Filippo Inzaghi (Getty Images)
Filippo Inzaghi (Getty Images)

Sedici mesi fa precisamente il Sassuolo decideva di allontanare Eusebio Di Francesco, che dopo gli scontri diretti persi contro Torino e Livorno si prese le sue responsabilità e fu sollevato dall’incarico. Arrivò Alberto Malesani, tecnico di esperienza che durò solo poche settimane prima del rientro del suo predecessore, richiamato nel finale per una salvezza tranquilla e meritata. Ma nel mezzo è da ricordare quel corteggiamento serrato del club neroverde a Filippo Inzaghi, allora tecnico della Primavera del Milan.

 

Una corte importante lanciata dal patron Giorgio Squinzi, milanista doc e amico di Silvio Berlusconi, il quale però si sentì rispondere più volte un secco ‘no’ dal Cavaliere e da Adriano Galliani. Inzaghi doveva restare in casa Milan, un patrimonio societario con quella mezza idea di lanciarlo in estate come guida della prima squadra. Lo stesso ex bomber ringraziò lusingato il Sassuolo per l’interesse con un messaggio pubblico: “Grazie ma rispetto la decisione del Milan“.

 

Sedici mesi dopo ecco Inzaghi, allenatore del Milan più contestato degli ultimi tempi e sicuro partente a giugno. Ecco il Sassuolo, ampiamente salvo e già giustiziere dei rossoneri nel match d’andata. La sfida di domenica non ha molto senso in chiave classifica, ma per i nuovi corteggiamenti estivi potrebbe rappresentare un ricco antipasto: Di Francesco può lasciare realmente il Sassuolo, Inzaghi è un profilo che continua ad affascinare. E stavolta ne’ Berlusconi ne’ Galliani potranno (e vorranno) opporsi a tale ipotesi di ingaggio.

 

Redazione MilanLive.it