo alla finale del 2012 che l’Italia di Prandelli perse contro la Spagna a Kiev (4-o) e a quella del 2 luglio 2000 a Rotterdam nella quale la nazionale di Zoff venne trafitta dal golden gol di Trezeguet ai supplementari (2-1), prodezza che ha consentito ai Blues di realizzare l’accoppiata Coppa del Mondo ed Europei non riuscita in questa edizione a Deschamps e ai suoi.

La finale del 2000 ha preceduto di un giorno il raduno del Milan a Milanello. I rossoneri, ancora allenati da Zaccheroni, erano reduci dal terzo posto in campionato e da una nuova qualificazione in Champions. Un inizio di stagione che si preannunciava non del tutto entusiasmante con il mercato bloccato e pochi rinforzi all’orizzonte.

Per risollevare gli animi di una tifoseria scontenta, il presidente Silvio Berlusconi si presenta a Milanello e fa un annuncio incredibile in conferenza stampa con Galliani promettendo l’arrivo di uno dei primi 5 calciatori più forti del mondo a suo dire. Immediata è partita la ricerca dell’identikit tracciato da Berlusconi che mantenne la parola e riuscì a portare al Milan, Fernando Redondo, al termine di una trattativa lunghissima con il Real Madrid, lunga come lo stop cui andò incontro il centrocampista argentino infortunatosi al ginocchio in allenamento proprio in quell’estate.


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Berlusconi, le critiche a Zoff e le dimissioni del CT

Quella su Redondo non fu l’unica dichiarazione da notizia di Berlusconi in quel giorno. Inevitabile durante la conferenza stampa, una domanda sulla finale dell’Europeo alla quale l’allora presidente rossonero rispose con una severa critica nei confronti del c.t. Dino Zoff: “Si doveva vincere – disse Berlusconi – da Zoff sono arrivate scelte indegne. Zidane era sempre libero di poter creare gioco. Non si poteva non vederlo. Lo avrebbe notato anche un dilettante e avremmo vinto. Si doveva mettere Gattuso su Zidane, uno che non lo lasciasse libero. Sarebbe bastato per vincere. Sono davvero indignato.”

Mentre Berlusconi parlava a Milanello, l’Italia era sul volo di ritorno dall’Olanda. All’arrivo, a Zoff venne subito riferita la critica del patron rossonero e poco dopo si dimette. A nulla vale la mediazione del presidente della FIGC, Nizzola che ha provato in tutti i modi a far tornare il c.t. sui suoi passi, definendo la decisione davvero sproporzionata, ribadendogli inoltre la piena fiducia dei vertici federali.

Dino Zoff
Dino Zoff (Getty images)

Voglio portare avanti la mia decisione di uomo – ha commentato Zoff – è una decisione che ho preso in totale autonomia. Non ho nessuna intenzione di tornare indietro. Mi dispiace per i calciatori e i collaboratori. Non cambio le mie opionini e ne pagherò le conseguenze.”

Per una questione di dignità, Zoff, da grande uomo di sport e calcio reagì a quell’attacco mediatico dimettendosi, un gesto non certo usuale nell’Italia dell’epoca.  In un’intervista al Corriere dello Sport del 2015, Zoff è tornato sull’episodio, spiegando ulteriormente i motivi che lo spinsero a prendere quella scelta: “Le critiche le accetto tutte ma fu usato il termine indegnità e questo non potevo accettarlo da chi aveva responsabilità pubbliche. Mi dimisi. Fu un gesto rivoluzionario che ho pagato. Tutti parlano di etica quando concerne gli altri. E’ facile fare finta di niente quando riguarda te e io non ne sono capace.”