Ibrahimovic, intervista con Ambrosini: “Sono cambiato. Possiamo andare in Champions”

Le parole di Ibrahimovic nella sua splendida intervista a Massimo Ambrosini a Milanello a Sky Sport. Ecco tutte le dichiarazioni dell’attaccante svedese.

Ambrosini Ibrahimovic
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Sky Sport alle 23:00 ha mandato in onda un’intervista di Massimo Ambrosini a Zlatan Ibrahimovic. L’attaccante svedese ha cominciato parlando di Milanello e del suo arrivo al Milan di dieci anni fa: “Mi sento a casa. Faccio tutto quello che devo fare, ma non ho mai fretta di tornare a casa perché già ci sono. Mi prendo il mio tempo. Ero qua 10 anni fa con grandi calciatori. Il mio primo giorno? Non me lo ricordo… Feci il record di test di forza, senza riscaldamento. La settimana prima giocammo Barcellona-Milan, e la settimana dopo ero con voi. Tutti nel tunnel mi dicevano ‘siamo qui per portarti con noi a Milano’. Galliani era carico… Venne a casa mia, si tolse la giacca e disse ‘Non torno a casa senza di te’“.

Ancora sul suo arrivo al Milan di dieci anni fa: “Ero molto contento, al Barcellona non si capiva bene la situazione. Non ho mai capito qual era il vero problema. C’era il Milan, conoscevo Milano, mi piace tanto. Se il Milan ti vuole, è normale che ti stimola, che significa qualcosa. Poi c’era una squadra, dei calciatori incredibili. C’erano tanti stimoli. Sapevo che avremmo vinto qualcosa. Mi piacciono le sfide, mi caricano, mi danno energie e motivazioni, per dimostrare che non è come dicono loro”.

Sulle differenza fra la situazione dell’epoca e quella di adesso: “Qua la situazione è diversa. Facile quando arrivi in una squadra top, qui invece devi portarli al top. Non ho mai avuto paura, altrimenti non avrei firmato, è come quando andai al Manchester United. Dieci anni fa qua il livello era molto alto. Ero diverso. Prima andavo basso per prendere la palla, adesso non lo posso fare perché altrimenti perdo energia e non posso aiutare la squadra dove serve: davanti alla porta. Dieci anni fa avevamo certi calciatori, ora giochiamo in un altro modo… Il Milan di allora aveva più status, più personalità, più ego”.

Su come è cambiato il suo rapporto con la squadra rispetto a prima: “Sono cambiato rispetto a prima. Ora non mi comporto in maniera uguale con tutti. Ognuno deve essere se stesso. Ora capisco di più le situazioni che ci sono. Metto pressione alla squadra, certo. Non accetto un passaggio sbagliato. Se non ti alleni bene sì, ti dirò qualcosa. Poi dipende da come tu la prendi. Per me come ti alleni così giochi. Questa è la mia mentalità. Qui loro dicono ‘Facci vedere la strada e noi ti seguiamo’“.

Su chi lo stuzzicava di più in allenamento: “Seedorf era una grande personalità, è stato uno dei più grandi con cui ho giocato. Non dico di aver sempre ragione io, però ti dico come la vedo e poi si discute. In allenamento ho vinto il 99% delle partitelle… (ride, ndr). Io sto bene, mi sento bene. Mi sto allenando tanto“.

Ibrahimovic parla poi di Pioli: “Abbiamo un allenatore che chiede di giocare in un certo modo. Mi piace, c’è equilibrio, mi metto in campo e secondo me ha trovato il modo di farmi dare il massimo. Riesco a giocare nel modo migliore per aiutare la squadra. Mi parla tanto. Io voglio giocare sempre, ma ogni tanto vorrei riposare ma Pioli mi chiede di giocare. Tutti mi rispettano tanto. Sento tanto il senso di responsabilità, e mi piace. Mi piace questa situazione“.

Sulla squadra attuale: “Ha fame, ha voglia, stanno facendo bene. Non ci sono sogni o obiettivi. Giochiamo una partita alla volta. Io ho i miei obiettivi, ma come collettivo vogliamo fare il meglio possibile. La squadra è giovane, non hanno vinto nulla e non c’è il pensiero di fissarsi l’obiettivo. Non bisogna rilassarsi, dobbiamo continuare. E lì entro io: non devi essere soddisfatto, perché resta sempre il risultato dell’ultima partita. Noi siamo giovani, alcuni non sono pronti per giocare tutte le partite. Alcuni sono cresciuti tanto. Champions? Penso che possiamo raggiungerla. Ma non conta solo il talento: c’è bisogno di sacrificio, dei dettagli“.

Sulla continua voglia di confronto e di sfida: “Non mi piace se mi dicono sempre di sì, io voglio il confronto. Metto tanta pressione, è vero. Essere a questo livello ti mette tanta pressione. Io sono riuscito a starci in tutta la mia carriera. Quando sei a questo livello, o mangi o ti mangiano. Io ho scelto di mangiare“.

Su quello che sarà il suo futuro: “Non lo so. Ho due vite in una vita. Anche ai miei figli metto pressione, disciplina. Devono capire come funzionano le cose. Disciplina, rispetto, sacrificio, lavorare tanto. Dettagli che ti costruiscono. Non penso che farò l’allenatore perché è troppo stressante, soprattutto quando sei stato calciatore. Comandare di fare cose che tu hai fatto per tutta la vita non mi fa impazzire, troppo stressante. Fin quando giocherò? Non lo so, io giocherò fin quando starò bene fisicamente. Io sto bene, ed è quello che fa la differenza, non la qualità. Quella non la perdi mai, il fisico sì“.