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Marco Giampaolo, Cristiano Del Grosso e altri (©Getty Images)

Milan News: la nostra intervista a Cristiano Del Grosso, terzino sinistro e giocatore di Giampaolo in molte squadre.

La curiosità intorno a Marco Giampaolo è grande. Il Milan lo ha scelto per ricostruire un’identità. O meglio, per ritrovarla. E si è affidato a lui, che fa del bel calcio un dogma. E adesso è pronto per portare le sue idee anche in una grande realtà.

Reduce da quattro anni ad livelli fra Empoli e Sampdoria, il tecnico nativo di Giulianova, dopo una lunga gavetta, fa il salto tanto atteso. Parte di quella gavetta l’ha condivisa con Cristiano Del Grosso, terzino sinistro che ha avuto Giampaolo come allenatore nei primissimi anni di carriera al Giulianova, poi ad Ascoli, Cagliari e infine Siena. Intervenuto a MilanLive.it, ci ha parlato di lui in termini tattici, tecnici e caratteriali.

Del Grosso: “Giampaolo va seguito, ti fa crescere”

Giulianova, Ascoli, Cagliari e Siena. Chi meglio di te può parlarci di Marco Giampaolo.

“Lui è giuliese come me, lo conoscevo personalmente. Mi sono ritrovato ad essere allenato da lui ed eravamo entrambi molto giovani: io avevo 17 anni, lui 34. Subito alla prima esperienza mi ha impressionato la sua voglia, dedizione e determinazione nel far capire dei concetti che, all’epoca, erano estranei a tutti. La fase difensiva, l’attenzione al centimetro della linea. Un innovatore, sì. Lui si reputa un fortunato, perché è passato da collaboratore di Galeone e poi Delio Rossi. Ed è stato intelligentissimo. Con questa passione che aveva di allenare, ha avuto l’intuizione di apprendere subito qualcosa di importante da questi allenatori che all’epoca portavano qualcosa di nuovo. Dopo Giulianova andò a Treviso facendo da secondo a Buffoni e vinsero il campionato dalla C alla B, ma faceva tutto lui perché non aveva ancora il patentino. Poi si è proiettato ad Ascoli in B e ci ritrovammo in Serie A per il fallimento di Genoa e Torino e lì è stato il trampolino di lancio per il suo calcio”.

Qual era il suo credo tattico?

“Già in quell’esperienza aveva portato qualcosa di nuovo con questo 4-2-4 ultra offensivo con gli esterni larghi, la sovrapposizione dei terzini, grande attenzione in fase difensiva. E da lì è nato il Marco Giampaolo innovatore, giovane, che poteva fare qualcosa di straordinario. Negli anni ha avuto anche un po’ di sfortuna, ma si è sempre rialzato. Per un periodo stava passando come un allenatore bravo ma che non riusciva ad esprimersi. Ma devo dire che ha sempre rispettato prima se stesso, poi il suo modo di credere il calcio e non si è mai abbattuto. Si è sempre aggiornato, ha sempre studiato. Non ha mai mollato”.

In effetti la sensazione è che sia un allenatore che pensa calcio costantemente.

“Sì, assolutamente. Lui è proprio così. Ha l’aria di quello che va oltre. Una cosa la studia mille volte prima di farla passare: una diagonale, il mettere i piedi da una parte piuttosto che dall’altra, sui movimenti difensivi e offensivi. Poi da giocatore vi dico che l’esperienza ti aiuta molto ed è quella che ha aiutato Giampaolo ad essere meno preoccupato, a farsi meno problemi; in passato si concentrava molto sulla fase difensiva, invece negli ultimi quattro anni la sua fase offensiva è devastante. Non si è mai appiattito, mai accontentato. Ti dà un marchio di fabbrica. E ha tante idee, non solo una. Non si inizia col 4-4-2 e si muore col 4-4-2. No. Lui fa fare dieci moduli alle squadre. Perché è uno che porta idee. Nel calcio di oggi Giampaolo va considerato uno dei più forti in circolazione. E non dico in Italia… Quindi è giusto che in questo momento gli sia arrivata un’occasione importante, vedrete che farà bene, si farà ascoltare i giocatori. Gli daranno retta, perché con lui ti diverti. Lavori tanto, ma ti diverti”.

Un’occasione importante come questa è arrivata troppo tardi?

“No, le occasioni arrivano quando devono arrivare. Io non credo molto al caso. Vuol dire che ha l’età, la preparazione giusta per allenare il Milan e per portarlo ai grandi palcoscenici dove il Milan deve stare. Se è arrivata adesso la chiamata, è perché deve arrivare adesso. Ha tutto per dire la sua e per portare qualcosa di importante ai rossoneri. Io credo che Giampaolo sia da Milan. Ed è stato furbo il Milan a prenderlo. Vedrete, non mi sbaglio”.

Qual è la gestione dello spogliatoio di Giampaolo?

“E’ molto calmo e riflessivo. Gli riconosco il merito di essere empatico. Lui capisce le situazioni dei giocatori. Ed è forse la cosa più difficile per un allenatore. In passato si metteva molto nei panni del giocatori. Lui è per la meritocrazia, è un lavoratore. Capisce chi soffre perché non sta giocando, ci fa caso a queste cose. E’ un uomo vero, è cresciuto con dei valori. Ci si può parlare di tutto. Ti risolleva. Perché lui ne ha vissute. Non è nato con la camicia. Può essere anche un amico. Basta avere rispetto. Lui è l’allenatore, se ti dice di fare una cosa devi sposare il suo modo di credere. E ha una grande dote: premiare chi si impegna, chi lavora. E questo lo contraddistingue perché il calciatore ci fa caso. Non è un caso che Paolo Maldini, gente di grande valore, ha corso il rischio di prenderlo perché ha sicuramente visto in lui le capacità umane, oltre a quelle di allenare. Oggi non si fanno più le squadre coi campioni. Oggi prima di prendere un giocatore vai prima a vedere che uomo è, che persona è. Se crei squadre così, fai risultato”.

Grazie anche lui la tua carriera prese una piega importante. Il Milan può fare il salto di qualità?

“Lui è un valore aggiunto. Ma devi saperlo prendere. Non esiste pensare ‘Giampaolo non è da Milan’. Devi prendere ciò che ti dà, dal primo giorno. Il passato ce l’ha a modo suo. Quando ci si trova di fronte una persona e inizia un nuovo ciclo, non si deve mai pensare a cosa ha fatto e cosa non ha fatto. Queste considerazioni le fanno i presidenti o i direttori prima di prendere una persona. Se tu giocatore lo segui con rispetto e voglia, Giampaolo tira fuori il meglio di te. A livello tecnico e morale. E nel Milan ci sono giocatori moralmente tanto validi. Cito Jack Bonaventura, un giocatore che io vorrei sempre nel mio spogliatoio. E’ un leader silenzioso. Giocatori come lui, in sordina e tranquilli, che corrono e hanno fame. Quello è il Milan che si deve ritornare a vedere. Serve un colonna di giocatori con esperienza e giovani spensierati e con spirito di iniziativa. In più ci vuole la mano del mister perché ti fa crescere. E quindi si può creare un mix giusto, di grandi valori: hai dei leader, un allenatore che vede certe cose. Tutti si devono allineare sulla mentalità dell’allenatore e dei leader. E allora si che si ricrea un entusiasmo a San Siro e ci si diverte. Ed è quello che si è creato anche alla Sampdoria”.

Ecco, come giudichi il suo percorso alla Sampdoria?

“Poteva fare di più? Secondo me quello che ha fatto Giampaolo alla Samp non l’ha fatto nessuno negli ultimi anni. Ha vinto derby, ha fatto plusvalenze incredibili ed è quasi andato in zona Europa League. Poi è chiaro che arriva avanti chi ha i giocatori più forti. Se nel Milan trova una situazione simile, con flessioni normali, si crea un grande entusiasmo. Io ho visto soltanto partite della Sampdoria perché mi divertiva. E lui la Samp l’ha ricostruita da zero. Deve avere il supporto della società. Se prendi uno come Giampaolo e non gli dai tempo e magari lo cacci dopo cinque mesi per mancati risultati, allora in Italia non si cresce mai. Per ricominciare, Giampaolo a livello tecnico non dico che vai sul sicuro, ma qualcosa migliori e impari. Questo ve lo posso garantire”.

Secondo te può subito centrare il quarto posto?

“A me farebbe soltanto piacere perché se lo merita. E lo merita anche il Milan. Basta vederlo in questa situazione… Per me ci sono tutte le carte in regola, ma serve tranquillità, solidità, compattezza di gruppo. I dirigenti devono aiutare a far superare i momenti difficili che sicuramente accadranno. Se si è uniti, ci si aiuta. Altrimenti la cosa non dura”.

Torreira lo aiuterebbe davvero?

“Significherebbe molto per il Milan e per Giampaolo. E’ un giocatore di una qualità incredibile e di una dinamicità che ai rossoneri serve come il pane. Ha le caratteristiche perfette per il vertice basso che vuole il mister. Non è un mono passo, è uno che ti fa salire la squadra, detta il pressing, un metodista moderno. In Italia non c’è. Ti fa la differenza. Ti fa salire la difesa. Lui lo vuole per applicare subito la concezione di andare alti. Il Milan non si può difendere in area, parliamoci chiaro. E’ una squadra europea, deve avere il piglio di spensieratezza e di dire ‘andiamoli a prendere’. Le imbarcate con Giampaolo non le prendi, stai sicuro. Perché le preventive sono all’ordine dl giorno, il lavoro difensivo è giornaliero. Ma è anche vero che se non gli dai il mordente, la spinta in avanti che detta anche il metodista, tu difensore sei costretto ad andargli dietro. E’ un ruolo molto importante, fondamentale. Quindi ci credo che vuole Torreira”.

Gli allenamenti di Giampaolo sono davvero così intensi?

“Molto intensi, io vomitavo. Il bello era che quando li metabolizzavi bene, la domenica veniva fuori come un giocattolo, un giochino. Tu sapevi a memoria cosa dovevi fare. Eravamo legati come se ci fosse un filo. Sono lavori faticosi sì, ma li fai sempre con il pallone, quindi ti diverti. E impari, impari tanto. Lui riproduce le situazioni quasi vere di gioco. Dal martedì già ti proietta in partita. Ti porta ad una preparazione tattica molto simile alla gara. Arrivi la domenica che già conosci l’avversario. Io, da terzino sinistro, sapevo praticamente tutto dell’ala destra che mi trovavo di fronte. Ma prima di tutto ti prepara a dettare il gioco. Perché una cosa deve essere chiara: studia l’avversario, ma oggi lavora principalmente sulla sua squadra e ti dice come devi muoverti. All’epoca mia, quando devi salvarti, è chiaro che devi prepararti anche in fase di non possesso, quindi era una preparazione diversa. Da quattro anni invece lui va ad imporre il suo gioco. Poi ti dà nozioni sulla fase passiva. E’ un allenatore completo. Non lascia nulla al caso, prepara tanto le palle inattive. Ha dei metodi importanti, innovativi. Ti fa crescere molto. Non ho più vocaboli per definirlo”.

 

di Pasquale La Ragione – Redazione MilanLive.it