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Editoriale – Milan, i problemi ci sono e sono seri: errori ed orrori di una squadra che ha perso la testa

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Errori difensivi, numero elevatissimo di infortuni, poca concentrazione da parte dei singoli, scelte sbagliate di un allenatore che ha perso la bussola ormai da tempo, mercato totalmente insoddisfacente e, infine, una clssifica imbarazzante. Non è la lista della spesa bensì la situazione di grave crisi in cui si sta trovando il Milan, una società all’apparenza salda ma di fatto quasi allo sbando. La partita di domenica sera contro la Juventus ha messo in luce un divario piuttosto consistente fra l’organizzazione e la fame dei bianconeri e le difficoltà imbarazzanti di una squadra passiva, il rossoneri, capaci di reagire solo in rare occasioni grazie a scatti di orgoglio individuali. Siamo arrivati a inizio ottobre e i numeri per il Diavolo sono già imbarazzanti: otto punti a pari merito con il Livorno, un punto in meno rispetto a Atalanta, Parma e Torino, due lunghezze dalla Lazio e su su fino ad arrivare al -11 da Juventus e Napoli e -13 dalla Roma. A tutto questo aggiungiamo anche l’inaudito accanimento della giustizia sportiva che ha scelto, dopo la chiusura in occasione di Milan-Sampdoria della Curva Sud, di osare di più: stadio a porte chiuse per Milan-Udinese del prossimo 19 ottobre. Non è mica finita qui perchè le isterie di certi elementi milanisti hanno fatto il resto; vedi anche Balotelli e le minacce di morte a Banti (3 giornate di squalifica) o il più recente Mexes e il pugno rifilato a Chiellini (4 giornate).

Colpa della società, dell’allenatore o dei giocatori? Un mix di orrori di questi tre attori ha determinato un regresso esponenziale di quello che una volta era visto come un club vincente, prestigioso e rispettato sul campo da tutti. Oggi resta soltanto una tradizione che nemmeno riesce più a congiungersi al passato. Risultato: il Milan vincente degli anni d’oro è morto e sepolto da un pezzo. Cerchiamo di farne l’autopsia. Partiamo dalla società: inizialmente i vertici rossoneri hanno pensato bene di aggiustare il bilancio. Via i giocatori più costosi, diminuito il monte ingaggio dei big, gestione oculata del mercato e conti che pian piano da rossi ritornano verdi. La via imboccata era giusta ma poi qualcosa si è perso per strada. Gli addii dei senatori storici non sono stati rimpiazzati da giocatori altrettanto validi. Il mercato troppo spesso è stato incentrato solo ed esclusivamente sulla ricerca di gente a parametro zero o in scadenza di contratto da qualche altra squadra. Con Nocerino andò bene ma la società, invece di pensare al caso, si è fidata troppo di una strategia rischiosissima. Da ricordare anche le varie cantonate figlie di fissazioni come il ritorno quasi forzato di Kakà o la richiesta pressante di Allegri di acquistare a tutti i costi Matri anche quando non servivano attaccanti. Ecco spiegati i recenti e numerosi flop di mercato. Successivamente il Milan aveva iniziato a puntare sui giovani, il famoso progetto iniziato all’inizio della scorsa stagione e, chissà come mai, abbandonato subito quest’anno. El Shaarawy da simbolo e futuro del Diavolo è stato subordinato all’ego di Balotelli. Petagna, punta centrale di prospettiva, dopo un precampionato ottimo, è stato ceduto in prestito alla Sampdoria. Cristante, aggregato a furor di popolo in prima squadra non ha mai collezionato un minuto. Niang è stato declassato da fenomeno in erba a giocatore normale. L’anno scorso il Milan fu protagonista di una rimonta pazzesca con Allegri bravo a trovare il giusto equilibrio con il 4-3-3 e appunto basando il tutto sui giovani. Verrebbe da dire: come, prima punti tutto sui baby, raccogli frutti gustosissimi, poi rinneghi l’intera filosofia? Ed è in questo frangente che inseriamo anche le colpe dell’allenatore. In seguito, per non farci mancare niente, ecco un fulmine a ciel sereno. Inspiegabilmente arriva la direttiva presidenziale di giocare con il trequartista: via il modulo che ormai era rodato e ha saputo dare risultati, dentro l’inedito 4-3-1-2, uno schema a scatola chiusa che infatti si sta rivelando un clamoroso buco nell’acqua. Un salto nel buio che al Milan è costato non poche figure barbine. In troppe partite i rossoneri, senza creare uno straccio di gioco, hanno fatto la figura dello sparring partner, sempre in balia delle trame avversarie. Finchè i ritmi sono bassi i claudicanti milanisti possono dire la loro ma appena si alza la pressione un minimo la banda Allegri va in tilt. Veniamo ai giocatori. Qualcuno dovrebbe spiegare ai tifosi cosa passa per la testa di certi elementi quando questi scendono in campo con il cervello da qualche altra parte. Il colpo di tacco non riuscito a Mexes in Juventus-Milan per spazzare via il pallone dalla propria area di rigore è un chiaro segno che qualcosa non va per il verso giusto. Per non parlare poi dei gol presi dai vari calci d’angolo, punizioni e cross tagliati che sono un vero incubo. Papere del portiere e dormite a centrocampo incorniciano un quadro, quello milanista, molto surrealista: fatto a caso e pensando ad altro.

Invece di girare attorno al problema, sarebbe l’ora che la società del Milan, seria e competente come 27 anni a questa parte, tagliasse la testa al toro. Non ha senso, ad inizio campionato, fare il gioco dello scarica barile e dire qualcosa di simile a “la squadra è competitiva ora l’allenatore deve vincere”. E neppure dichiarare di voler puntare allo Scudetto quando la rosa attuale al massimo può arrivare in Europa League. E nenache responsabilizzare allo stremo certi giocatori fino a farli diventare cause del crollo rossonero. Se la dirigenza afferma di avere una squadra forte e completa e poi questa ti fa otto punti in sette giornate, allora il tifoso collegherà la disfatta allo scarso rendimento dei singoli. La questione è più semplice: certi giocatori non possono ricoprire il ruolo di leader perchè non in grado di far parte dell’ossatura base di una squadra come il Milan. Ottime seconde scelte ma non gente su cui affidarsi per 40 partite all’anno. Non ha senso mandare al macello i propri giocatori e neppure prendere in giro i poveri tifosi.

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