Emilio De Leo e Sinisa Mihajlovic (foto ilsecoloxix)

Emilio De Leo e Sinisa Mihajlovic (foto ilsecoloxix)

Intervista di Tuttomercatoweb.com al tattico Emilio De Leo, uno dei componenti storici dello staff di Sinisa Mihajlovic, tanto da seguirlo anche nella neo nata esperienza al Milan. Il collaboratore ha parlato del lavoro in rossonero e dei retroscena sul suo incontro con il mister serbo: “Non avrei immaginato di arrivare in così poco tempo, così velocemente, in Serie A. Mi sono sempre posto degli obiettivi, e ogni anno mi sono sempre impegnato per cercare di essere ancora più competente, indipendentemente dalla categoria nella quale allenavo. Ho sempre ragionato sul fatto che se fossi riuscito a migliorare sempre di più nessun traguardo sarebbe stato precluso, ma sono sincero e realista: anche oggi sono molto concreto. In passato ho sognato, ma ogni anno mi sono impegnato per cercare di accrescere il mio bagaglio”.

 

L’esperienza all’estero quanto le è stata utile?

“Credo che sia stata estremamente utile, da un punto di vista professionale e umano. Collaborare con una Federazione dell’Est europeo non era semplice all’inizio, perché ero l’unico italiano e soprattutto l’unico straniero a quel tempo. Mi sono trovato anche io a preparare un percorso di qualificazione ai campionati del mondo, e dopo una settimana che ero arrivato lì ho iniziato con un’amichevole contro la Spagna che era campione del mondo in carica. Ho avuto un impatto dal punto di vista umano e professionale, ma non ho vacillato. Mi sono presentato con le idee già chiare, ho viaggiato tanto in quel periodo e questo è stato importante”.

Lavorare a contatto con giocatori importanti come Balotelli è una soddisfazione?

“Sì, lo è, però il mio segreto è quello di concentrarmi sulla sostanza. Ciò che dicevo ai calciatori importanti è stato questo: io ho dato recentemente delle indicazioni a Mario Balotelli, e ho cercato di essere sempre me stesso e di avere le idee chiare su ciò che andavo a proporre. Questo è stato il mio segreto, indipendentemente dalle squadre che ho allenato. Non è che fossi tanto portato per le pubbliche relazioni, ma la mia forza è stata quella di esprimere i fatti”.

Un aggettivo per definire Mihajlovic?

“E’ coerente, perché nel suo lavoro e nei rapporti umani è una persona diretta e leale. Io non avevo un’amicizia particolare con lui prima, ma quando ci siamo conosciuti ho capito questa sua virtù”.

Come vi siete conosciuti lei e il mister?

“Per un periodo io mandai una serie di miei studi su avversari e situazioni tattiche ad alcuni allenatori un po’ in giro per l’Italia, con una serie di articoli che mi riguardavano. Avevo vinto dei premi, e mandai quel materiale per farmi un po’ conoscere, pubblicando degli scritti anche via internet. Diversi allenatori mi hanno ricontattato, e uno di questi è stato Fausto Salsano, che è di Cava anche se non ero mai riuscito a conoscerlo in precedenza. Voleva incontrarmi perché aveva ritenuto i miei lavori positivi e ne parlammo. Da lì è nata la nostra collaborazione a distanza. Poi sono stato in alcune circostanze a Manchester e ho approfondito ancora di più il rapporto con Salsano e col suo staff che aveva un rapporto diretto con Mihajlovic, che poi è andato a Bologna per fare l’allenatore e aveva Marcolin come secondo. In seguito Marcolin è diventato egli stesso allenatore, e Mihajlovic mi ha chiamato perché aveva bisogno di un collaboratore: sono stato anche a casa sua una volta a settimana, e mi commissionava dei lavori per osservare allenamenti e partite, così si è creata una fiducia forte”.

Era vero che Mihajlovic doveva andare al Napoli?

“Direi che per il lavoro svolto negli ultimi anni ci sono stati diversi contatti che poi, però, si sono concretizzati con l’approdo al Milan”.

 

Redazione MilanLive.it