Ariedo Braida & Adriano Galliani (Getty Images)
Ariedo Braida & Adriano Galliani (Getty Images)

Ariedo Braida è stato per 27 anni al Milan nel ruolo di direttore sportivo, ma la sua esperienza si è conclusa un po’ bruscamente il 31 dicembre 2013. La sua intervista al Corriere della Sera parte proprio da questo tema: «Sono consapevole che con il tempo le storie finiscono. Però i modi e il garbo nel comunicare le decisioni sono importanti. Bisogna avere il rispetto della storia: penso alle vecchie glorie del Real Madrid che ancora conservano uffici nella sede del club».

 

Si è poi passato a parlare dei suoi colpi di calciomercato più importanti. Quello che gli ha dato più soddisfazione: «Van Basten, il giocatore più amato dai milanisti»

 

Quello più complicato: «Rijkaard: io e Galliani eravamo allo stadio di Lisbona per le firme. I tifosi, contrari alla sua partenza, cercarono di entrare negli uffici. Misi il contratto nelle mutande per tenerlo al sicuro».

 

La delusione più grande: «Ibrahim Ba: era il testimonial Nike per il Mondiale. Io e Capello eravamo convinti che potesse fare cose importanti».

 

L’affare che stava saltando: «Andai in Brasile per prendere Serginho. Il presidente Amaral voleva 18 milioni di dollari. Gli risposi che potevamo arrivare a 10: il giorno dopo sarei ripartito, prendere o lasciare. Alla fine lo vendette alle nostre condizioni».

 

L’acquisto che ha reso oltre le aspettative: «Kakà era semisconosciuto, lo abbiamo comprato per 7 milioni quando il Chelsea stava per soffiarcelo».

 

Il colpo sfumato: «Higuain: volai in Argentina dove incontrai il procuratore e il padre del ragazzo. Alla fine lo comprò il Real che aveva fatto un’offerta stratosferica».

 

Il giocatore a cui si affezionò di più: «Weah: quando arrivò non aveva grande considerazione. Alla prima partita, il Trofeo
Berlusconi, sbagliò il rigore decisivo: mi dissi “cosa penserà il presidente?”. Rincuorai George nello spogliatoio: “Sei un campione, vedrai che la tua avventura sarà positiva”».

 

Briada rivela il metodo speciale attraverso il quale ha convinto un giocatore a venire al Milan: «Andai da Shevchenko con una maglia rossonera e il suo nome. Gliela diedi con una previsione: “con questa vincerai il Pallone d’oro”»

 

Infine sul suo futuro: «Corinthians? Può darsi, di certo non ho finito qui».

 

Redazione MilanLive.it