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Editoriale – Senza idee non si va da nessuna parte: poca grinta e zero gioco

AC Milan v SS Lazio - Serie A

Per vedere all’opera un Milan così brutto dobbiamo passare in rassegna diverse stagioni. L’inizio di questa sciagurata annata rischia di diventare il peggiore dell’era Berlusconi e, se per quanto riguarda la parte statistica i numeri lasciano ancora un barlume di speranza per riuscire a migliorare l’impietoso score, per quel che riguarda il campo la sentenza è lapidaria. Il Diavolo ha smarrito il suo forcone e non riesce più ad infilzare gli avversari mentre San Siro, l'”inferno” rossonero, assomiglia sempre di più ad un deserto in quanto, eccezion fatta per la Curva Sud quasi sempre stracolma di gente e di entusiasmo, i tifosi sugli spalti si contano sulle dita di una mano. Anzi, in certe partite si fa fatica a capire se siano di più i giocatori sul terreno di gioco o il pubblico allo stadio.

La sensazione è che l’ambiente Milan abbia bisogno di una scossa. Sembra quasi che nessuno sia più interessato a competere ad alti livelli, dal tifoso al giocatore in campo vige troppo spesso la regola delle spallucce e “pazienza alla prossima partita. Le dichiarazioni di Allegri sono poi le stesse da non si sa quante partite a questa parte. Il Milan esce sconfitto offrendo una prestazione da dimenticare? Nessun problema perché “Il campionato è ancora lungo e c’è tempo per far bene“. Intanto però siamo a novembre e i punti fatti sono quasi meno delle partite giocate e stiamo parlando di una squadra che avrebbe dovuto lottare se non per il titolo per le posizioni di vertice. I miracoli accadono per definizione pochissime volte e quello che è successo l’anno scorso dovrebbe aver insegnato qualcosa ai rossoneri: lottare sempre dall’inizio alla fine di ogni partita e non soltanto negli ultimi minuti.

Il problema forse maggiore è che fin qui, nonostante le autorità societarie avessero parlato di una squadra competitiva,  il Milan non è riuscito a trovare un gioco adatto alla sua manovra. Il producente 4-3-3 che permise la scalata al terzo posto appena un anno fa è stato messo in soffitta e sostituito con un enigmatico 4-3-1-2, modulo in cui il centrocampo non riesce a compattarsi né con la difesa né con l’attacco regalando spazio e grande facilità di manovra agli avversari. Se non ci fosse stato un De Jong in stato di grazia probabilmente la difesa rossonera, che ha già subito qualcosa come 17 gol (per capirci, soltanto Sassuolo, Chievo, Torino, Bologna e Parma hanno fatto peggio), ne avrebbe incassati molti di più. Perché possiamo condannare la coppia di centrali quanto vogliamo ma senza un centrocampo coeso e in grado di partecipare anche alla fase difensiva la coperta resta troppo corta per coprire tutto il corpo. Per quello che la rosa concede, il 4-3-3 sarebbe forse stato il modulo capace di dare il maggiore e giusto equilibrio ad una squadra offensiva di natura e infatti ecco il dietrofront.

Difficile a questo punto dare ricette a questo Milan perché ritorni il vero Milan. Sicuramente, come ha detto Allegri, servirà molto lavorare ma oltre a questo fondamentale sarà anche il coraggio che i singoli giocatori metteranno in campo. Tutto questo, unito a idee che non siano “palla lunga e pedalare” o “puntare su Balotelli e che ce la mandi buona“, potrà dare segnali positivi già a partire dalla gara contro la Fiorentina. Ogni partita è ormai importante quanto una finale e così servirà andare avanti fino alla fine.

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