MILAN GALLI – Filippo Galli, responsabile del settore giovanile del Milan, è intervenuto ad Italia 7 Gold per rispondere ad alcune domande.

Sul cambiamento di rotta da parte del settore giovanile del Milan: “Credo che la società abbia anticipato un po’ i tempi. Da due anni si è rimesso il settore giovanile al centro dell’attenzione, si è lavorato per potenziarlo. Sono stati fatti acquisti per tutte le categorie, perchè si voleva lavorare non solo sulla qualità ma anche sulla quantità. Ognuno deve essere responsabilizzato al massimo, c’è una realtà che ti offre tutto come forse nessun’altra squadra al mondo“.

Su De Sciglio e i meriti di Allegri: “Con De Sciglio Allegri ha fatto un lavoro eccezionale, ha saputo gestirlo nella maniera giusta facendolo diventare titolare. E’ importante che l’allenatore della prima squadra abbia attenzione al settore giovanile come ha dimostrato Allegri in questi ultimi anni“.

Sulla Cantera del Barcellona come esempio: “Contro di loro abbiamo giocato con i ’97 al Trofeo Ferroli. Siamo andati in vantaggio, ma appena abbiamo calato l’intensità si è vista la loro scuola di possesso palla. Non bisogna comprare la loro scuola, ma bisogna averne una propria. Non è facile, ma voglio lavorare in questa direzione per il bene del club. Con Allegri supervisore? Come ha detto Galliani. Ha visto la grande attenzione di Allegri e sarà lui a dare le indicazioni al settore giovanile. E’ chiaro che la società debba avere la propria tipologia di gioco, ma quando l’allenatore della prima squadra richiede certe cose, queste vanno a cascata anche nelle squadre del settore giovanile“.

Sulla possibilità di acquistare qualcuno dai settori giovanili di altre squadre: “I miei giocatori non li cambio con nessun altro perchè dentro sono milanista da sempre e non mi piace lasciar fuori qualcuno che veste i nostri colori con qualcuno che viene da un altro club“.

Sul ritardo dell’Italia nei settori giovanili rispetto ad altri paesi: “Ci si è adagiati sulle grandi disponibilità economiche, ora l’economia soffre e non ci si è preparati prima a quest’evenienza. Non si è lavorato con grande intensità e forza sui settori giovanili a cui ora si chiede di produrre giocatori“.

Sul tipo di gioco che rappresenterà il futuro: “Un possesso palla fatto di verticalizzazioni. E’ importante lavorare in questa direzione, ma bisogna lavorare dalla tenera età, per dare questa abilità di palleggio. Non bisogna colpevolizzare i giovani per l’errore, devono migliorare la loro confidenza anche attraverso gli errori. Solo cominciando fin da piccoli si può riuscire. Con le verticalizzazioni i giocatori che ricevono palla devono sapersi smarcare, tutto si acquisisce con l’allenamento e la tipologia di lavoro“.

Sul ’94 e i Milan di Sacchi e Capello: “Erano anni straordinari, in cui il Milan ha portato in giro il bel calcio, non solo in Italia ma in tutta Europa, ha fatto appassionare anche chi non era propriamente di fede rossonera“.

Su Yaffa: “La prima squadra? E’ un ragazzo del ’96, è presto per la prima squadra, ha fatto molto bene ed è cresciuto molto veloce, ma andiamoci piano. E’ molto presto“.

Sul fatto che i grandi giocatori non per forza diventano grandi allenatori: “In termini generali dico che chi ha giocato a calcio ha più conoscenze di chi non ha mai giocato o ha giocato a livelli inferiori. Ma un’altra cosa è saper trasmettere queste conoscenze. Saper gestire uno spogliatoio  una caratteristica che si può avere o non avere, e non sempre si acquisisce con l’esperienza. Ma la capacità di trasmettere sistemi di gioco non è una caratteristica solo degli ex grandi giocatori“.

Sulle differenze con l’estero e il campionato riserve: “All’estero si sono mossi prima e hanno programmato prima un certo tipo di lavoro, anche con la collaborazione di leghe e federazioni. Noi abbiamo molte più difficoltà. Campionato riserve? E’ di difficile attuazione, alcuni club si sono un pochino ritratti, sostenendo che ci saranno più costi, qualcosa però bisogna fare. Bisogna capire che importanza e che visibilità avrà. A me piacerebbe sperimentare e smuovere qualcosa. Fare un campionato riserve significherebbe trattenere quei giocatori su cui i club puntano, facendogli fare questo campionato con una direzione tecnica simile a quella della prima squadra, con un occhio importante alle crescita dei calciatore. Finchè non si fa qualcosa restiamo al palo, poi gli altri ci passano davanti. Per far giocare i giovani forse porre un limite di 25 alle rose delle prime squadre, con 18 giocatori qualsiasi e 7 under 21 o 23. Poi lì giocoforza i giovani dovrebbero giocare e si ridurrebbero i costi. E’ un’opinione personale e non so se verrà mai attuata“.

Su Mastour: “Ha avuto una serie di problemi fisici all’inizio della stagione, poi nel derby ha avuto una frattura dello scafoide, ha ripreso da poco, è stato inserito con i parietà per recuperare condizione, sta tornando il Mastour che tutti conosciamo. E’ un talento straordinario, poi non è sufficiente la qualità tecnica, un giocatore deve inserirsi in un contesto di squadra che lo aiuti ad esprimere tutto quello che è il suo talento, e il suo talento deve essere messo a disposizione della squadra. Spetterà a noi non disperdere questo talento e portarlo avanti“.

Rimpianti su qualche giocatore non è riuscito ad esplodere: “Tutti danno l’anima e il meglio di sé per arrivare al professionismo, l’importante è che il percorso all’interno del settore giovanile sia formativo dal punto di vista umano. Sono stati commessi degli sbagli e vogliamo sempre migliorare. Abbiamo costituito un’area psicopedagogica che affianca i ragazzi nel lavoro quotidiano, per aiutarli nella crescita. Uno su 40.000 arriva ai professionisti e bisogna prestare molta attenzioni agli altri 39.999“.

Su Cristante: “E’ un giocatore di sicura prospettiva, anche Galliani ha fatto un’investitura. Farà parte della rosa ufficiale. C’è stata un’offerta importante del Chelsea, ma il Milan l’ha blindato. Resterà al Milan nei prossimi anni. E’ un giocatore eclettico, l’avevamo provato anche in difesa, ma credo sia un centrocampista centrale e questo diventerà il suo ruolo. Un giocatore su cui il club punta per poterlo annoverare in prima squadra“.

Su Gabriel: “Ha dimostrato di avere un rendimento importante, ha fatto interventi che ci hanno permesso di vincere partite decisive, credo che debba essere il palcoscenico più importante a dare la risposta finale. Devono avere pazienza gli addetti al i vlavori, ma anche chi fa parte del nostro moviemnto come i media“.

Su Inzaghi: “E’ presto per dire se diventerà un allenatore più forte rispetto al giocatore che era, ma ha trasmesso grande entusiasmo nella preparazione degli allenamenti, noi gli abbiamo messo a disposizione uno staff d’esperienza. Lui si è svestito completamente dopo poco tempo del ruolo di giocatore e si è calato nella parte. Speriamo che i successi da allenatore saranno come quelli da giocatore, è entrato nell’ottica di allenare“.

Sull’importanza del gioco a zona nella sua carriera e il ricordo più bello da giocatore: “Il gioco a zona mi ha dato qualcosa perchè mi ha permesso di maturare dal punto di vista della crescita calcistica. Il ricordo più bello da giocatore? Quando abbiamo vinto il primo campionato, il viaggio da Como allo stadio dove ci accoglievano i nostri tifosi per festeggiare. C’era la canzona “Joanna give me hope”, è un bellissimo ricordo perchè era un gruppo di giocatori che aveva una cultura del lavoro unica“.

Su chi sia meglio tra Maradona e Messi: “Dico Maradona, ma Messi ha fatto cose straordinarie, anche se ultiamemnte è stato messo un po’ in castigo dagli esperti. Due grandi giocatori, ma forse Maradona ti poteva vincere da solo la partita, se vogliamo proprio trovare una differenza“.