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Milan, Boateng: ritratto di un bad boy che ama la vita (e la mozzarella)

MILAN BOATENG- “If you get hot then you must get cool” (in poche parole: quando ti accendi diventi uno giusto). Così cantava Robert Nesta Marley nella sua celebre “Bad Boys”, una trentina d’anni fa. E’ sempre la solita storia, di intrecci letterari ce ne sono infiniti: potremmo citare l’Odi et Amo catulliano o il dottor Jekyll e Mister Hyde del vecchio Stevenson, negli anni Duemila un giocatore del genere si apostrofa come genio e sregolatezza. Un talento immenso, ma senza regole. D’altronde Boateng è un bad boy, etichetta che si porta dietro dai tempi dell’Hertha Berlino, quando abbinava grandi giocate a comportamenti da vero duro. Anche il povero Michael Ballack ne sa qualcosa, da quando il Boa gli ha stritolato la caviglia in finale di Fa Cup. Boateng non sarebbe Boateng senza il bene e il male, la tripletta fulminea di Lecce e l’apatia contro la Juve, il Moonwalk post scudetto e i balli nelle tarde notti milanesi. E’ una composizione inscindibile di positivo e negativo, angelo e diavolo. L’impressione è che il Boa gets cool proprio quando fa il cattivone, nel senso positivo del termine: quando tira fuori la sua rabbia agonistica, un frullato di grinta tedesca e passione africana.
Non solo carattere, per questo 24 enne nato nella Berlino Occidentale da madre tedesca e padre ghanese. Il responsabile dei preparatori atletici del Milan, Daniele Tognaccini, è impressionato dal suo strapotere atletico:” E’ come Ibrahimovic, non ha bisogno di nulla. Fisicamente Boateng è fortissimo, esplosivo, resistente. Vale lo stesso discorso che facciamo per Ibra: basta mantenerli sani, il resto ce lo mettono loro. Se non fosse un calciatore potrebbe praticare karate e altri sport di lotta. E’ un combattente potente ma non velocissimo sui 20-30 metri. E certo non potrebbe fare la maratona…”.
Un uomo duro, ma che ama la vita. Le sue passioni, dalla musica al ballo, sono esposte sui suoi numerosi tatuaggi, simboli del guerriero africano che abita la sua anima. Un’artista che ama le macchine e le discoteche, ma anche la mozzarella, gli amici, la sua splendida famiglia (la moglie e il piccolo Jermaine) e il calcio. Ciò che gli riesce meglio, il canale dove convogliare il fuoco che gli arde in petto.
Al termine della stupefacente tripletta di Lecce in soli 18’ (solo Anastasi fu più veloce di lui subentrando dalla panchina), Adriano Galliani ha sentenziato:”Se gioca così, può fare ciò che vuole”. Il Boa se la ride, tanto lui è un bad boy e non lo puoi cambiare. Ed in fondo essere un diavoletto talentuoso e giocare per il Diavolo non stona affatto.

Davide Capogrossi – Milanlive.it