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Peloso, direttore di Milanello, e i suoi 1000 aneddoti: Sheva non dormiva mai, e i fantasmi…

MILANELLO PELOSO – Da 25 anni è il direttore del centro sportivo di Milanello. Antore Peloso, 64 anni di Cisterna, alloggia nell’ala del centro sportivo dove pernotta anche lo staff medico e i giovani aggregati alla prima squadra: “Capita che gli operai addetti al rifacimento e alla manutenzione dei campi finiscano tardi. E allora è meglio restare qui”. Peloso, rivela a Tuttosport, ebbe anche esperienze nell’hotel Gallia di Milano che, una volta ospitava il calciomercato: “Ricordo quando il presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli , fu costretto a uscire nascosto nel bagagliaio della macchina per evitare la contestazione dei tifosi nerazzurri”. Poi l’approdo al Milan: “All’inizio con Arrigo Sacchi e Fabio Capello si respirava un entusiasmo particolare“, dice Peloso che proprio con l’allenatore friulano, in omaggio alle comuni origini, ha cementato il rapporto più intenso. “Restavano spesso a parlare fino a tardi. Mi piaceva sentire i racconti sui suoi viaggi in giro per il mondo, in particolare in Sud America“. E una sera, durante queste chiacchierate, venne fuori la storia dei fantasmi di Milanello: “Capello sentì un gran trambusto di mobili spostati al piano superiore. Non poteva essere nessun giocatore“. E allora trovò nuova linfa la leggenda che vuole le colline, dove sorge il centro sportivo rossonero, popolate di presenze figlie di un antico cimitero”.

Non pochi, invece, gli aneddoti sui calciatori: “Shevchenko faceva una gran fatica ad addormentarsi. Quante camomille gli ho dovuto fare. Hateley? Ogni tanto, quando non gli riusciva un colpo a biliardo, si sfogava scagliando la stecca contro incolpevoli porte che inevitabilmente finivano in frantumi. Wilkins, invece, arrivava un’ora prima degli altri agli allenamenti. E si metteva a correre da solo intorno ai campi”. E Ancelotti? “Carletto si fermava spesso a dormire a Milanello. Ogni tanto organizzavamo qualche cena qui insieme ai suoi amici“. Di giorno la sala da pranzo dei calciatori è off-limits: “Così nessun dipendente può spifferare all’esterno i contenuti delle conversazioni. Almeno si evitano episodi come quelli che si verificavano con Nereo Rocco . Al Paron prendevano i cinque minuti quando vedeva alcune notizie sui giornali e allora pretendeva il licenziamento dei camerieri, ritenuti responsabili delle spiate. Ma in realtà era stato lui a raccontare tutto ai giornalisti”. C’è da dirlo però. Peloso, per un periodo, è stato un tifoso dell’Inter. “Ora però -continua- penso solo al Milan. Lo seguo sempre in tv per non lasciare sguarnito Milanello. L’ultima trasferta l’ho fatta ad Atene per la finale del 1994. La prima a Madrid, la sera del celebre 1-1 con il Real”. Magari potrà recuperare quando andrà in pensione. Ma Peloso non ci pensa, per il momento. E’ troppo bello il silenzio di Milanello di notte.

Mauro Nardone – Milanlive.it