Carlos Bacca
Carlos Bacca (Getty Images)

Dopo la sfida di ieri contro il Carpi si è allungata a 371 minuti l’astinenza da gol di Carlos Bacca, attuale capocannoniere del Milan e autore di 6 reti sino ad ora in maglia rossonera. Il colombiano non timbra il cartellino dalla trasferta di Roma vinta per 1-3 contro i biancocelesti della Lazio; nelle seguenti partite contro Atalanta, Juventus, Sampdoria e appunto Carpi il bomber di Puerto Colombia è sembrato sempre più alienato dalla manovra della squadra, complice un gioco apparso il più delle volte qualitativamente scadente e disorganizzato.

Nelle ultime 4 gare in cui Bacca è rimasto a secco sono stati solo 5 i punti racimolati dai rossoneri e nell’unica vittoria, conquistata in casa grazie ad un’ottima prestazione contro una Sampdoria praticamente inesistente, il colombiano non è riuscito ad interrompere il proprio digiuno divorandosi nel finale l’occasione per marcare il quinto gol della serata, quello che sarebbe stato il suo settimo sigillo stagionale. Il dato più allarmante che emerge dall’insufficiente prova sostenuta ieri sera dagli uomini di Sinisa Mihajlovic è il numero relativo ai palloni toccati dall’ex Siviglia: solo 28, ben 7 in meno di quelli amministrati da Gianluigi Donnarumma (anche ieri autore di una partita maiuscola).

Anche ieri sera è rimasto fermo a zero il conto dei tiri effettuati da Bacca verso lo specchio della porta, dato che ha contribuito a concludere la settima partita su 15 senza segnare almeno un gol: considerato il potenziale offensivo del Milan risulta tutto quantomeno paradossale. Quale può essere allora la spiegazione più logica? Inadeguatezza dell’attaccante al nuovo 4-4-2 del Milan? O più semplicemente il fatto che il più delle volte Bacca, che non possiede le medesime caratteristiche tecniche di Mbaye Niang e Luiz Adriano, sia costretto a ricercarsi e rincorrere palloni lontano dall’area di rigore? Se il problema fosse, come spiegato da Mihajlovic, una mancanza di lucidità derivata dalla stanchezza, non sarebbe più opportuno tornare a schierare dal primo minuto il brasiliano facendo così rifiatare il numero 70 rossonero? A questi dilemmi solo l’allenatore serbo può rispondere effettivamente, ma una cosa appare lampante e certa: la fase di costruzione non agevola il compito degli attaccanti, sempre costretti a inventarsi occasioni da gol e arrivare prima su quelle che nel gergo calcistico vengono chiamate mezze palle, cioè quei palloni vaganti o guadagnati in seguito a qualche contrasto.

Il tifoso sembra quasi perennemente costretto ad attendere la cosiddetta manna dal cielo: se Giacomo Bonaventura, ad esempio, inventa qualcosa l’occasione la si crea, diversamente appare più difficile. Al Milan di oggi manca chi sia in grado di far transitare il pallone dalla fase di costruzione a quella di finalizzazione, un ruolo in cui a Roma, contro la Lazio, aveva iniziato a calarsi alla perfezione Andrea Bertolacci, centrocampista troppo discusso e criticato a causa dell’elevato prezzo pagato dalla società in estate per acquisirne il cartellino. Senza giocatori tecnicamente dotati e rapidi nel far ripartire l’azione anche per bomber di razza come Bacca diventa difficile anche solo avvicinarsi alla porta.

 

Christian Marziano (segui @c_marziano su Twitter)