Sulley Muntari (Getty Images)
Sulley Muntari (Getty Images)

Il Corriere dello Sport di oggi ha pubblicato un’intervista esclusiva al centrocampista Sulley Muntari, al Milan dal 2012. Il ghanese è stato interpellato principalmente sulle polemiche piovute sulla Juventus dopo la vittoria contro la Roma, aiutata dall’arbitro Rocchi, visto che il suo gol fantasma contro i bianconeri di qualche anno fa è rimasto nella storia.

 

Totti è stato criticatissimo per le sue esternazioni. Muntari è d’accordo?

«No, affatto Francesco è tanta roba! Per il calcio, per la Serie A, per tutti i calciatori. Anche per noi che arriviamo dall’Africa. È un simbolo universale, mondiale. Totti va sempre rispettato».

 

Che cosa sta succedendo?

«Qualsiasi cosa sia accaduta in Juventus-Roma, Totti ha il diritto di parlare e tutti hanno il dovere di ascoltarlo. Lui è il Calcio. Così come lo sono Pirlo, Buffon, Ibrahimovic… Quando parlano campioni di questo livello bisogna restare solo zitti e ascoltarli».

 

A fine gara il capitano giallorosso è stato chiaro, ha manifestato tutta la sua amarezza per una partita dove la Roma è stata penalizzata…

«Ma non c’entra cosa è successo. Se Totti parla, bisogna portargli rispetto, qualunque sia il suo pensiero».

 

Muntari è un seguace convinto di Totti. Perché?

«Perché, lo ripeto, lui ha fatto tanto per il calcio e per noi calciatori. È un’icona, non si può discutere. Io gli sono devoto, ascolto sempre quello che dice».

 

Ma Muntari quante magliette di Totti ha collezionato da quando gioca in Italia?

«Quattro o cinque… Per me è un idolo assoluto. In campo e fuori».

 

Eppure quel gol-fantasma contro la Juventus ha fatto discutere… Anche adesso viene spesso ricordato e criticato.

«Ma io non sono completamente d’accordo che quel gol “non visto” abbia impedito al Milan di conquistare il secondo scudetto consecutivo».

 

Ma il Milan, vincendo, avrebbe portato a 3 i punti di vantaggio sulla Juve in classifica…

«…che però a quell’epoca aveva ancora una partita da recuperare… In realtà sono stati bravi gli juventini a crederci mentre noi abbiamo perso il campionato per piccole “cose” (un solo punto conquistato contro Fiorentina e Bologna a San Siro; ndi). Il mio gol, anche se fosse stato convalidato, non avrebbe cambiato niente».

 

Comunque la Serie A è sempre contaminata dalle polemiche.

«Nello specifico era naturale che Juventus e Roma si battessero in quel modo, si sono affrontati due “pesi massimi” del nostro campionato. Entrambe volevano vincere».

 

Che cosa bisogna fare per attenuare la tensione?

«Qui in Italia il calcio si vive 24 ore su 24. Anche la situazione più piccola, apparentemente meno importante viene vissuta in un certo modo… Bisogna restare calmi, occorre gestire meglio le tensioni, anche perché è un peccato che l’immagine del campionato italiano sia così messa a rischio».

 

Moviola, più telecamere, una maggiore attenzione sono quindi fondamentali?

«Forse sì, anche se la nostra vita rischia di trasformarsi in una prigione, in un Grande Fratello. Poco tempo fa si viveva bene anche senza telefono, senza computer… Forse la vita era meglio di quella attuale».

 

Ma nel calcio non si può più posticipare questa decisione.

«Sì, sono d’accordo che un uso più importante e continuo della tecnologia, anche se regolamentata, può e deve fare il bene di questo sport».

 

Muntari e il Milan. Una bella storia che continua. Anche a suon di gol… Ormai sono 13 quelli griffati Sulley!

«Sì, qui mi trovo molto bene. Per me il Milan è diventata una grande famiglia. Qui c’è gente speciale che mi ha fatto crescere anche come uomo. Sono qui da quasi tre anni, ma mi sembra che ne siano trascorsi 10 da come a mio agio. Mi sento come a casa. Sono davvero contento di essere qui».

 

Cosa desidera in questo momento Muntari?

«Meglio di così non potrebbe andare… In questo club c’è tanto amore. Qui al Milan c’è qualcosa di unico e di diverso. La verità a cui credo e ho sempre creduto è quella del mio cuore».

 

Passano gli allenatori, cambiano moduli e schemi, ma Muntari non passa mai di moda. Anzi…

«Io quando gioco o mi alleno, do tutto me stesso. Non mollo mai. Penso di essere tenuto in considerazione per questo. Perché credo in quello che faccio. Il mio sogno? Rivincere in tempi brevi lo scudetto».

 

Allegri, Seedorf, Inzaghi: in pochi mesi sulla panchina rossonera si sono alternati tre tecnici, tutti molto diversi fra loro…

«Sicuramente adesso le cose vanno molto meglio. Inzaghi ha portato tanto entusiasmo. Un anno fa avevamo grandi progetti, ma non è andata bene. Le cose sono andate sicuramente peggio rispetto a tutte le previsioni più negative. Siamo anche fuori dall’Europa».

 

Cosa è cambiato con Inzaghi?

«Tanto, tantissimo. Inzaghi ha portato entusiasmo, ha trasformato la nostra rabbia in qualcosa di positivo e i primi risultati si stanno già vedendo».

 

Che cosa ha di diverso, Inzaghi?

«Sicuramente il suo approccio con il calcio è speciale, non ha paragoni. Lui vive dentro il calcio, non ti fa respirare un secondo, ti sta sul collo…Sia ben chiaro che questo è un bene per noi. Inzaghi ti fa capire quello che hai dentro, anche nell’anima, e te lo fa venire fuori. Io personalmente sono molto contento di averlo come allenatore».

 

Qual è stata la novità più importante che Inzaghi ha portato nel Milan?

«Da due anni e mezzo non avevamo più un’idea di gioco… Con lui fin dal primo allenamento siamo riusciti a capire la gestione del pallone, come dovevamo giocare e rapportarci fra i reparti. Noi centrocampisti adesso sappiamo quello che dobbiamo fare».

 

Si dice che Muntari sia uno dei “capitani” di questo Milan. La sua forza e la sua personalità sono di grande aiuto per il gruppo.

«Io do sempre tutto quello che ho, non sono diverso da quello che sembro, non ho due facce. Nella mia vita esistono la mia società, il mio allenatore, il mio lavoro e la mia famiglia».

 

Perché Muntari è sempre così apprezzato in ogni squadra dove gioca?

«Perché prima antepongo sempre gli interessi della squadra e poi i miei. Sono convinto che sia il gruppo a far crescere un calciatore. Io so bene che non faccio la differenza, ma la mia forza è quello che io riesco a dare alla squadra in cui gioco».

 

Che cosa manca a questo Milan per tornare a essere una grande squadra? Messi o Ronaldo?

«No, manca solo la convinzione, non c’entrano Messi e Ronaldo… Abbiamo tutto quello che ci serve. Anche i giocatori che possono cambiare la partita in un secondo».

 

Qual è il primo obiettivo che deve essere conquistato?

«Non ci sono dubbi: il Milan non può non disputare la Champions League. Noi non possiamo stare a casa a guardare queste partite davanti alla tv».

 

Muntari forever, quindi?

«Sì, voglio essere sempre un giocatore importante. Questa è la mia strada, quella del Milan. Voglio percorrerla fino in fondo, voglio vincere con questa maglia»

 

Redazione MilanLive.it