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Trevisani: “Atalanta-Milan notte della rinascita, Kessie impressionante. Maignan grande operazione”

Riccardo Trevisani, in esclusiva a Milanlive, ha ripercorso la grande stagione dei rossoneri. “Il 23 maggio data storica”. “Il Milan ha un grande futuro davanti, Pioli e Ibrahimovic fondamentali”

Riccardo Trevisani

E’ stato un finale di stagione emozionante, rocambolesco, che ha visto il Milan conquistare la tanto agognata qualificazione in Champions League. Una qualificazione che mancava da tanto, troppo tempo, ma più che mai meritata. Ne è sicuro Riccardo Trevisani, voce di SkySport, intervenuto in esclusiva a Milanlive. Il telecronista ha parlato di stagione “strepitosa e sorprendente”.

Nonostante fosse stato scettico sull’arrivo dei rossoneri tra le prime quattro a inizio stagione, Trevisani ha commentato: “Giù il cappello, il Milan ha fatto una serie di imprese eccezionali tra cui anche il record di vittorie in trasferta”. Atalanta-Milan è stata la partita della rinascita: “E’ la notte del più grande riavvicinamento possibile alla storia del Milan, che è una squadra nata per giocare la Champions League, più di tutte le altre squadre”.


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Riccardo Trevisani: “Kessie fuori dal mondo. Il Milan ha un bel futuro”

Uno dei protagonisti di questo Milan è stato sicuramente Franck Yannick Kessie. Trascinatore vero nell’ultima di campionato e per tutto il campionato, eletto all’unisono il migliore del Milan e uno dei più forti nel suo ruolo. “Molte partite nei minuti finali era il difensore centrale, il mediano, quello che ripartiva”, ha commentato Trevisani.

Il telecronista, che insieme a Lele Adani ha commentato l’ultima partita stagionale dei rossoneri ha sottolineato l’importanza del tecnico Pioli e di Ibrahimovic, ritenuti fondamentali per questa rinascita: “Pioli è stato talmente decisivo che il suo far bene ha convinto chi voleva prendere Ragnick a non prenderlo più. Ibra è sempre decisivo”. Anche sulla scelta di Maignan, e la questione Donnarumma, si è detto d’accordo con la società: “Il Milan ha un bel futuro davanti e questa operazione lo conferma. Una società relativamente giovane che però ha  deciso di prendere una linea e non farsi strozzare”.

Il Milan è in Champions League, è stata veramente quella che se l’è meritata di più?

“Secondo me è stato un campionato veramente strepitoso, anche sorprendente. Un’annata nella quale il Milan ha fatto serie di imprese eccezionali, non ultima il record di vittorie in trasferta. Battere squadre che hanno vinto scudetti, anche se la trasferta è senza pubblico, anche squadre più forti non hanno avuto questi numeri. Giù il cappello, io sinceramente a inizio anno non pensavo che il Milan arrivasse tra le prime quattro”. 

Il Milan ha ritrovato appeal con l’ingresso in Champions? Quanto è distante dal lottare per grandi obiettivi?

“Il Gap si riduce, perché Atalanta Milan è la notte della rinascita. E’ la notte del più grande riavvicinamento possibile alla storia del Milan, che è una squadra nata per giocare la Champions League, più di tutte le altre squadre. Il Milan lo trovi a suo agio in Champions League, e il 23 maggio è un giorno storico.  Come è stato il gol di Vecino in Lazio-Inter di 4 anni fa, che è stato il primo mattone di una risalita, può succedere anche per il Milan.

L’appeal conta fino a un certo punto. Donnarumma è stato per 6 anni il portiere di un Milan che non è stata competitivo, oggi il Milan va in Champions e Donnarumma dovrebbe rimanere serenamente, invece non è così. L’appeal è giusto, ma alcuni pensano ad altro e non solo all’appeal. Il Milan per pensare di vincere deve azzeccare molte scelte, come ha azzeccato Theo, Pioli, Ibra, Tomori, Kjaer. Diventare campione d’inverno è già un passaggio verso quei lidi, anche se per tenere 38 partite serve tanto altro. Nel prossimo campionato possono cambiare tante situazioni, tanti allenatori e calciatori che fai fatica a stilare una griglia di partenza delle favorite. Il Milan di certo è competitivo e rimarrà competitivo”.

Ci tenevo a chiederle un commento su Frank Kessie. Lei e Lele Adani, nella partita contro il Torino, avete affermato che con lui in campo l’mvp si sceglie prima della partita. 

“E’ impressionante. Mentre Lele (Adani) lo ha sempre amato dai tempi di Cesena, io ero un po’ scettico. La grandezza di Kessie è stata migliorare la qualità dei piedi senza perdere la sua caratteristica in mezzo al campo. Il recupero, la corsa, il livello atletico mi ha impressionato. Molte partite nei minuti finali era il difensore centrale, il mediano, quello che ripartiva, io sono rimasto impressionato dal suo rendimento. Fuori dal mondo, lui è stato tra i migliori in campo 30 volte su 38”. 

Lei ha commentato il Milan sia a Torino che a Bergamo, ma io ci metto dentro anche il Cagliari. Tre partite diverse. Contro i granata i rossoneri hanno fatto una passeggiata. Contro il Cagliari sono uscite le insicurezze di un gruppo giovane, contro l’Atalanta la tenacia di rialzarsi. Sono tre partite copertina?

“Si, anche se per me la partita più “copertina” di tutte è Juventus-Milan 0-3. Perché il Milan arrivava in un momento di disagio dopo un periodo negativo molto lungo, e si è trovato a dover combattere con i propri mostri in un momento difficile, contro l’avversario più temibile. Una partita perfetta in casa della Juventus non è una cosa da poco. Una squadra che da sfavorita, nonostante la giovane età della rosa, non ha mai mostrato le sue insicurezze, esaltandosi anzi come contro la Roma, contro la Fiorentina e contro l’Atalanta. Dopo Milan Cagliari la delusione era paragonabile al derby perso, e ci siamo trovati di fronte a una squadra che ha reagito sempre davanti le difficoltà”.

Fa bene il Milan a puntare ancora su Ibrahimovic o serve un attaccante che possa garantire un certo numero di partite?

“Fa bene a rinnovare Ibra, che è stato fondamentale tanto quanto Pioli nella crescita. Se non gli affianchi un centravanti dopo che ha saltato 19 partite, fai un errore madornale. Abbiamo visto che Rebic non è un centravanti, Leao può diventare un grande attaccante, ma attualmente non lo è. Se vuoi costruire una squadra che possa competere in Champions, reggere l’urto delle assenze, assolutamente bisogna prendere un centravanti vero, sia giovane che meno giovane. L’operazione Mandzukic ad esempio era corretta nelle intenzioni, non lo è stata nella riuscita”.

Quanto è stato importante Pioli per la sua idea di calcio, oltre che per il suo ruolo di motivatore?

“Una cosa che mi piace dire del Milan di quest’anno è che è una squadra che si è imposta al secondo posto in classifica con le sue regole, con il suo stile di gioco, senza dover trovare un compromesso. Le volte che il Milan non ha giocato bene non ha vinto, è proprio una squadra che si è aggrappata al proprio stile di gioco e con quello ha costruito i suoi successi. 

Pioli è stato talmente decisivo che il suo far bene ha convinto chi voleva prendere Ragnick a non prenderlo più.  Fondamentale la sua calma e che si sia aggrappato al gioco, e non a “speriamo di cavarcela”, come succede spesso nel nostro paese. Una persona seria, e anche un grande allenatore. Tutti hanno detto di Fonseca che era un gran signore, ma a nessuno viene in mente di dire che è un grande allenatore, perché? Perché non è un grande allenatore. La signorilità, non essendo un concorso di simpatia, ci interessa il giusto. Viva le persone perbene, ma viva gli allenatori capaci. Pioli è stato bravissimo, sin da quando è arrivato”.

Questione Donnarumma, la società non solo ha tenuto duro, ma ha dimostrato di non voler perdere tempo. Come valuta l’acquisto di Maignan?

“Il Milan ha un bel futuro davanti e questa operazione lo conferma. Una squadra giovane, una società giovane che però ha  deciso di prendere una linea e non farsi strozzare. Di combattere in base ai loro principi, una squadra che storicamente è sempre stata che vinceva perché era più forte”.

Crede che si stia andando sempre di più verso un nuovo modo di concepire il mercato? Adesso la società dovrà pagare le commissioni dei procuratori e i calciatori andranno via da “free agent” come accade in NBA?

“Non paragonerei il nostro calcio all’NBA che è un mondo un po’ più perfetto rispetto al nostro amato pallone. Il concetto è che quando i soldi diminuiscono i prezzi dei cartellini non sono più gli stessi, le società hanno meno interesse a vendere e rischiano di perdere i propri calciatori. Quelli veramente forti verranno comunque pagati, ma secondo me questo non deve favorire il fatto di diventare schiavi di alcune persone”.

Scritto da
Antonio Meli