Inzaghi
Inzaghi

Se Seedorf è passato dal campo a una panchina di A nello spazio di qualche giorno – deve aver pensato Giorgio Squinzi – figuriamoci se non può farlo Inzaghi dopo un anno e mezzo trascorso fra Allievi e Primavera rossoneri. Riflessioni che seguono una decisione ormai nell’aria da tempo, e ufficializzata ieri pomeriggio: il Sassuolo «comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della prima squadra Di Francesco e desidera altresì ringraziarlo per l’importante lavoro svolto in questi diciannove mesi e per i successi ottenuti, che lo rendono parte indelebile della storia neroverde». Di Francesco, a cui resterà l’enorme orgoglio di aver portato per la prima volta in Serie A il club emiliano, paga il terzultimo posto e soprattutto le due brutte sconfitte consecutive con Torino (0-2 in casa) e Livorno (1-3 al Picchi). L’ultima fiammata neroverde era stata proprio col Milan, con quel 4-2 che aveva consegnato Berardi alla hall of fame di questo campionato.

Pressing Ecco allora che a Squinzi, proprietario del Sassuolo ma anche tifosissimo rossonero (e quindi con la passione per i miti della storia milanista), è venuto in mente Inzaghi, considerato adatto alla missione neroverde e decisamente funzionale a livello di immagine. Il primo approccio però è andato male. Ieri mattina Galliani ha incontrato Inzaghi (legato al Milan fino al 2016) e gli ha comunicato che sarebbe rimasto dov’era. Infatti l’a.d. ha confermato di lì a poco: «Pippo non sarà l’allenatore del Sassuolo. Ce lo han chiesto e abbiamo detto di no. Non possiamo lasciarlo andare, sta facendo il suo percorso di crescita e quindi resta con noi. Cosa che lui ha accettato». Solo che nel pomeriggio Squinzi ha richiamato Galliani, chiedendogli se poteva parlare direttamente con Berlusconi. Ovviamente ha avuto il via libera. Una telefonata del tipo: «Silvio, mi presti Inzaghi?». Ora la situazione è quindi nelle mani del Cavaliere (per liberarsi Pippo e il Milan devono fare una risoluzione consensuale). L’intenzione del Sassuolo tra l’altro sarebbe quella di un rapporto duraturo, e non una semplice traghettata sino a fine stagione. Se l’affare sfumasse, restano due piste: la prima porta a Di Matteo, in seconda battuta c’è Malesani. Chi andrà a sedersi sulla panchina neroverde troverà due facce nuove in rosa: in particolare quella di Floccari, che arriva dalla Lazio a titolo definitivo, e il talento Sanabria (classe ‘96), che arriva dal Barcellona via Roma.

Fonte: Gazzetta dello Sport