Prandelli & Balotelli
Prandelli & Balotelli

Cesare Prandelli, intervistato dal Corriere della Sera, ha parlato del calcio italiano a 360 gradi: “Umiliazione Mondiale?Umiliazione è anche vedere la nostra Italia che arranca in tutti i settori, purtroppo. È il progetto che non ha funzionato! Pensavamo di giocare in un certo modo e non ci siamo riusciti. Pensavamo di mettere in difficoltà la Costa Rica e non ce l’abbiamo fatta. Questo era il progetto tecnico. Ed è fallito. Punto. La responsabilità è mia. Il campionato mi ha dato indicazioni, e ho cercato di seguirle. Ho pensato che, con gente di qualità in mezzo al campo, avremmo trovato facilità di manovra e profondità con gli esterni. Con Montolivo e Giuseppe Rossi la squadra aveva dimostrato una buona identità. Dopo gli infortuni, abbiamo dovuto cambiarla. Balotelli? Mario è un ragazzo fondamentalmente buono. Non è un ragazzo cattivo. Ma vive in una sua dimensione che è lontana dalla realtà.Ma non vuol dire nulla. A 24 anni ha la possibilità di fare tesoro di questa grande esperienza. Se critichiamo Buffon dopo 142 partite in nazionale non abbiamo capito cosa ha fatto… La Germania, quando ha avuto difficoltà, si è chiesta: qual è la nostra squadra più importante? Non ha risposto Bayern o Borussia. Ha risposto “Germania” e tutti si sono messi al servizio della nazionale. È il nostro calcio che va rivisto. Ripeto, dobbiamo partire da una domanda: qual è la squadra più importante in Italia? Non è la tua Inter, non è la Juve, la Roma, la Fiorentina o il Milan. È la nazionale. Solo così si arriva preparati ai grandi eventi. Nella vita di un professionista ci sono alti e bassi, ma sono gli alti e i bassi di un privilegiato. Sono stato attaccato crudelmente. Va bene. Ma non devo sentirmi una vittima. Lo stress è stato enorme, Non parlo di stress professionale, lì le critiche feroci ci stanno. Ma quando leggi e ascolti certi attacchi di tipo personale… Mi ha ferito l’accusa di essere scappato. L’idea della fuga. Non è vero. L’ho dimostrato nella mia vita, personale e professionale. È successo a Parma, dopo il crac Parmalat: sono scappati in tanti, io sono rimasto e con la mia squadrettina siamo arrivati quinti. È successo a Firenze. Non sono scappato. Sono rimasto al mio posto da solo, con i dirigenti inquisiti in Calciopoli, e nonostante questo, senza penalizzazione, saremmo arrivati secondi in campionato. Per due volte sono arrivato vicino alla panchina della Juventus, ma sono orgoglioso della scelta che ho fatto di restare a Firenze. Credevo in quel progetto sportivo.

 

Conte ct? Una volta ha detto “perdere è come morire”. Quindi sì, posso credere che oggi lui viva uno stress da vittorie. Sarà difficile per lui trasmettere la grinta che comunicava alla sua Juventus. Il c.t. della nazionale ha pochissimo tempo. Puoi ovviare, in parte, se hai un blocco di giocatori di una squadra… Ma sono questioni che affronterà Conte, se verrà scelto. Il mio approdo in Turchia? Mi hanno chiamato dal Galatasaray, poi richiamato. “Siamo una grande società. Abbiamo messo in stand-by otto allenatori per te…”. E poi il campo. Avevo il bisogno fisico di mettere le scarpette e tornare in campo. Quando cadi dalla bicicletta da bambino devi risalirci subito. Le persone che mi vogliono bene mi vedevano in uno stato comatoso. Lo dovevo anche a loro. Vado a fare il mio lavoro, è una sfida, mi rimetto in gioco. La nazionale galleggia ancora e si rimetterà a navigare. I giocatori potranno riscattarsi, ma il mio tempo azzurro è passato”. 

Redazione Milanlive.it

 

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