Paolo Maldini e Adriano Galliani
Paolo Maldini e Adriano Galliani

Paolo Maldini è tornato a parlare del Milan e, come più volte è accaduto, le sue dichiarazioni hanno fatto rumore soprattutto per quanto riguarda il pensiero esposto su Adriano Galliani. La leggenda rossonera si è così pronunciata sul la situazione del club: “Se vuoi tornare a essere grande ci vuole un percorso, ci vogliono investimenti e delle idee. Ci vuole gente che sappia di calcio e in questo momento al Milan è quello che manca. Considero Galliani un grandissimo dirigente ma probabilmente dove lui è un po’ carente è nella zona calcistica: nel decidere e nel valutare i giocatori. Lì dovrebbe essere affiancato”.

Non si può non condividere al 100% quanto detto da Maldini. Al Milan da troppi anni a questa parte è mancato un progetto chiaro che potesse riportare il club ai vecchi fasti e l’ultimo calciomercato estivo, seppur caratterizzato da investimenti importanti, non è bastato a rendere davvero competitiva una squadra che di lacune ne aveva molte e che tuttora ne possiede. Ma in società sono convinti di avere un organico all’altezza e quando le cose non vanno per il verso giusto è sempre l’allenatore ad essere considerato il colpevole.

La dirigenza non si assume mai le proprie responsabilità e anche a livello mediatico sia Adriano Galliani che Silvio Berlusconi sono sembrati troppo spesso intoccabili o comunque non criticati come magari sarebbe avvenuto in altre realtà nella stessa situazione. Forse la riconoscenza per il glorioso passato e forse la paura inducono molti a non affondare il colpo su chi ha saputo portare il Milan in alto, ma anche umiliarlo con scelte scellerate e prese in giro nei confronti dei tifosi. Il passato vincente non si dimentica e i ringraziamenti per quanto vinto ne hanno ricevuti molti in società, ma si sa che nella vita non si vive di ricordi e bisogna sempre guardare sia al presente che al futuro.

Ho la mia vita e sto bene così, ma spesso mi chiamano, lo ha fatto Leonardo, poi Allegri, Seedorf e infine Barbara Berlusconi. Loro mi coinvolgono, ma ogni volta dico la stessa cosa: se posso ridare qualcosa a una società che mi ha dato tanto, lo faccio volentieri. Ma voglio decidere con la mia testa. E questa sembra una cosa complicata o che possa creare scompiglio. E’ vero che sono nato nel Milan ma la cosa più importante che sono riuscito a raggiungere nella mia vita è l’indipendenza di pensiero. So benissimo che è molto più facile dire alle persone a cui vuoi bene che sono brave e belle, ma è molto più utile dire le cose come stanno. La mia posizione critica nei confronti del Milan è solamente un atto d’amore perché verso questa società provo ancora molto amore”. Quando Maldini dice cose così si capisce che l’ambiente rossonero non è l’ideale per lavorare, a meno che non si decida a volte di rinunciare alla propria indipendenza di pensiero e all’onestà intellettuale.

Maldini dice cose che per qualcuno saranno scontate e risapute, ma il fatto che sia un personaggio autorevole come lui a dichiararle ne fa aumentare decisamente l’importanza. Chi come Paolo in questi anni ha esposto delle critiche verso Berlusconi e Galliani non lo ha fatto certo per anti-milanismo, ma perché invece il Milan lo ama e non gli piace vederlo ridotto ad essere un lontano parente di quello che fu. Eppure per qualcuno è difficile da capire. Ci vogliono più Maldini e meno personaggi ‘servili’ nel mondo del calcio, questo è sicuro…

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)