Boateng e l’addio al Milan: “Sono pentito. Moonwalk? Vi spiego”

Kevin Prince Boateng ha ricordato la sua avventura con la maglia del Milan. Ha vinto, fatto gol e anche ballato. Pentito di essersene andato.

Kevin Prince Boateng (©Getty Images)

Kevin Prince Boateng è stato protagonista dell’ultimo episodio di “Linea Diletta” su DAZN. L’attuale giocatore del Monza ha affrontato diversi temi nell’intervista concessa a Diletta Leotta.

Avendo avuto un’esperienza al Milan, gli viene ricordato il bellissimo gol in Champions League contro il Barcellona del 23 novembre 2011: «Non  so come mi sia venuto di fare quella giocata. Non è una cosa che studi. Mi sono sentito volare dopo quella partita. Avevamo perso, però non sentivo la sconfitta. Avevo fatto un gol bello contro la squadra più forte del mondo. Siamo andati in ristorante dopo la partita e tutti si sono alzati ad applaudire nonostante avessimo perso».

Il centrocampista offensivo ghanese ha giocato anche nel Barcellona, dove ha avuto come compagno di squadra il fenomeno Lionel Messi: «Prima dicevo che Cristiano Ronaldo era il più forte – spiega – però anche Leo non è normale. Mi sentivo veramente scarso vedendo lui. Faceva cose incredibili in allenamento, ne scartava quattro-cinque e metteva la palla dove voleva».

Tornando al Milan, a Boateng viene chiesto della festa Scudetto del 2011 quando ballò alla Michael Jackson a San Siro: «Non avevo avuto tempo di prepararmi. Mi era stato detto prima della partita che avrei dovuto farlo. Dissi ‘Ok, faccio il moonwalk dieci secondi’ e invece mi dissero che c’era un programma da 3 minuti su un palco. Non ero preparato, è uscito tutto naturale. Forse il momento più impressionante della mia carriera, davanti a 85 mila persone. Michael Jackson è un idolo per me, le sue canzoni mi hanno aiutato nella vita».

: «Il momento più bello della mia carriera è stato al Milan. Abbiamo vinto delle coppe, era una squadra importante e siamo diventati tutti amici. Guardando indietro dico che ho sbagliato ad andare via, Galliani è ancora arrabbiato con me (ride, ndr)».

Nel gennaio 2013 fu oggetto, assieme ad altri compagni di cori razzisti da parte di alcuni tifosi avversari durante l’amichevole contro la Pro Patria, e lasciò il campo. Un momento sicuramente difficile della sua vita: «Da allora non è cambiato niente – spiega – perché siamo ancora qui a parlare di razzismo. I compagni di squadra vennero con me, si sono dimostrati una famiglia».

Ha confermato che quando era al Tottenham in un giorno solò comprò tre automobili di lusso: «Non sono orgoglioso di questa storia. In realtà dietro c’è una storia. Ho provato a comprare la mia felicità, in quel momento non ero felice perché non stavo giocando dato che l’allenatore non mi considerava. Tornando indietro, non lo rifarei. Senza essere arrogante potevo avere una carriera migliore».

Non può mancare la formazione top 11: «In porta metto Ter Stegen, anche se Donnarumma un giorno diventerà il top. Terzino destro scelgo Zambrotta, poi come centrale metto mio fratello Jerome e non vorrei scegliere tra Thiago Silva e Nesta, se devo dico Thiago perché mi piace più come gioca. A sinistra metto Jordi Alba. A centrocampo tra Gattuso e Busquets dico Rino per la sua mentalità. Non posso scegliere tra Pirlo e Modric, me dico me… Trequartista Ronaldinho, è il mio idolo da quando sono piccolo. In attacco Messi, Ribery e Ibrahimovic. Zlatan è uno dei più forti centravanti di sempre».