Logo UEFA
Logo UEFA (©Getty Images)

NEWS MILAN – Il club rossonero è stato bastonato dall’UEFA con l’esclusione per una stagione dalle coppe europee ed è stato avviata la pratica per il ricorso al TAS di Losanna. Il 19 luglio dovrebbe arrivare la sentenza, che stabilirà se la squadra potrà essere riammessa alla prossima Europa League.

Marco Fassone ha spiegato che il Milan è stato punito per le violazioni al Fair Play Finanziario nel triennio 2014-2017. Ma, stando alle motivazioni della Camera Giudicante UEFA che trapelano, ci sarebbe di più. Il piano presentato dall’amministratore delegato rossonero per il rientro dei limiti del FFP non ha convinto. E di mezzo ci sono anche i noti dubbi sulla proprietà cinese, che non ha dato determinate garanzie economiche e neppure assicurato un rifinanziamento del debito.

News Milan, motivazioni UEFA: business plan poco credibile

Panorama.it ha avuto modo di accedere a quelle che sarebbero le motivazioni ufficiali della bocciatura del Milan. A pesare non solo le violazioni passate del Fair Play Finanziario, ma soprattutto i dubbi sulla credibilità del piano economico presentato e riscritto almeno due volte e i rischi per la continuità aziendale.

I revisori contabili di Ernest Young nel report sul bilancio a dicembre 2017 avevano rilevato che “vi è un’incertezza che potrebbe sollevare dubbi significativi sulla capacità del Gruppo Milan di continuare a operare“. Sei mesi prima (bilancio 30 giugno 2017) avevano scritto che il raggiungimento dell’equilibrio a lungo termine dipendeva dal raggiungimento degli obiettivi del business plan 2017-2022, dei target sul mercato asiatico, dalla rinegoziazione del debito e dalle ricapitalizzazioni della proprietà.

Tanti i dubbi dell’UEFA su Yonghong Li, non a caso erano state chieste informazioni dettagliate sul piano di rifinanziamento del debito e garanzie sulle iniezioni di capitale da parte della proprietà. Fassone nel 2017 aveva presentato un secondo business plan dopo averne ritirato uno in precedenza. Stime sui ricavi commerciali dalla Cina riviste al ribasso (da 277 milioni previsti in quattro anni nello scenario di base a 128 scritti nella revisione). E a Nyon non si erano accontentati dell’esclusiva data dal Milan a HPS Investment Partners per cercare nuovi fondi. Avrebbero voluto che Mister Li depositasse 165 milioni di euro su un conto di garanzia a copertura degli aumenti di capitale indicati dal piano presentato. Ma ciò non avviene e dunque il voluntary agreement viene bocciato a dicembre.

Il club si era poi mosso per il settlement agreement, senza però riuscire a dare certezze sul rifinanziamento del debito. Nonostante la società si fosse affidata all’advisor Merrill Lynch, non è stata trovata una soluzione e non caso il settlement non era stato concesso. Panorama scrive che addirittura ad aprile 2018 c’è stato un nuovo business plan con l’azzeramento dei ricavi cinesi per il primo anno e la sparizione dell’indicazione degli aumenti di capitale garantiti da Yonghong Li per il 2019 (47 milioni di euro) e il per il 2020 (56 milioni).

La diminuzione degli introiti dalla Cina ha minato la credibilità del Milan, visto che dal primo al terzo business plan prodotto c’è stato un calo drastico che ha avuto “grande impatto sulla credibilità delle informazioni presentate dal club e sulla fiducia che il club possa raggiungere comunque gli obiettivi prefissati“. Si passa da una stima di 277,6 milioni tra il 2017-2018 e il 2020-2021 nello scenario base ai soli 42 milioni del terzo piano (aprile 2018). In mezzo il “worst scenario” da 229,5 milioni (maggio 2017) e il secondo business plan rivisto al ribasso a 128,7 milioni. A colpire negativamente l’UEFA è l’andamento dei ricavi certificati nella prima stagione del Milan cinese: zero. Inoltre nessuno contratto firmato per il 2019 e 2020 è stato portato al tavolo dei revisori.

 

Redazione MilanLive.it