Silvio Berlusconi e Yonghong Li (foto Twitter Auro Palomba)

NEWS MILAN – La sentenza dell’Adjudicatory Chamber dell’UEFA ha stabilito la squalifica della squadra rossonera per un anno dalle coppe europee. Un verdetto che la società ha deciso di impugnare di fronte al TAS di Losanna.

La giornalista Arianna Ravelli nella sua analisi sul Corriere della Sera giudica questa situazione una figuraccia planetaria per il Milan. Sottolinea che nel dispositivo pubblicato ieri sono spariti i riferimenti a Yonghong Li, al rifinanziamento del debito e ai suoi possibili futuri inadempimenti. Questi aspetti erano, invece, considerati centrali nella sentenza emessa dalla Camera Investigativa quando fu bocciato il settlement agreement. O lo furono anche in precedenza quando fu negato il voluntary agreement.

La Camera Giudicante ha fatto riferimento solo alle violazioni del Fair Play Finanziario avvenute nel triennio 2014-2017. Nel proprio ricorso al TAS di Losanna, il Milan potrà puntare solo sull’eccessiva severità dell’UEFA nel decidere sul caso rossonero rispetto ad altri del passato. Un principio di equità che sarebbe venuto a mancare. Mancando riferimenti alla proprietà cinese, è possibile che presentarsi con un nuovo proprietario in occasione del ricorso non faccia poi troppa differenza per il Tribunale Arbitrale dello Sport. Anche se sicuramente può essere meglio.

La Ravelli scrive che anche la vecchia gestione Berlusconi-Galliani esce male da questa sentenza, che fa appunto riferimento alle violazioni del triennio non di competenza dell’attuale società. Ne esce ammaccata quanto quella attuale, secondo la giornalista. Se è vero che con un altro proprietario il Milan avrebbe probabilmente ottenuto il settlement agreement e che l’attuale management non ha saputo capire gli umori di Nyon, non è certo innocente chi per tre anni non si è curato di tenere bilanci virtuosi.

 

Redazione MilanLive.it

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