Adriano Galliani (Getty Images)
Adriano Galliani (Getty Images)

Oggi compie 71 anni Adriano Galliani, storico dirigente del Milan. Una vita in rossonero per lui, imprenditore che negli anni ’80 conobbe Silvio Berlusconi quasi per caso e cominciò a far parte di quel grande sogno che dopo quasi trent’anni è ancora in piedi, tra alti e bassi, tra campioni e flop. Ecco le sue parole alla Gazzetta dello Sport.

 

Galliani, buon compleanno. Festeggia con Milan-Real, la sua partita.
«Grazie, ma i compleanni si festeggiano fino a una certa età. E io l’ho superata… Ricordo però una festa a sorpresa che mi organizzò Florentino Perez. Era il 2002, noi eravamo a Madrid per il centenario del Real, era stato organizzato un quadrangolare con Bayern e Liverpool. Portò bene, perché a fine stagione vincemmo la Champions contro la Juve».

Qual è il compleanno più bello che ricorda?
«Quello del 1994: in barca in Sardegna. Il Milan era campione d’Europa e Silvio Berlusconi era appena diventato premier per la prima volta».

Quale regalo vorrebbe ricevere?
«Una stagione lieta per il Milan, con qualificazione alla Champions».

Da bambino cosa voleva diventare?
«Il presidente del calcio Monza, la città dove sono nato. Ero innamorato del calcio, ma non avevo le qualità per fare il calciatore».

E da grande cosa farà?
«Come dice Humphrey Bogart in Casablanca “non faccio mai piani in anticipo”. Però mi piacerebbe occuparmi ancora di Milan. E poi me ne andrò su una spiaggia di Rio».

Le torna mai alla mente che poco meno di due anni fa aveva annunciato le dimissioni?
«Ancora Humphrey Bogart: “Non ricordo, è passato troppo tempo”».

Quelli sono stati i mesi più difficili da quando è al Milan? Ha sofferto?
«Assolutamente sì. Ma nella vita bisogna guardare avanti e non pensare al passato».

Oggi è anche il compleanno di Barbara Berlusconi: cosa le regalerebbe?
«Le auguro di realizzare tutti i suoi sogni».

Con Barbara avete dovuto prendere un po’ le misure?
«Certo, ma è stata una situazione normale. Il nuovo assetto è stato deciso da Silvio Berlusconi. Noi prima l’abbiamo accettato e poi condiviso».

Accettato con fatica?
«Per quanto riguarda me, sì: un po’ di fatica. Ma adesso siamo in piena sintonia».

È rimasto al Milan solo perché altrimenti avrebbe preso una ricca buonuscita o è una cattiveria?
«È una cattiveria. Io non sono un dipendente del Milan, ma un amministratore. E un amministratore non ha nessuna buonuscita quando va via».

Non è mai stanco?
«Mai. E poi io ho qualcosa di strano, che andrebbe psicanalizzato: quando leggo articoli su di me non ho bisogno di metabolizzarli perché li vivo come se si parlasse di altri. Gli articoli e le chiacchiere mi toccano, ma non mi feriscono».

Cosa porterà Mr.Bee nel Milan?
«A questo deve rispondere la proprietà».

Si dice sia lei a non volere un d.s. forte nel Milan.
«Non vedo il problema. Questo è il mio trentesimo mercato estivo, ho una tale quantità di rapporti che credo di essere in grado di gestire il mercato del Milan. Con me c’è Rocco Maiorino, capo scouting della prima squadra. E io decido con l’allenatore e seguendo i consigli del presidente. E comunque Braida è stato d.s. dal 1986 al 2013».

Una volta per tutte, come sono i suoi rapporti con Maldini? E perché Paolo non lavora nel Milan?
«I rapporti sono buoni, Paolo è la leggenda dal Milan. Non ho mai avuto alcun problema con lui e non c’è nessuna preclusione nei suoi confronti. Gli avevo offerto la direzione del settore giovanile con ampia autonomia, ma lui ha rifiutato».

Qual è l’errore più grande che ha fatto?
«Lasciare andar via Pirlo: errore in compartecipazione con altri. Non mi chieda chi…».

Aveva ragione Andreotti? Il potere logora chi non ce l’ha?
«Non mi piace il termine “potere”, preferisco “lavoro”. E il lavoro non logora, anzi: ho le stesse curiosità e la stessa voglia di imparare di 30 anni fa, ogni giorno imparo qualcosa da qualcuno. E allo stadio mi emoziono oggi come allora».

Mihajlovic è la scelta giusta per aprire un nuovo ciclo?
«La scelta di Mihajlovic è un segnale di discontinuità con il recente passato. Ha tutte le caratteristiche che servono oggi a Milanello. Mi ricorda Capello».

Perché ha fatto quel viaggio senza speranze a Madrid da Ancelotti?
«Non era senza speranze. Ancelotti è stato molto tentato dal ritorno al Milan. La causa principale del no è l’operazione a cui si è sottoposto e che lo sta obbligando tuttora a due mesi di stop. Mihajlovic, comunque, era già stato individuato».

Oggi lo può dire. Quanto è stato Conte vicino alla panchina del Milan nell’estate del 2014?
(Sorride, ndr ) «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

Agosto lo passerà a Forte dei Marmi con qualche puntata a Parigi…?
«Ad agosto seguirò il Milan nei suoi appuntamenti agonistici. Per i viaggi vale la risposta di prima: non faccio mai piani in anticipo…».

Ibrahimovic arriverà al Milan?
«Ibrahimovic è sotto contratto con il Psg fino al 30 giugno 2016, non c’è altro da dire».

E Romagnoli?
«Dipende dalla Roma: noi abbiamo offerto 25 milioni. Ma se non lo vogliono vendere, non lo vendono. E se non arriva lui, noi restiamo così».

Questo Milan è competitivo per lo scudetto?
«Crediamo possa essere un Milan in grado di competere con le altre grandi per i primi tre posti. È un Milan profondamente cambiato: allenatore, staff tecnico, modulo, dieci nuovi giocatori tra acquisti, rientri e promozioni dalla Primavera».

Perché da tanti anni il Milan è senza regista?
«Non è vero: De Jong e Montolivo lo fanno con le loro caratteristiche. Poche squadre hanno un regista alla Pirlo».

Perché avete rinnovato i contratti di Mexes e De Jong? «Perché possono dare ancora molto. E nel derby cinese con l’Inter l’hanno dimostrato».

Quanto è stato frustrante fare mercato senza soldi? E adesso i soldi ci sono davvero?
«Nulla di frustrante, ogni mercato ha dinamiche diverse. I soldi e gli investimenti sono importanti, hanno correlazione coi risultati, ma non sono tutto».

Cos’è successo davvero con Jackson Martinez?
«A un passo dall’acquisizione, lui ha scelto l’Atletico Madrid. Ma noi siamo felici perché così abbiamo preso Carlos Bacca: grande giocatore, allenato da un bravissimo tecnico al Siviglia».

A proposito, Emery è stato in lizza per la panchina del Milan?
«È stato fortemente in lizza un anno fa».

Bacca e Luiz Adriano riusciranno a convivere?
«Partiamo dall’inizio. Nella cena ad Arcore con il presidente e Mihajlovic viene scelto di comune accordo il modulo: 4-3-1-2, quello della storia del Milan da Sacchi (che come trequartista aveva Donadoni) in poi. Così abbiamo scelto di avere due punte d’area – e Bacca e Luiz Adriano giocheranno insieme –, di spostare Menez sulla trequarti e di provare El Shaarawy alla Di Maria. Stephan era d’accordo a fare la mezzala sinistra, poi è arrivata l’offerta del Monaco e ha preferito andare. Adesso abbiamo quattro punte centrali (Matri e Niang non sono sul mercato), tre trequartisti (Menez, Honda, Suso) e Cerci che verrà utile in caso di cambio di modulo durante le partite».

La mancata qualificazione alla Champions per il terzo anno di fila sarebbe la fine?
«La fine no, ma di certo un insuccesso sportivo».

Quante volte ha dovuto usare la sua diplomazia per placare Berlusconi?
«Con il presidente ho un rapporto antecedente al calcio che risale al primo novembre 1979. Da quel giorno siamo sempre stati in sintonia».

Quante volte si è trovato in disaccordo con lui? E chi la spunta?
«Noi ci parliamo moltissimo, da sempre. E alla fine di questi confronti ci troviamo d’accordo. Il presidente è democratico, non fa valere il suo ruolo, ma cerca di convincermi con il ragionamento».

Qual è la scelta che ha difeso con più determinazione davanti al presidente?
«La conferma di Allegri nell’estate 2013».

Però Allegri venne esonerato nel gennaio 2014.
«Vero, stavamo andando molto male in campionato, ma avevamo superato il girone della Champions come sempre in questo secolo».

Lei non dirà mai una parola negativa su Berlusconi, ma un difetto ce l’avrà pure lui…
«Tutti li abbiamo… Ma credo che lui ne abbia qualcuno meno degli altri. Ed è infinitamente migliore di come viene descritto dalla stampa e da chi non lo conosce».

Restituirebbe cinque Coppe Campioni e tutto il resto per tornare indietro di 30 anni e ricominciare daccapo?
«Assolutamente no. In questo lungo periodo il calcio ha avuto ingressi di capitali. Sarà difficile fare otto finali di Champions in 18 anni come è accaduto al Milan di Berlusconi. E sarà impossibile per qualunque squadra italiana».

Da 1 a 10 quanto capisce di calcio?
«Il calcio è come la religione: ha misteri gaudiosi e misteri dolorosi. Non ho ancora capito dopo 30 anni cosa significhi capire di calcio».

Da 1 a 10 quanto è stato sincero in quest’intervista?
«Dieci».

 

Redazione MilanLive.it

 

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