Alberto Zaccheroni (Getty Images)
Alberto Zaccheroni (Getty Images)

Alberto Zaccheroni è l’allenatore che il Milan scelse al termine della stagione 1997-98, quando la squadra di Fabio Capello era arrivata al 10° posto dopo l’11° dell’anno prima con Oscar Washigoton Tabarez e Arrigo Sacchi. L’ex tecnico dell’Udinese prese le redini di una squadra da ricostruire dopo due annate negative e la società lo aiutò acquistando giocatori funzionali ad un progetto tecnico valido. Al primo tentativo Zac vinse lo Scudetto con una grande rimonta ai danni della Lazio ed il successo maturò definitivamente all’ultima giornata al Renato Curi di Perugia. Una grande festa per tutto il popolo rossonero.

 

Anche il Milan attuale è reduce da due pessimi campionati e sono in molti ad augurarsi che nel prossimo ci possa essere una riscossa, magari sulla falsa riga di quella realizzata da Zaccheroni ai tempi. L’ex commissario tecnico del Giappone ai microfoni del Corriere della Sera ha ricordato la sua avventura a Milanello e consigliato la società di via Aldo Rossi: “La situazione attuale è paragonabile a quella che trovai io. Per costruire una squadra non servirono cifre folli. Vi ricordo che nel mio Milan giocarono titolari Luigi Sala e Guglielminpietro. Tornarono alla base due giovani promettenti in prestito al Vicenza come Ambrosini e Coco. Rientrò Abbiati, ragazzino che era in prestito al Monza. La vera spesa fu effettuata l’anno seguente quando arrivò Andriy Shevchenko”.

 

Per Zaccheroni non fu certo un’impresa facile, ma in quel momento era probabilmente l’uomo giusto al momento giusto e attraverso il lavoro arrivò un grande risultato: “Trovai un gruppo di giocatori che avevano la nomea di essere vecchi e parevano tutti destinati a essere ceduti prima o poi. Parlo di Maldini, Costacurta, Boban Weah. Invece furono lo zoccolo duro che mi permise di dare una struttura e un’identità alla squadra. E qualcuno di loro giocò fino a 40 anni”.

 

L’allenatore romagnolo è convinto che alla attuale squadra di Filippo Inzaghi manchi gente di peso e di carattere, gente alla Gattuso per intenderci. Inoltre Zac ha parlato anche di Silvio Berlusconi, che gli lanciò diverse frecciatine ai tempi (definendolo per esempio un sarto inadatto per la qualità della stoffa di cui dispone): “Per resistere con Berlusconi bisogna ascoltare ma poi decidere con la propria testa. Io l’ho fatto, ho vinto uno scudetto, quando non sono più riuscito sono stato mandato via. E’ sbagliato essere troppo yes man”.

 

Redazione MilanLive.it