Diego Lopez (Getty Images)
Diego Lopez (Getty Images)

Diego Lopez senza ombra di dubbio è una delle pochissime note liete della fallimentare stagione del Milan di Filippo Inzaghi. Il portiere spagnolo era arrivato in punta di piedi dal Real Madrid tra lo scetticismo di chi lo definiva troppo vecchio oppure che diceva che guadagnava troppi soldi, ma ben presto è diventato titolare e molto apprezzato dai tifosi. C’è anche chi lo vorrebbe come capitano e spera che a fine a stagione non chieda di andarsene dato che ha dimostrato di essere un numero 1 di alto livello e i rossoneri non sono alla sua altezza ora.

 

La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato e per prima cosa gli ha chiesto se questa fosse la sua migliore stagione dal punto di vista del rendimento personale: «Sì, raccolgo i frutti del grande lavoro di queste stagioni. Ho 33 anni, un’età ottima per un portiere. Fisicamente sto bene, a livello psicologico ho la maturità per affrontare ogni difficoltà. Ecco perché sono sempre positivo e aspetto tempi migliori: mentalmente sono molto forte. Voglia e fame di vincere ci sono, il Milan tornerà grande».

 

Si è tornati poi a parlare dell’episodio di Parma all’andata, quando Mattia De Sciglio fece un retropassaggio e lui non riuscì a rinviare subendo un autogol alquanto bizzarro: «Niente di particolare, ero solo dispiaciuto per l’infortunio che aveva preceduto il mancato rinvio. Un errore non cambia niente per me».

 

Diego Lopez ha analizzato in maniera molto lucida la situazione difficile del Milan assumendosi anche le sue responsabilità nonostante non sia certo un degli elementi ai quali imputare qualcosa: «E’ difficile da capire anche per noi. Ci sono tante cose che non vanno. Siamo noi i responsabili, dobbiamo fare di più sia in allenamento sia in partita. Bisogna sempre essere al 100%. Serve orgoglio per reagire. Questa maglietta è troppo prestigiosa per accettare la situazione. Il mio ottimismo per il futuro? Io mi sento responsabile come gli altri: se non faremo le coppe la colpa è anche mia. Bisogna essere autocritici, esigenti, professionali. Io sono ottimista perché lavoro bene: il preparatore Alfredo Magni mi sta facendo crescere ancora. E le cose possono cambiare anche in fretta».

 

Negli ultimi 3 anni ha cambiato 3 allenatori, passando da esperti come Josè Mourinho e Carlo Ancelotti ad un esordiente come Filippo Inzaghi. Ecco le qualità che ammira più di loro: «Di Mourinho scelgo la personalità e la bravura nella lettura delle partite. Di Ancelotti l’intelligenza e il modo con cui gestisce lo spogliatoio. Di Inzaghi la serietà e la professionalità. Pippo porta con sé valori molto importanti. Deve stare tranquillo e continuare a crescere».

 

Allo spagnolo viene chiesto se farà il cammino di Santiago nel caso in cui il club rossonero tornasse ad alzare qualche trofeo. Questa la sua replica: «Lo farò comunque a fine carriera. Per adesso ho percorso la parte galiziana. Ma prima spero di vincere con il Milan».

 

Adriano Galliani quando lo ingaggiò lo definì uno dei migliori portieri d’Europa: «Neuer e Courtois sono i più bravi. E per gli altri dipende dal momento. Magari ogni mese questa classifica potrebbe cambiare. Io nella Top5? No, io no…».

 

Redazione MilanLive.it