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Editoriale – La piramide e il mistero del Faraone

Come ci ha insegnato la storia, ogni piramide che si rispetti ha bisogno del suo faraone. Queste impressionanti strutture nascono con uno scopo ben preciso ovvero quello di rappresentare la potenza dei sovrani egizi sul loro regno e di fungere da sepolcri. Bene. Dopo questo excursus storico, veniamo al nocciolo della questione. Il Milan ha cambiato sistema di gioco e, da questa stagione, scenderà in campo con un 4-3-1-2. Considerazione: dando un’occhiata alla rosa della squadra, perchè non tornare al buon vecchio “albero di natale“, il modulo portato a Milanello da Carlo Ancelotti nel 2007, anno in cui i rossoneri vinsero una Champions League insperata? Se è vero che, come dicono, Balotelli oscuri i compagni di reparto e renda meglio quando giochi da solo, che venga schierato prima punta, terminale d’attacco della piramide rossonera. Sì, perchè la forma su carta di questo modulo ricorda molto quella di una piramide che vede in SuperMario vertice alto di essa. Il bello arriva adesso perchè dietro il Balo Allegri può contare su due elementi che si conoscono alla meraviglia e cioè il tandem Kakà-Robinho, un duo brasiliano pronto a sfoggiare la migliore classe carioca. Memorabili i loro duetti nella nazionale verdeoro. I tempi sono diversi ma si potrebbe comunque provare visto e considerando che così facendo avremmo dalla nostra parte già tre note positive: 1) il rendimento dell’isolato Balotelli, 2) una maggiore compattezza in campo e 3) perchè avere due fantasisti è meglio che uno.

La piramide rischia però di schiacciare un pezzo da novanta come Stephan El Shaarawy, guarda caso soprannominato Faraone… Con tutti gli scongiuri del caso, il ragazzo potrebbe tornare utile alla causa venendo schierato a fianco di Kakà come alternativa di Robinho. D’altronde El Shaarawy ha sempre dichiarato di quanto Ricky sia sempre stato il suo idolo fin da quando era bambino e la possibilità di giocarci accanto dovrebbe accendere qualcosa nella testa del numero 92 in maglia rossonera. Il tempo in cui il Faraone era uno sconosciuto e poteva spiazzare tutte le difese avversarie è alle spalle e con esso il periodo magico dei gol a raffica. Probabilmente El Shaarawy è stato un realizzatore per sbaglio nel senso che si è trovato a dover tirare avanti l’intera baracca milanista da solo e che sia riuscito nell’impresa titanica di segnare tanto, forse troppo. In questo modo tutto l’ambiente ha bollato il Faraone con l’etichetta scomoda del Bomber e quando i gol non sono arrivati, nonostante una buona prestazione offerta, sono arrivate comunque critiche e mugugni. El Shaarawy è un ragazzo che ha fatto tantissimo per la sua età e segnare dovrebbe essere l’ultimo dei problemi. In un modulo come il 4-3-2-1 il Faraone, alla faccia del cenotafio, potrebbe diventare un tutt’uno con la piramide rossonera, scrollandosi di dosso l’etichetta inappropriata del bomber e prendendosi quella di trequartista che lo vide fare sfracelli ai tempi del Padova. Chissà, magari proprio accanto a Kakà per la gioia del piccolo Faraone, di Balotelli, che potrebbe prendersi l’intera scena del reparto offensivo, e di tutti i tifosi rossoneri che vedrebbero in campo tre campioni di questo calibro tutti insieme in una volta sola. Il 4-3-2-1, un modulo sul quale si potrebbe riflettere.

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