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Luciano Moggi torna all’attacco: “Calciopoli? Un sistema per favorire il Milan!”

LUCIANO MOGGI – Torna all’attacco Luciano Moggi. Nel parlare di Calciopoli nel suo classico editoriale per Libero, l’ex direttore generale della Juventus ha tuonato, considerando il “sistema” messo in atto fino al 2006 come un metodo per favorire il Milan. Ecco le sue dichiarazioni principali: “In quello stadio dove ha giocato la Nazionale troneggia il numero 31 che sta ad indicare gli Scudetti vinti dalla società bianconera. In controtendenza con quanto dice Abete: 29. Il 2006 è ormai lontano, quando la nostra Nazionale trionfava a Berlino contro la Francia. In quella occasione nelle due squadre che si contendevano il titolo mondiale c’erano cinque giocatori juventini più l’allenatore Lippi tra gli azzurri e quattro tra i ‘galletti’. Giocatori di quella Juve che tanta parte ebbe nel portare l’Italia sul tetto del mondo, proprio quella stessa Juve fu retrocessa in serie B da un tribunale sportivo che aveva le sembianze dell’Inquisizione in chiave moderna. Nonostante tutto ciò, il tribunale sportivo emise una sentenza di condanna con questa motivazione: ‘Sistema strutturale’. Qualcosa di mai contemplato prima di allora nell’ordinamento sportivo. Pensiamo che l’avvocato Zaccone, il difensore della Juve di allora, possa oggi provare un po’ di vergogna di fronte a quanto venuto fuori adesso. Lui che disse di aver letto tutto in una settimana, lui che condivise la retrocessione inserier Bc on penalizzazione paventando addirittura la retrocessione in C”, attacca senza sosta Moggi. I difensori di parte degli incolpati hanno impiegato quattro anni per leggere quanto successo e capire quello che Zaccone non aveva capito o fatto finta di non capire. E infatti, alla luce di quanto emerso dal 2006 ad oggi, si può affermare che quel sistema strutturale anche detto ‘sistema Moggi’ non è mai esistito. Mentre è esistito – e ci sono le prove – quello strutturato a danno della Juve, la squadra più forte di quel tempo, e a favore del Milan, l’antagonista numero 1 della Signora. Questo lo sanno bene Carraro e Abete, i capi del calcio di allora (Abete anche adesso), perchè loro ne erano gli alfieri. E adesso si scopre che Abete tifa Juve, ma solo perchè doveva andare con la Nazionale a Torino e quindi si è lasciato andare a celebrazioni, professando una religione che non gli è propria. Vi siete mai domandati, amici lettori, il perchè non mi sia mai arrivata una querela pur avendo scritto più volte tante cose nel merito? Domandatevelo e avrete la verità a disposizione. In tanti devono tacere, soprattutto quelli che sanno cosa è stato fatto a danno della Juve dopo la morte dell’Avvocato e di suo fratello Umberto. Ci sono, purtroppo per loro, delle intercettazioni inconfondibili ad incastrarli. E saranno fatte sentire in tribunale… Vedere poi in mezzo al campo Abete – badate bene allo ‘Juventus Stadium’ – che premia Buffon e lo bacia addirittura, fa venire il voltastomaco a chi conosce le cose. Il bacio di Giuda era niente rispetto a quello di Abete a Buffon. Con quel bacio pubblico il presidente federale pensa magari che la gente bianconera possa dimenticare un numero, il 31, e quei titoli che la Federcalcio non ha voluto restituire alla Juve. Non gli è bastato ostacolare tutto e tutti con la famosa formula della ‘incompetenza’, ha avuto anche l’ardire di pestare (meglio calpestare) l’erba di quel campo che tanto ha dato e tanto dà al calcio italiano”.

La redazione di Milanlive.it