Mattia De Sciglio
Mattia De Sciglio (©Getty Images)

Il mensile a tinte rossonere ‘Forza Milan!’ ha pubblicato un’intervista esclusiva ad uno dei calciatori più rappresentativi del Milan odierno, ovvero il terzino Mattia De Sciglio. Il classe ’92 è uno degli elementi della prima squadra arrivati direttamente dalla cantera di Milanello.

Il terzino, durante questa chiacchierata, ha ripercorso i suoi primi passi e gli esordi nel Milan dei grandi, momenti davvero emozionanti per un ragazzo che ha tifato sempre per i colori rossoneri: “Nel primo anno di Primavera ero più giovane dei miei compagni e ho giocato poco, ho fatto tanta partita. Un po’ mi dispiaceva perché m’impegnavo sempre in tutti gli allenamenti, però il mister aveva le sue idee ed essendo io di 1-2 anni più giovane rispetto alla categoria, lo accettai. Dall’anno dopo, in vece, ho ripreso a giocare e alla fine della stagione mi è stato riferito da Galli che sarei andato in ritiro con la prima squadra. Io avevo gli esami di maturità, dopo quattro giorni iniziava il ritiro ed ero convocato insieme ad altri sei miei compagni di squadra. Mi è stato comunicato che avremmo cominciato la preparazione e che alla fine Allegri avrebbe tenuto due di noi in modo stabile. In quel momento mi son detto: ‘O la va o la spacca!’. Era la mia occasione, dovevo sfruttarla al massimo”.

Proprio Massimiliano Allegri, attuale allenatore della Juventus, è stato una sorta di trampolino per la carriera di De Sciglio: “Da quel momento in poi mi sono sempre allenato con i grandi, ma quando Allegri non aveva bisogno di convocarmi giocavo con la Primavera per mantenere il ritmo-partita. Nella prima stagione ho debuttato in Champions League, poi ho giocato per la prima volta dal primo minuto contro il Viktoria Plzen nella gara di ritorno. Più avanti l’esordio in Campionato e altre due partite in Serie A”.

Infine il numero 2 del Milan si lascia andare ad una considerazione non positiva su come i giovani talenti interpretano l’ingresso nel mono del calcio professionistico: “Sono cambiati i tempi, fino a quando ero nelle giovanili in prima squadra c’erano dei ‘mostri sacri’ che ti mettevano in soggezione anche soltanto a salutarli. Ho avuto la fortuna di far parte di questo gruppo di persone: mi hanno messo a mio agio, mi hanno fatto integrare. Ora mi accorgo che tanti ragazzi si sentono arrivati ancora prima di debuttare in prima squadra: molti di loro firmano i contratti prima, iniziando a guadagnare a 16 anni. Hanno un approccio diverso rispetto a quello che ho avuto io”.

Redazione MilanLive.it