MILAN NEWS – Un ruolo per rompere il ghiaccio, per prendere le misure e inserirsi con cautela. Utile per scaldare i motori ma non per decollare. Bisognava capire tempi e ritmi, calarsi nella mentalità italiana, milanista e gattusiana.

Nasce quindi così il ruolo di mezzala per Lucas Paquetá in casa rossonera. Questione di cautela e necessità. Perché le dinamiche rossonere, poi, hanno fatto il resto: con Giacomo Bonaventura out già da un bel po’, tutte le pendenze convergevano verso il cuore del centrocampo. Così in mediana, nel centrodestra, il brasiliano ha prontamente sopperito all’assenza di Jack. Bisognava ridare qualità a un reparto destinato a rinvigorirsi ma fossilizzatosi troppo, nel frattempo, con i muscoli preziosi di Tiémoué Bakayoko e Frank Kessie e privo di Lucas Biglia.

Milan, Paquetá promosso in quest’avvio

La posizione migliore per tutti e tutto, anche per lo stesso Paquetá. Per proteggerlo, per tutelarlo dalla pressione, dalle aspettative e dal peso dei 35 milioni di euro investiti da Leonardo per scipparlo al Paris Saint-Germain di Neymar. Così, nonostante in realtà fosse un trequartista – pur avendo giocato in ogni ruolo del terzetto di centrocampo e attacco – muoversi come interno sinistro era la scelta giusta. Non lo esponeva troppo, ma era comunque un ritaglio giusto affinché esprimesse le sue qualità e mostrasse le sue caratteristiche.

Abilità che Gennaro Gattuso ha individuato subito, innamorandosene ancor prima che scendesse in campo: “È sveglio, sembra europeo e non brasiliano. Tiene bene il campo, abbina qualità a forza fisica, recepisce subito, ha la calamita, il cervello gli funziona bene anche a livello tattico. Questo è importante. Ha già professionalità e carisma, sono sorpreso. Vuole sempre la palla, si fa sempre vedere, si propone, rincorre gli avversari. Abbiamo fatto un grandissimo acquisto“.

Lucas Paquetà
L’esultanza di Paquetà dedicata al Flamengo (©Getty Images)

Da lì il tour de force. Si parte a Genova, in casa della Sampdoria per gli ottavi di Coppa Italia, e il treno si fermerà solo contro l’Udinese e unicamente per un infortunio alla caviglia e che l’ha tenuto fermo ai box per meno, comunque, del mese pronosticato. 14 partite totali finora . Il tutto con le fatiche di un anno sulle gambe e nella testa col Flamengo: una cavalcata lunga ed estenuante, iniziata a gennaio e conclusasi a dicembre. Una stagione ad altissima intensità, poi giusto il tempo di qualche giorno di riposo, la firma col Milan e un volo direzione Italia.

Non c’è da sorprendersi, quindi, se finora ha fatto bene ma non troppo, in fondo. Già è quanto basta. Per un giocatore reduce da un anno logorante e catapultato all’improvviso in un contesto totalmente differente, e con diverse problematiche alla base, è già sufficiente. Le buone indicazioni non sono mancate, anzi, e il vero esame sarà a partire dalla prossima stagione quando avrà già assimilato i primi mesi, ma soprattutto potrà godere di freschezza atletica e, chissà, magari anche del suo vero ruolo.

Paquetá, ora è pronto il nuovo ruolo

Perché in tutto ciò, nel frattempo, Gattuso ne sta studiando la metamorfosi finale. Un segnale, nonché un’evoluzione, già c’era stato attraverso l’interscambiabilità con Hakan Calhanoglu durante le varie partite: il cambiamento era in atto da un po’, ma adesso può assumere la sua forma finale. Perché il 21enne di Rio de Janeiro va dritto verso un ruolo più di attaccante che di mediano come fatto finora: trequartista in un 4-3-1-2 come avvenuto a Udine o nel 4-3-2-1 sperimentato di recente con la Lazio, o al massimo, non distaccandosi troppo dalla base, esterno alto di un 4-3-3. Definitivamente però, senza staffette o cambiamenti in corso che potrebbero arretrarlo nel corso della partita.

Liberare definitivamente le sue qualità: sarà questa la nuova missione di Rino per questo rush finale e soprattutto per il Milan che verrà. Con degli esterni che faticano maledettamente sia a segnare che a mettere Krzysztof Piatek nelle condizioni di rendere al massimo, la soluzione sarà quella di avanzare il talento verdeoro il più possibile vicino alla porta. Anche perché il repertorio è vasto: visione di gioco, tiro dalla distanza e un’ottima capacità di inserimenti anche sul piano aereo. E allora andrà sfruttato tutto a dovere, senza più temporeggiare. Qualunque sia il modulo di un Milan camaleontico più che mai, Paquetá ci sarà e avrà il ruolo di diventare il faro del settore offensivo. Ora, nonostante le fatiche di una doppia annata in conclusione, è pronto per prendersi la scena in rossonero. Paquetá e Piatek: loro hanno aperto il grande 2019 del Milan targato Elliott Management Corportaion, e sempre loro, probabilmente, lo chiuderanno da grandi protagonisti e pronti a confrontarsi con un Olimpo oramai vicinissimo. Serve solo l’ultimissimo sforzo per la gloria finale.

 

 

 

Pasquale Cacciola – Redazione MilanLive.it