CALCIOMERCATO MILAN MONTOLIVO / “Da quando sono al Milan ho vissuto in poco tempo tante situazioni diverse: all’inizio della stagione ci sono state alcune difficoltà, la squadra faticava a trovare equilibrio e i risultati non arrivavano, c’era tanto scetticismo ma per fortuna le cose sono cambiate. Sono stato subito accolto bene e questo mi ha fatto sentire immediatamente a mio agio: è stata la sensazione che ho avuto fin da subito. E pensare che non conoscevo quasi nessuno. Sogno? Indicare la strada, contribuire a far crescere la strada. Spesso mi prefiggo obiettivi personali da raggiungere, ma sono abituato a ragionare partita dopo partita con il gruppo“.

Ecco le parole di Riccardo Montolivo, intervistato a Forza Milan, mensile dedicato al mondo rossonero: “Nel calcio il campione fa la differenza, dal punto di vista tecnico ed individuale, ma non è niente senza il gruppo. Il fuoriclasse dipende dalla squadra e la squadra dal fuoriclasse, si può permettere qualche giocata in più rispetto agli altri ma deve sapere come comportarsi all’interno della rosa. Nello spogliatoio c’è sempre qualcuno che fa fatica ad ambientarsi, l’importante è coinvolgerlo e fargli capire dove sbaglia. Se poi non lo capisce il gruppo deve comunque andare per la sua strada: le regole vanno rispettate. Milano? Ho trascorso l’adoloscenza nella bergamasca e la conoscevo poco, devo dire che mi sto trovando bene e la gente è più riservata rispetto a Firenze. Fiorentina? Mi è dispiaciuto essermi lasciato male dopo 7 anni, l’ultimo anno è stato veramente difficile”.

San Siro, Balotelli e calendario, Montolivo chiude: “Mario è unico nel suo genere. Mi ricorda Adrian Mutu: un tipo estroverso che all’interno di un gruppo ci sapeva stare. Non tutti ci riescono. San Siro? All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica a giocare sul nuovo campo, ma dopo il primo derby è stato veramente bello per un paio di mesi. Adesso è tornato ad essere un po’ difficile: ci sono zone con più erba ed altre con meno, il terreno è duro e il pallone rimbalza male. Ma la strada intrapresa è quella giusta, anche se da romanticone mi piacerebbe sempre giocare su campi in erba naturale. Troppe partite? Più che giocare il problema è la pressione che accompagna ogni gara: il pubblico paga e pretende sempre il massimo ma facendo così ci si allena di meno e aumenta il rischio di farsi male. Vita privata? Dopo le partite mi piace staccare, stare con amici ed evitare di leggere i giornali. Mi piacerebbe tornare in Sudafrica per rifare un safari: un’esperienza unica. Cosa preferisco tra il passaggio, l’assist e il gol? Segnare!“.