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Paolo Taveggia, direttore generale del Milan dal 1986 al 1992, è intervenuto in un post scritto dal giornalista Luca Serafini sulla sua pagina per commentare quanto sta avvenendo da qualche anno a questa parte nel club rossonero. Le sue parole spiegano una realtà che forse non tutti conoscono e di cui magari non ci si rende conto pienamente.

 

Ecco le sue prime parole con cui racconta com’era un tempo l’ambiente milanista: “Una volta molto semplicemente si lavorava in pochi e tutti coesi, oltre a vincere c’era un clima di gioia e una positività che pervadeva spogliatoio e società, si affrontavano i problemi consci di poterli risolvere, c’era fiducia tra noi e ognuno dava il massimo per contribuire al risultato, invidie – gelosie – furbetti – giochi di potere restavano fuori dalla porta e tutti sapevano che al Milan si lavorava seriamente. Gli errori erano di tutti e i successi erano della società, il Presidente era a disposizione per aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno e nessuno pensava di essere l’unico ad avere il potere di condizionare gli altri, si parlava si discuteva e si organizzava il lavoro tutti insieme“.

 

Successivamente Taveggia spiega che qualcosa è cambiato in seguito: “Poi tutto è cambiato, il Presidente non ha avuto più tempo di aiutare e infondere certezze, gli organici societari sono aumentati a dismisura, si è creato un clima opposto a quello precedente che tanto aveva contribuito ai successi, sono cominciate le paure in un mondo che non voleva o non sapeva prendersi responsabilità neanche nel proprio lavoro quotidiano, la paura di non essere apprezzati, la paura che il vicino di ufficio facesse miglior figura, la paura di fare qualcosa che non sarebbe piaciuto ai vertici della società. E’ nato così un immobilismo forzato dal quale non si è ancora usciti, anzi era meglio non avere iniziative così non ci sarebbe stato il rischio di sentirsi una ramanzina o di rischiare un castigo o una retrocessione interna. Questo clima che non solo ha bloccato quel gruppo che aveva portato innovazione e successi prima in TV e dopo nel calcio non solo ha contribuito a ridurre il Milan alla pari di molte altre società di medio livello ma è anche peggiorato negli ultimi anni, successivamente alla suddivisione tra Guelfi e Ghibellini“.

 

L’ex direttore generale del Milan prosegue così la sua analisi: “Il popolo dei lavoratori ( tanti e troppi ) si è ancor di più impaurito , hanno avuto il tempo di nascere piccole aree di potere protette o poco considerate che vivacchiano consentendo ad alcuni di vivere di favoritismi e amicizie che nulla portano alla causa della società ed è stato impossibile procedere con un progetto a medio – lungo termine. A turno abbiamo assistito a dichiarazioni di impotenza relative a finanze che scarseggiavano contrapposte a dichiarazioni di progetti enormi e di grande respiro, nel frattempo il campionato e le competizioni internazionali hanno avuto di anno in anno inizio e fine e il Milan non è riuscito ad esserne protagonista“.

 

Taveggia ha concluso così il suo intervento sul Milan: “Siamo purtroppo diventati come tanti altri noi che avevamo l’orgoglio di essere diversi e più bravi. non penso che ci sarà possibilità di cambiare questo stato di cose perchè solo Silvio Berlusconi avrebbe potuto farlo ma si è capito da tempo che non vuole o non può. il mio pensiero va a quegli anni nei quali si vinceva e ci si divertiva non solo perchè non si sbagliavano acquisti, dirigenti e allenatori, ma anche perchè c’era un grande rispetto reciproco che non c’è più. Sono certo che molti penseranno che queste parole sono dettate da un risentimento personale che invece confermo non esserci, quelli come noi che hanno vissuto il vero Milan e che non sono cambiati per necessità o convenienza non sanno cosa sia il risentimento e l’invidia , sono sentimenti che lasciamo agli altri che hanno accettato di spegnere il cervello pur di mantenere il portafoglio!

 

Redazione MilanLive.it