Douglas Costa
Douglas Costa

Douglas Costa, fantasista dello Shakhtar Donetsk, è uno dei giocatori accostati al Milan per l’attacco. Il brasiliano ha concesso un’intervista a La Gazzetta dello Sport per parlare anche del suo futuro.

 

Douglas Costa, chi era il suo idolo da ragazzino?
«Facile, sono cresciuto nel Gremio: Ronaldinho. L’ho conosciuto. Ero molto amico di suo nipote, frequentavo spesso casa sua».

 

Da casa Dinho a Donetsk nel 2010 è un bel salto. L’impatto com’è stato?
«Difficile, duro. Era tutto diverso, dalle abitudini fino al cibo. Poi sempre freddo, in strada e nelle persone. Sono diversi rispetto a noi brasiliani».

 

Cinque stagioni allo Shakhtar: che progressi ha fatto?
«Cominciai alla grande. Al mio primo anno ho giocato parecchio e bene, non mi conosceva nessuno e mi riusciva di giocare come facevo in Brasile. Poi due anni così così, stavo di meno in campo ma mi ero fatto un nome e quindi mi “aspettavano”. Nelle ultime due stagioni invece sono diventato titolare fisso e questo mi ha aiutato tanto a migliorare tutti gli aspetti del mio gioco».

 

Circa un mese fa lei e altri cinque compagni avete rifiutato di tornare con la squadra in Ucraina per paura della guerra.
«E’ stato tutto un malinteso. Dopo Donetsk ci avevano detto che avremmo vissuto e giocato a Kharkiv, ma noi non ci volevamo andare. E’ un’altra città alla frontiera con la Russia, ad appena 300 chilometri da dove eravamo. E se la guerra fosse arrivata fin lì? Eravamo preoccupati per noi e per le famiglie, quindi non siamo partiti con la squadra e abbiamo chiesto al presidente di andare a Kiev. Lui nel frattempo aveva deciso la stessa cosa e così siamo tornati».
E ora come si sta a Kiev? Ha ancora paura?
«Tutto il Paese è in allerta. C’è tensione, è innegabile, ma si esce, si fa la solita vita. E soprattutto noi calciatori abbiamo la serenità giusta per lavorare duro sul campo».
«Un altro anno con noi in Champions e poi vai in una big», le ha detto Lucescu. Ma se l’offerta arrivasse adesso, a chiusura del mercato?
«Se arrivasse, la prenderei subito. Allo Shakhtar sono grato per quanto mi ha dato e, se rimarrò, darò il cento per cento. Ma penso di essere pronto per una big».

 

Magari a seguire le orme del suo amico/idolo Ronaldinho. Pure lui è passato dal Milan.
«E a chi non piacerebbe ripetere gli stessi passi di Dinho?».

 

Balotelli lo conosce?
«Cosa vuole che le dica di lui? E’ uno di quei giocatori talmente forti di cui non c’è nemmeno da parlare, un campione».

 

Redazione Milanlive.it