ESCLUSIVA – Ravezzani: “Milan, è Berlusconi il primo colpevole della crisi. Inzaghi da esonerare”

Fabio Ravezzani (mediapason.it)
Fabio Ravezzani (mediapason.it)

Fabio Ravezzani, direttore generale del gruppo Mediapason e direttore responsabile di Telelombardia e Antenna 3, ha gentilmente concesso un’intervista alla redazione di MilanLive.it per analizzare i tanti temi caldi che stanno tenendo banco in casa rossonera in queste settimane.

 

Il Milan affonda: soli 9 punti conquistati nel 2015, una media da retrocessione e obiettivo Europa difficile da raggiungere. Come vanno ripartite le colpe tra Berlusconi, Galliani, Inzaghi e i giocatori?

“Le scelte in ultima analisi sono sempre del presidente. Quindi prima responsabilità è di B, che dopo aver sbagliato con Seedorf ha diabolicamente perseverato con Inzaghi”.

 

Filippo Inzaghi va esonerato? O considerando che l’unica alternativa immediata è Tassotti, tanto vale proseguire con Pippo fino al termine della stagione?

“Va esonerato anche per il suo bene. Ormai è esposto a ogni genere di critica e la società si è sostanzialmente chiamata fuori, a parte qualche conferma di prammatica”.

 

Quale può essere l’allenatore rossonero nella prossima stagione? E’ realistico che profili come quelli di cui si parla (Montella & C) decidano di rischiare approdando in una società che non ha un progetto e non investe?

“E’ realistico nella misura in cui B farà tesoro dei suoi ultimi errori e metterà la società al servizio dell’allenatore anziché fare il contrario”.

 

Il Milan va incontro al secondo fallimento sportivo consecutivo, è ora che Adriano Galliani si faccia da parte? Chi può prendere il suo posto eventualmente?

“Il problema Galliani è relativo. Di sicuro un allenatore con idee chiare, capace di imporre le sue scelte anche sul mercato, risolverebbe ogni questione. Chi sia poi a operare sul calciomercato diventa di secondaria importanza”.

 

Perché il Milan con il secondo fatturato in Italia spende meno di altri club sul mercato?

“Perché ha un parco giocatori costosissimo (per quanto in gran parte obsoleto). La politica dei parametri zero porta inevitabilmente a questo”.

 

Sono emerse tante voci sulla possibile cessione di quote del Milan. Per ultime quelle su Carlos Slim e sull’ipotesi che Berlusconi apra persino all’azionariato popolare. Qual è la situazione in questo momento?

“Berlusconi ha in mento la seguente ipotesi: cessione di quote minoritarie a un imprenditore straniero (ma chi darebbe 300 milioni per il 30% del Milan?), poi azionariato popolare (ma servirebbero 100 mila tifosi che investano 1000 euro a testa, difficile…). Insomma, un progetto piuttosto improbabile. Al momento B non intende vendere. Tra qualche mese, si vedrà”.

 

In generale pensa che sia venuto il momento che Silvio Berlusconi e la sua famiglia lascino progressivamente le redini del club? Perché continuare a tenere un asset per il quale lo stesso Cavaliere si è lamentato di spendere molti soldi ogni anno?

“Credo che Berlusconi abbia una percezione distorta della realtà Milan attuale. Qualche mese fa pensava di organizzare sfide Milan A-Milan B a San Siro e di coinvolgere molti tifosi. Mi pare un segnale di come non abbia il polso dei sostenitori in questo momento”.

 

Come giudica sino a qui l’operato di Barbara Berlusconi?

“Ingiudicabile. Il marketing è una branca quasi impossibile da valutare. Di sicuro ha a cuore il Milan e non può fare quello che vorrebbe. Ma, in ultima analisi, le decisioni importanti spetteranno solo e sempre al padre, senza contare la difficile situazione tra fratelli”.

 

Da quali giocatori deve ripartire il Milan il prossimo anno? Quali invece vanno assolutamente ceduti?

“I nomi da cui ripartire non mancano: Bonaventura, de Sciglio, Honda, cerci, Rami, Antonelli. Invece chiuderei con i soliti noti: Muntari, Essien, Pazzini, De Jong, Mexes. In forte dubbio anche Poli e Menez, malgrado i gol: condiziona troppo il gioco della squadra”.

 

Che fine hanno fatto i 100 giovani che stava seguendo il club e di cui Berlusconi parlò in una sua trasmissione (la stessa in cui definì Balotelli una mela marcia)? Affermazioni così non rappresentano una delle tante prese in giro verso la tifoseria dopo i teatrini delle cessioni di Kakà, Thiago Silva, Ibra e le varie dichiarazioni relative ad una competitività che la squadra in realtà non ha?

“Il punto è proprio questo: malgrado sia stato il più grande presidente del Milan, oggi la maggior parte dei tifosi non crede più alle promesse di B. Dovrebbe chiedersi perché…”

 

Perché grandi ex come Paolo Maldini non fanno parte del Milan?

“La stessa domanda potrebbero porsela alla Juve con Del Piero. Ci sono ex giocatori che chiudono male il loro rapporto con la dirigenza, e in questi casi restano a spasso fin quando non cambia la dirigenza”.

 

Matteo Bellan