Alberto Paloschi (Getty Images)
Alberto Paloschi (Getty Images)

Alberto Paloschi gioca nel Chievo Verona dove quest’anno ha messo a segno 9 reti in 35 partite di campionato giocate, in calo rispetto alle 15 realizzate nella passata stagione ma comunque un discreto bottino che ha aiutato la squadra di Rolando Maran a salvarsi in anticipo dalla retrocessione in Serie B. Quando si nomina questo ragazzo, a molti viene subito in mente il Milan. L’attaccante 25enne è cresciuto nel settore giovanile rossonero e al suo esordio in Serie A il 10 febbraio del 2008 mise a segno dopo 18 secondi dal suo ingresso il suo primo gol nella massima serie (in Coppa Italia aveva già segnato 2 volte contro il Catania) consentendo alla formazione di Carlo Ancelotti di battere il Siena a San Siro.

 

Nell’intervista che Paloschi ha concesso al Guerin Sportivo ha così ricordato come andarono le cose 7 anni fa in quella giornata speciale: “Quella settimana ero al Viareggio. Ero davanti al televisore con Davide Ancelotti, mio compagno di squadra. Il Milan giocava con la Fiorentina e Gilardino fu ammonito, con conseguente squalifica. Poco dopo Pato prese una distorsione alla caviglia. Davide mi disse ‘Vedrai che mio padre ti chiama’. Infatti lunedì mattina mi chiamò Ariedo Braida e fece mandare un taxi per portarmi a Milanello“.

 

L’allora 18enne non credeva che sarebbe entrato visto che mister Ancelotti aveva già effettuato due cambi, ma ecco come andò: “Dalla panchina mi fecero il segno di prepararmi per il cambio. Un’emozione incredibile. Il sogno di giocare in Serie A, in quello stadio pieno. Entrai senza capire nulla. Ho in mente due cose: io che mi sistemo i pantaloncini e io che esulto dopo il gol. In mezzo c’è poco, la palla che arriva e la colpisco. Tutto in un istante“.

 

Quello era un grande Milan con grandi campioni e Paloschi lo descrive così: “C’erano autentiche personalità. Ricordo Seedorf, ricordo Gattuso, il più carismatico. Ricordo capitan Maldini, non parlava mai fuori posto. Ho sempre detto che bastava guardali per imparare. Non ho subito grandi sgridate perché nel mio carattere c’è la propensione a dare tutto“.

 

Filippo Inzaghi è sempre stato il suo idolo fin da bambino e vederlo in difficoltà nel ruolo di allenatore del Milan ovviamente lo rattrista un po’: “Mi spiace umanamente, che credo che le difficoltà lo aiuteranno a crescere. Pippo è troppo intelligente per non fare tesoro dei momenti duri e sono sicuro che farà benissimo come allenatore“.

 

Paloschi deve molto ad Inzaghi anche perché al suo secondo anno a Parma cominciò ad avere infortuni muscolari con una certa continuità ed arrivò persino a pensare che la sua carriera potesse finire: “Pippo mi consigliò di andare dal suo fisioterapista Giorgio Gasparini. Se sono ancora un calciatore lo debbo a lui“.

 

Un ultimo commento sulla sua nostalgia del Milan: “Certo che mi manca. Manca a tutti quelli che ci passano. Il Milan è sempre il Milan, rimarrà nel cuore per tutta la mia vita. Mi ha creato come uomo. Ma non posso dimenticare lo sforzo economico che fatto il presidente Campedelli per riscattarmi. Una cifra notevole per le casse del Chievo. Ho l’obbligo morale di restituire tale fiducia“.

 

Redazione MilanLive.it