Milan, i tre grandi flop del 2019 

Milan, ripercorrendo il 2019 ormai alle spalle attraverso i tre flop dell’anno solare. Sul gradino più alto del podio c’è un insospettabile. Una spiacevole sorpresa. 

Lucas Paquetà Stefano Pioli
Lucas Paquetà e Stefano Pioli (©Getty Images)

Anno nuovo, stessi obiettivi. E anche i soliti problemi. Perché il Milan è ancora ferito, errante, e rincorre più che mai. Molto più dello scorso anno, quando a gennaio avrebbe poi iniziato a mettere lo sprint grazie all’approdo di Krzysztof Piatek.

Ma prima di metterci definitivamente alle spalle l’anno concluso, è doveroso porsi un quesito: chi sono stati i tre grandi flop in quest’anno solare? 

Lucas Paquetá grande delusione del 2019

Lucas Paquetà Milan
Lucas Paquetà (©Getty Images)

Sul gradino più alto del podio non poteva che andarci l’acquisto più costoso dell’era Elliott Management Corporation. Approdato in rossonero per oltre 35 milioni di euro, non è mai riuscito a prendere per mano il centrocampo come avrebbe dovuto. Positivo l’approccio inziiale con Gennaro Gattuso, poi la caduta libera tra Marco Giampaolo e Stefano Pioli.

Complice anche un approdo a Milanello in ritardo dopo la Coppa America, il brasiliano si è ritrovato sempre a rincorrere ma senza mai raggiungere il treno rossonero. Il primo tecnico gli ha preferito Hakan Calhanoglu, il secondo invece Giacomo Bonaventura. Risultato? La panchina finale. Impensabile 365 giorni fa e assurdo oggi.

In più la beffa: l’ex Dt Leonardo, il quale lo prelevò dal Flamengo per la spesa super, oggi col PSG non intende andare oltre i 25 milioni. Come dargli torto in fondo, considerando che ha realizzato appena un goal in un anno di Diavolo malgrado la sue qualità e le sue attitudini offensive. Può e deve fare meglio. Sia per quanto pagato, ma anche per il suo vero livello mai espresso finora. Non è un fuoriclasse, ma nemmeno questo giocatore anonimo. E’ piuttosto un ottimo giocatore che, trovata la sua dimensione, potrebbe diventare anche un grande calciatore.

Il flop Giampaolo

Marco Giampaolo
Marco Giampaolo (©Getty Images)

E’ del Milan il primo allenatore esonerato della stagione 2019/20. Tempo sette giornate e già finisce l’avventura e quel sogno di ‘testa alta e giocare a calcio’. Paga anche colpe altrui, ma non è certo esente dalle proprie: esordio horror a Udine contro una squadra assolutamente modesta e vittorie stentate contro Brescia e Verona. Poi la discesa della discordia tra Inter, Torino, Fiorentina e la fatal Genova.

Dopo un’estate a insistere sul 4-3-1-2 opponendosi alla cessione di Suso, gli basta la sconfitta della Dacia Arena per far crollare subito le sue certezze e annunciare un cambio modulo in diretta. La lentezza nel puntare sui nuovi e lo scetticismo su quest’ultimi anche è stato un elemento cruciale per la separazione.

Preferisce puntare su un impalpabile Samuel Castillejo pur notando il talento di Rafael Leão, così come punta su Lucas Biglia piuttosto che sulla freschezza di Ismael Bennacer. Quando poi prova Lucas Paquetá trequartista, lo accantona dopo appena dopo 45 minuti. Finisce così con l’accontare gli 80 milioni investiti in estate e nel deprezzare i 70 spesi nel gennaio precedente tra l’ex Flamengo e Krzysztof Piatek. L’involuzione non è certo colpa solo di Giampaolo, ma è da lì che è iniziato il blackout. Fermo restando che la squadra, in generale, non mostra un minimo sprazzo di gioca e si mostra particolarmente fragile, tatticamente e psicologicamente. Un grande flop considerando l’investitura estiva di Paolo Maldini e Zvonimir Boban.

E infine l’ennesima chance persa da Suso

Jesus Suso
Jesus Suso (©Getty Images)

Infine Suso e una situazione ormai sfiancante. Passano le stagioni e gli allenatori, ma il risultato finale non cambia. Mentre Hakan Calhanoglu ha almeno dato segnali incoraggianti con Pioli, lo spagnolo continua a balbettare maledettamente. Il goal alla Spal è stata l’ennesima illusione, l’opportunità con cui ha preso una boccata d’aria per poi rituffarsi in una lunga apnea. Succede ogni volta: quando l’ex Liverpool è spalle al muro, all’ultima chiamata, risponde, abbaglia tutti e poi si eclissarsi di nuovo.

Così dopo un super inizio di stagione nel 2018, nel 2019 sparisce in un modo incomprensibile a causa della pubalgia e non solo. Ma anche adesso, nonostante un problema verosimilmente accantonato, arranca e stenta in continuità. E rispetto alle annate precedenti, è calato nettamente sia nei goal che negli assist. Malgrado Giampaolo si fosse pronunciato nettamente, lo avesse difeso a spada tratta in sede di mercato e lo avesse messo al centro del suo progetto.

Potenzialmente potrebbe far tanto, ma concretamente fa poco o nulla e la pazienza della tifoseria è ormai agli sgoccioli. Dovrebbe essere il leader tecnico di questo Milan, il trascinatore nonché l’assist-man per eccellenza. Invece non è altro che una pedina comune con rari picchi. Ora il 2020, in virtù anche di un contratto in scadenza nel 2022, sarà davvero la sua ultima spiaggia.