Robinho: “Ibrahimovic mi volle Milan. Un giorno sfidò Gattuso”

Robinho
Robinho (©Getty Images)

CALCIOMERCATO MILAN NEWSRobinho ha indossato la maglia rossonera dal 2010 al 2014 collezionando 144 presenze e 32 gol. A livello di trofei ha conquistato uno Scudetto e una Supercoppa Italia con la squadra allora allenata da Massimiliano Allegri.

Successivamente l’attaccante è tornato in Brasile per vestire la maglia del Santos, club in cui è cresciuto. Nel 2015 l’avventura breve in Cina con il Guangzhou Evergrande e in seguito il nuovo rientro in patria, questa volta per giocare nell’Atletico Mineiro dove tuttora milita. Oggi ha 33 anni ed è felice di giocare nel suo Paese, anche se probabilmente in carriera avrebbe potuto fare di più con il talento di cui disponeva.

Calciomercato Milan, Robinho su Ibrahimovic e il Manchester City

Robinho in un’intervista rilasciata al Daily Mail ha avuto modo di parlare di Zlatan Ibrahimovic, fondamentale per il suo arrivo al Milan nell’estate 2010: “Mi ha detto che è stato lui a persuadere la dirigenza del Milan ad acquistarmi. Mi diceva ‘Sei al Milan per me’. E’ arrogante? Sì, ma in modo carino. Ha solo fiducia nel suo talento. Per me è ciò che ogni attaccante deve essere: uno showman e un vincente. In un allenamento sfidò Gattuso in una lotta ju-jitsu. Chi ha vinto? Ibrahimovic, lui vince sempre”.

Il brasiliano e lo svedese formavano una bella coppia d’attacco, anche se il primo non era sempre costante nel rendimento dopo la stagione dello Scudetto. Ibrahimovic è sempre rimasto ad altissimo livello, mentre Robinho ha cominciato poi una fase calante che lo ha portato non giocare più in Europa dopo l’addio al Milan nell’estate 2014.

Nell’intervista al Daily Mail ha ricordato anche i tempi al Manchester City, quando ebbe Roberto Mancini come allenatore e non si trovò bene, tanto da tornare in prestito al Santos nella seconda metà della stagione 2009-2010: “Non mi ha sfruttato al massimo. Avevo bisogno di andare ai Mondiali. Dovevo giocare e per questo tornai in Brasile. Mancini mi dava troppe responsabilità difensive e mi limitava. A me piace essere libero. Avrei voluto rimanere lì per tanti anni per lasciare un’eredità. Ho parlato alcune volte con lo sceicco Sheik Mansour e mi disse che avrebbe voluto Kakà e Messi. Kakà fu vicino, invece Messi era inarrivabile”.

 

Matteo Bellan

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