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Parma-Milan 0-2: l’allungo ha inizio e il Milan degli infortuni vince ancora

PARMA-MILAN 0-2 – Una partita decisiva, incisiva, importante e interessante, non tanto perché la squadra sfidante effettivamente sia solo quintultima, non perché il giocatore migliore del Parma si chiama Seba Giovinco, non perché il Tardini è uno stadio difficile ma, solo, perché con questa vittoria la Juventus resta indietro subendo la pressione del Milan, sentendo abbassarsi quella spada di Damocle capace di far “piangere” e, a fine stagione, di assegnare lo scudetto. Anche il Presidente Berlusconi lo sa e, sebbene non vada mai in trasferta, soprattutto in una sfida contro il Parma, questa sera si è seduto sulla tribuna d’onore dello stadio parmense per guardare, ammirare e controllare quel suo Milan capace di stupirlo in svariate occasioni. L’obiettivo era quello di scendere in campo con forza fin dal primo minuto, abbiamo visto un po’ di confusione dettata probabilmente dall’inserimento di giocatori ancora non assuefatti al gioco di Massimiliano Allegri. Van Bommel non ha recuperato il problema alla schiena lasciando spazio a Ambrosini mentre al posto di Abate il Mister ha deciso di schierare l’ormai dimenticato Zambrotta (della serie: le bandiere per giocare devono aspettare l’abbattimento di qualche compagno –  brutta immagine). El Shaarawy e Ibrahimovic sembrano aver trovato un po’ di dialogo alzando il pressing ma trovando muri insormontabili di tre/quattro difensori sempre aggressivi e determinati a recuperare palla. Oltretutto i ragazzi hanno commesso troppe leggerezze, d’altra parte si sapeva quanto il Parma sia una “squadra rognosa” utilizzando l’aggettivo di Massimiliano Allegri. Dopo appena 13 minuti il Milan ha già rischiato di vedere violata la porta di Abbiati mentre le azioni a favore sono un po’ mancate. Il Parma sembra avere molta personalità, hanno mantenuto a lungo una netta superiorità numerica chiudendo gli spazi a un Milan che non vede la luce e non trova i passaggi per rilanciare l’azione. La prima azione da gol arriva al 17′ con l’assist di Ibrahimovic per Emanuelson: un colpo magistrale deviato con il braccio da parte di Zaccardo e che assegna un calcio di rigore importante per sbloccare la partita a favore del Milan. Al dischetto il solito svedese preciso e potente, il giocatore da “Pallone d’Oro” segna lo 0-1. Un gol che serve a risvegliare i rossoneri ma il Parma non demorde e Giovinco ci prova con tutto sé stesso cercando la giocata magica che potrebbe servire, oltretutto, a veder sparire la cresta del Faraone: “Seba se segni tu mi rapo a zero. L’ho detto e lo faccio!”. Trovo che Ibrahimovic, sebbene sia giusto ribadire quanto sia importante in campo soprattutto in un momento della stagione in cui l’infermeria continua ad essere colma, sta commettendo troppi errori, troppe ingenuità dettate dalla presunzione e dalla superficialità; il Parma non è una squadra facile da battere, hanno giocatori estremamente veloci mentre il Milan, senza Boateng, senza Abate, senza Van Bommel e tutti gli altri, risulta molto più lento rispetto al solito. Manca forza fisica e reattività, mancano le verticalizzazioni violente e il pressing alto, manca quel dialogo tra le parti tanto bramato all’inizio di questa stagione. Bisogna tenere alta l’attenzione e la tensione. Tutte le partite sono difficili e quando le carenze tecniche aumentano per cause di forza maggiore bisogna incrementare le motivazioni e credere con forza in un obiettivo sempre raggiungibile. Zaccardo, al 34′, commette un altro brutto fallo in area, una stincata violenta a Ibrahimovic che cade a terra ma Banti non fischia: un altro errore arbitrale da inserire nel dossier (tanto per alimentare la polemica). El Shaarawy mette in mostra le sue doti da Faraone: oltre a un’incredibile progressione palla al piede, contro il Parma, è riuscito a effettuare belle giocate, intuitive, fantasiose, riuscendo, probabilmente, ad acquisire ulteriore rispetto da parte dei compagni di squadra ma a lui questo non basta: vuole il gol e soffre se non arriva; il suo momento, si percepisce, è molto vicino. Non so come commentare l’errore grossolano di Zlatan Ibrahimovic al 43′ del primo tempo: una cosa del genere non si era mai vista, da solo davanti al portiere si allunga la palla alla ricerca del tempo per calciare, riesce a scavalcare Mirante ma non trova nemmeno lo specchio della porta: anche i migliori sbagliano ma è difficile da accettare. Si redime con qualche stop miracoloso e spettacolare, inutili ai fini del gioco ma che, per lo meno, gli permettono di recuperare un briciolo di onore e sicurezza. L’intervallo avrebbe dovuto portare qualcosa di nuovo alla squadra, una voglia diversa di portare a casa questa vittoria e invece, è il Parma a scendere in campo incattivito. Il Milan sembra subire un gioco non perfetto ma molto aggressivo, sembra non trovare i suoi spazi e, considerando l’estrazione di Champions e la conseguente partita del 28 marzo, bisogna assolutamente cambiare qualcosa perché se Giovinco è un piccolo Messi, Messi è il fenomeno per eccellenza e, di certo,non gioca con Zaccardo e Jonhatan. Detto questo: il centrocampo con Muntari, Ambosini e Nocerino non funziona né nell’associazione dei tre né analizzando la prestazione dei singoli, stasera decisamente fuori fase. Poi, così, senza farsi sentire ma destando tanto clamore e altrettanta gioia Emanuelson, grazie a una ripartenza miracolosa con Ibrahimovic che lascia scorrere perché in fuorigioco, corre da solo verso la porta avversaria: lui non sbaglia e arriva lo 0-2, il suo secondo gol in campionato. Allegri ha avuto ragione, ha creduto in lui fin dall’inizio, dandogli chance anche quando nessuno avrebbe scommesso 5 lire su di lui: il Mister che non sbaglia ma in silenzio ottiene ciò che desidera. In ogni caso il Parma si dimostra essere una squadra molto combattiva e di buon livello, soprattutto considerando l’uscita di Mariga dopo pochi minuti dal fischio di inizio per un problema muscolare; non meritano la posizione in classifica che occupano a 10 partite dalla fine del campionato. Il secondo tempo rossonero sembra più all’insegna del controllo piuttosto che dell’attacco: buon possesso palla con passaggi lenti e mai di prima, un modo di giocare che, se dovesse esplicarsi anche il 28 marzo, potrebbe mettere il Barcellona nella condizione di sfruttare ogni singolo errore del Milan e loro, tendenzialmente, non sbagliano sotto porta. Lo stesso discorso si potrebbe fare in riferimento agli errori in fase difensiva, troppe distrazioni che potrebbero costare caro; inoltre Thiago Silva ha esaurito le leggerezze stagionali rischiando due autogol pericolosissimi: non è da lui e non deve esserlo. Al 32′ Massimiliano Allegri decide di togliere il piccolo Faraone, un po’ provato, per lasciare spazio al rientrato Maxi Lopez, minuti importanti che possono essergli utili a ritrovare il ritmo. Lo stesso vale per la sostituzione di Emanuelson con Aquilani, un altro giocatore importante ma fermo da troppo tempo per dare il meglio di sé, deve avere tempo per rientrare in forma. Poi c’è lui: il guerriero, Ringhio, Rino Gattuso che finalmente può tornare in campo, al posto di Muntari, per soli 3 minuti ma che bello rivederlo indossare la sua maglia n°8. Pochi minuti di tempo per sentire il campo sotto gli scarpini, pochi minuti ma fondamentali per prendersi l’affetto dello stadio e dei compagni, per risentire l’odore dell’erba e il brivido del gioco.

Ora la classifica appare molto positiva, sulla Juventus inizia a calare la notte ma mai cantare vittoria finché la stagione non sarà definitivamente conclusa. Non si canta ma si spera, ci si crede perché questo Milan è da scudetto e lo sta dimostrando a tutti e, ora, in questa occasione, anche il Presidente Berlusconi ha potuto vederlo con chiarezza.

Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it