José Sosa
José Sosa (acmilan.com)

MILAN NEWS – Troppe mezz’ali, pochi registi di costruzione. Il problema del centrocampo del Milan è quello di sopperire alle assenze in rosa di calciatori abili a costruire e dettare gioco. La soluzione di Vincenzo Montella però potrebbe chiamarsi José Ernesto Sosa, detto ‘El Principito’, un trequartista dal passo cadenzato che ormai sta studiando da regista difensivo, come visto nell’amichevole di Bournemouth.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Sosa ha proprio parlato del suo nuovo ruolo e della disponibilità a giocare in varie zone del campo: “Per fare il playmaker devi avere molta personalità, fare sempre la scelta giusta, capire se costruire o rallentare. Mi ispiro a Juan Sebastian Veron. Era un grandissimo giocatore, all’Estudiantes e non solo, l’esempio massimo possibile per quella posizione. Il problema è la tattica. Un play, per la posizione in cui gioca, deve essere sempre pronto, sia in possesso palla sia in non possesso. Deve arrivare sulla seconda palla per iniziare una nuova azione, avere la forza per prendere il pallone e capire quando tentare la giocata. Io ero abituato a giocare in una posizione più offensiva, potevo sempre attaccare. Qui invece c’è da stare attenti, aspettare il momento giusto per decidere se stare più avanti o più indietro. Ne sto parlando con Montella“.

L’argentino è contento del suo debutto in questo nuovo ruolo, che può concedergli a 31 anni una seconda giovinezza: “Sono contento, mi sono sentito bene, è un onore giocare per il Milan anche in amichevole. Devo migliorare la condizione e i 90 minuti giocati sono sicuramente serviti. Sto provando davanti alla difesa ma sappiamo che posso giocare in tutte le tre posizioni del centrocampo. Io giorno per giorno sto cercando di capire che cosa serve alla squadra“.

Infine qualche parola sui suoi numerosi tatuaggi presenti sul suo corpo: “C’è un po’ di tutto, soprattutto il mio rapporto con religione e lavoro. Tatuo quello che vivo per tenerlo con me. Il viso della Vergine, ad esempio: per me è importante. L’occhio sopra al polso? In Turchia si usa tradizionalmente come protezione dalle cattiverie della gente. Sopra ho anche un gufo. Originariamente doveva essere un altro disegno, poi il tatuatore mi ha detto “mettiamo un pallone, che rappresenta il tuo lavoro”. Aveva ragione“.

Redazione MilanLive.it