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Calciomercato Milan, Aquilani: Qui è un paradiso, Ibrahimovic un extraterrestre. E sulla Juve…

MILAN AQUILANI – Lunghissima intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport da parte di Alberto Aquilani, centrocampista del Milan. Di seguito le parti più importanti.

«Milanello è un paradiso calcistico perché offre il meglio per lavorare. Ho giocato in quattro grandi club, ma come struttura e organizzazione non ci sono paragoni».

«Juventus? Non mi aspettavo di essere riscattato, il prezzo fissato dal Liverpool (16 milioni di euro, ndr) era troppo alto. La Juve è stata un’opportunità e io l’ho sfruttata. I dirigenti avevano tentato un riavvicinamento prima della fine del mercato, poi è arrivato il Milan: meglio di così non mi poteva andare».

«Fiorentina? Nessuna marcia indietro, avevo parlato con Mihajlovic e gli avevo spiegato che mi sarei mosso solo a titolo definitivo. Mi è stato proposto un prestito con diritto di riscatto a 12 milioni e io ho detto no: la cifra era troppo alta e sapevo che non mi avrebbero riscattato. Poi è arrivato il Milan, ma qui il riscatto è fissato a 6 milioni ed è obbligatorio dopo 25 partite. Mi sono sentito più garantito. E poi al Milan non puoi mai dire di no. Io ho sempre avuto la speranza di diventare rossonero. Quando ho cominciato a sentir parlare di mister X mi sono detto: “Potrei essere io”».

«Magari andrò in controtendenza, però io quest’anno vorrei lo scudetto. Quando lo vinse la Roma nel 2001 ero un ragazzino delle giovanili, poi l’ho sfiorato da giocatore nel 2008, quando all’ultima giornata fino all’intervallo eravamo campioni d’Italia».

«Ibrahimovic è un extraterrestre. Uno come lui è difficile da trovare: per come sa essere leader e per come ti fa vincere le partite».

«Nessuno può capire che cosa significhi per un giocatore romano e romanista andare via da Roma. Sono cresciuto con la convinzione che sarei rimasto a Roma per sempre, come Totti e De Rossi, invece la società a un certo punto ha deciso di mettermi sul mercato. É stata dura accettarlo, però mi ha aiutato a crescere. Senza quel distacco non avrei conosciuto altre realtà calcistiche. Anche Liverpool mi è servito: in Inghilterra hanno un modo molto diverso di vivere il calcio, mi ero affezionato ai tifosi e mi è dispiaciuto andar via».

La redazione di Milanlive.it