Milan, il raduno del 2000: quando Berlusconi fece dimettere Dino Zoff

Il Milan si appresta a cominciare una nuova stagione con il consueto raduno a Milanello. In passato non sono mancati episodi da ricordare. In particolare ce ne è uno di cui si è parlato a lungo

Tutto pronto a Milanello per il raduno del Milan campione d’Italia. Lunedì 4 luglio, i rossoneri, ancora a ranghi ridotti a causa degli impegni di giugno di alcuni calciatori che si aggregheranno successivamente, cominceranno una nuova stagione, la prima dopo un decennio con lo Scudetto sul petto.

Pier Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi (©LaPresse)

Il programma della giornata prevede il primo allenamento, la conferenza stampa di Pioli e la presentazione della nuova prima maglia con il Tricolore ben in vista. Un momento, quello del raduno, sempre molto atteso dai tifosi, sia per la presentazione dei nuovi acquisti che per le dichiarazioni dei protagonisti specie in ottica mercato.

In passato di raduni significativi ce ne sono stati tanti. Indimenticabile la presentazione all’Arena civica con Berlusconi arrivato in elicottero. Nel 1997, con Capello tornato in panchina dopo il primo approdo al Real Madrid, il Milan scelse l’Alcatraz per la presentazione con i tanti nuovi arrivi (Kluivert, Bogarde, Cruz, Andersson, Ziege e altri), un evento che non è stato di buon auspicio, vista la deludente stagione seguente.

Nel 1999, il Milan campione d’Italia di Zaccheroni si è radunato direttamente a San Siro con un’amichevole in famiglia, primo match in rossonero per Shevchenko. Bagno di folla nel 2001 all’Hotel Gallia con la passarella in centro a Milano dei nuovi acquisti, Rui Costa e Inzaghi su tutti.

Milan, il raduno del 2000: Berlusconi protagonista

Tra i raduni dell’era Berlusconiana non si può non citare quello del 2000, il primo del millennio. I rossoneri s radunarono a Milanello, il giorno seguente la finale degli Europei persa dall’Italia di Zoff contro la Francia, 2-1, con golden gol di Trezeguet.

Il Milan, ancora allenato da Zaccheroni, era reduci dal terzo posto in campionato e da una nuova qualificazione in Champions. Un inizio di stagione che si preannunciava non del tutto entusiasmante con il mercato bloccato e pochi rinforzi all’orizzonte.

Per risollevare gli animi di una tifoseria scontenta, il presidente Silvio Berlusconi si presenta a Milanello e fa un annuncio incredibile in conferenza stampa con Galliani promettendo l’arrivo di uno dei primi 5 calciatori più forti del mondo a suo dire. Immediata è partita la ricerca dell’identikit tracciato da Berlusconi che mantenne la parola e riuscì a portare al Milan, Fernando Redondo, al termine di una trattativa lunghissima con il Real Madrid, lunga come lo stop cui andò incontro il centrocampista argentino infortunatosi al ginocchio in allenamento proprio in quell’estate.

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Silvio Berlusconi (©Ansa Foto)

 

Berlusconi, le critiche a Zoff e le dimissioni del CT

Quella su Redondo non fu l’unica dichiarazione da notizia di Berlusconi in quel giorno. Inevitabile durante la conferenza stampa, una domanda sulla finale dell’Europeo alla quale l’allora presidente rossonero rispose con una severa critica nei confronti del c.t. Dino Zoff: “Si doveva vincere – disse Berlusconi – da Zoff sono arrivate scelte indegne. Zidane era sempre libero di poter creare gioco. Non si poteva non vederlo. Lo avrebbe notato anche un dilettante e avremmo vinto. Si doveva mettere Gattuso su Zidane, uno che non lo lasciasse libero. Sarebbe bastato per vincere. Sono davvero indignato.”

Mentre Berlusconi parlava a Milanello, l’Italia era sul volo di ritorno dall’Olanda. All’arrivo, a Zoff venne subito riferita la critica del patron rossonero e poco dopo si dimette. A nulla vale la mediazione del presidente della FIGC, Nizzola che ha provato in tutti i modi a far tornare il c.t. sui suoi passi, definendo la decisione davvero sproporzionata, ribadendogli inoltre la piena fiducia dei vertici federali.

Voglio portare avanti la mia decisione di uomo – ha commentato Zoff – è una decisione che ho preso in totale autonomia. Non ho nessuna intenzione di tornare indietro. Mi dispiace per i calciatori e i collaboratori. Non cambio le mie opionini e ne pagherò le conseguenze.”

Per una questione di dignità, Zoff, da grande uomo di sport e calcio reagì a quell’attacco mediatico dimettendosi, un gesto non certo usuale nell’Italia dell’epoca.  In un’intervista al Corriere dello Sport del 2015, Zoff è tornato sull’episodio, spiegando ulteriormente i motivi che lo spinsero a prendere quella scelta: “Le critiche le accetto tutte ma fu usato il termine indegnità e questo non potevo accettarlo da chi aveva responsabilità pubbliche. Mi dimisi. Fu un gesto rivoluzionario che ho pagato. Tutti parlano di etica quando concerne gli altri. E’ facile fare finta di niente quando riguarda te e io non ne sono capace.”