MILAN SEEDORF RAZZISMO / “Football is integration”, il calcio è integrazione. E’ questo lo slogan di Clarence Seedorf, che durante l’intervista esclusiva ad ‘Extratime’ – magazine della ‘Gazzetta dello Sport’ – ha espresso il suo pensiero su come combattere e soprattutto prevenire la piaga del razzismo nel mondo del pallone.

L’ex Milan lo ha provato in prima persona: “Sentivo rabbia, ma anche pena per chi mi trattava così. Come quella volta a 20 anni che la stradale mi fermò e perquisì la mia macchina per ore, facendo commenti offensivi in una lingua che io conoscevo ma fingevo di non capire…“.

Certe persone oggi sanno che con determinati comportamenti allo stadio finiscono in prima pagina o in televisione e ne approfittano – continua il ‘Professore’ – . Perciò sostengo che l’attenzione dei media per questi episodi, spesso banali, è negativa“.

Anche secondo Seedorf il razzismo è legato a filo diretto con l’ignoranza: “Nel calcio spesso non si può parlare di razzismo vero e proprio, per superare il quale ci vorranno generazioni, ma di ignoranza, mancanza di educazione e cultura che induce ad atteggiamenti discriminatori. Spesso i giocatori vengono attaccati offendendo ciò che hanno di più caro come i familiari o la loro identità attraverso il colore della pelle. Ma questa è ignoranza, non razzismo“.

Il numero 10 del Botafogo crede che la sua parte la facciano pure le strutture inadeguate: “Dove la qualità è alta, gli spettatori vengono trattati da persone civili e come tali si comportano. Viceversa, dove si mettono i tifosi in gabbia, come in certi posti accade in Italia, trattandoli da animali, questi si comportano da animali“.

Interrompere le partite? Non è la scelta migliore: “Io non sono d’accordo. Si può interrompere per 5-10 minuti, ma lo spettacolo deve andare avanti, anche perché la maggioranza che ha pagato il biglietto non deve essere punita per il comportamento di un piccolo gruppo. Bisogna individuare queste persone e sbatterle fuori per sempre, perché non è gente che va allo stadio per lo spettacolo“.

Per Seedorf l’esempio da seguire sono i bambini: “Non ho mai visto un bambino razzista in vita mia, anzi spesso ne ho visti di più etnie diverse giocare allegramente insieme. Nessuno nasce razzista. Perciò dico che ce la possiamo fare: basta avere fiducia, guardare i bambini e fare come loro“.

Fabio Alberti – www.milanlive.it