Gennaro Gattuso
Gennaro Ivan Gattuso (Getty Images)

Gennaro Gattuso dopo tanti anni da giocatore passati tra Perugia, Rangers Glasgow, Salernitana, Milan e Sion ha intrapreso la carriera da allenatore e in questa stagione sta allenando con buoni risultati il Pisa. Archiviate le esperienze sulle panchine di Sion, Palermo e OFI Creta, Rino si è rimesso in gioco in una piazza che ha voglia di tornare in Serie B e la società ha allestito un organico che può consentire di sognare di realizzare questo sogno.

Il Corriere dello Sport è andato ad intervistare Gattuso e non poteva mancare una domanda sulla situazione del Milan in questo momento: «Innanzitutto bisogna ringraziare la famiglia Berlusconi e Adriano Galliani per quello che hanno fatto: per 22-23 anni è stata una delle squadre più importanti al mondo, per quello che esprimeva sul campo e per l’organizzazione del club. Negli ultimi anni non è più il Milan. Ci sono meno soldi, ma sono soprattutto le scelte che lasciano a desiderare: si parla di giovani e poi dopo 6 mesi vengono ceduti in prestito, poi si punta su un allenatore giovane e si cambia subito idea. Una volta tutto questo non succedeva».

Gattuto indica nella Juventus il modello da imitare per il Milan: «La dimostrazione è la Juve, la prima squadra italiana che, cambiando, ha preso uno stile inglese o tedesco. La Juve ha uno stadio di proprietà e soprattutto ha messo gli uomini giusti al posto giusto. C’è stata una rivoluzione nel club, per 4-5 anni non riuscivano a centrare gli obiettivi ed è stata creata una società nuova. L’esempio per il Milan oggi deve essere la Juve».

Quando gli viene chiesto se cambiare ancora allenatore, sostituendo Sinisa Mihajlovic, può servire risponde: «In questi anni aver cambiato spesso l’allenatore non ha portato a niente, quando si cambia bisogna cominciare tutto daccapo. C’è bisogno di programmazione e si deve avere massima fiducia nel tecnico».

Infine Gattuso ha dato un parere su Mario Balotelli, giocatore sempre molto discusso: «Io dico solo che il singolo non ti porta da nessuna parte, magari qualche partita te la può far vincere, ma alla fine prevalgono la squadra, le regole, la disciplina e il sacrificio: quando ho vinto da giocatore, c’è sempre stato tutto questo. Quanto a Balotelli ora di tempo ne ha di meno per tornare al livello dei suoi primi anni in A, ma la sua priorità è recuperare dalla pubalgia e dimostrare in campionato che è migliorato. Tocca a lui mettere in difficoltà Antonio Conte».

 

Redazione MilanLive.it