Arrigo Sacchi
Arrigo Sacchi (©getty images)

NEWS MILANArrigo Sacchi nella consueta analizzi per La Gazzetta dello Sport ha espresso la propria opinione sulla squadra rossonera. Ovviamente non può che esprimersi negativamente.

La situazione del Milan è fortemente negativa, è evidente. Prestazioni e risultati sono sotto gli occhi di tutti. Probabilmente sono state fatte delle scelte sbagliate sotto più aspetti, di calciomercato e non solo. Proprietà, dirigenza e giocatori sono nel mirino. Mentre l’allenatore è colui che ha meno colpe in questo momento.

Analisi di Arrigo Sacchi dopo Verona-Milan

Queste le prime parole di Sacchi per quanto riguarda la situazione in casa rossonera: “Il Milan, con una roboante campagna acquisti estiva, aveva illuso i propri sostenitori. L’ennesima sconfitta di Verona ha gettato nello sconforto la sempre più delusa tifoseria, che dopo la vittoria con il Bologna sognava una ripartenza dei propri beniamini. Ora si mettono sul banco degli imputati un po’ tutti: dirigenti, allenatori e giocatori. Si fatica a comprendere che, nonostante i 220 milioni di euro spesi per acquistare tanti rinforzi, si abbiano meno punti rispetto all’anno scorso. Purtroppo si vince non soltanto con i soldi, ma con le idee, il gioco, la volontà, la generosità, la professionalità e altro ancora.

L’ex allenatore del Milan sottolinea ulteriormente quanto negativa sia lo scenario verificatosi e prende le difese di Vincenzo Montella e Gennaro Gattuso: “Forse non c’è mai stato in passato un investimento di tanta portata che abbia dato esiti così insoddisfacenti: un vero flop. La società, visti i magri risultati, ha esonerato Vincenzo Montella: come sempre l’allenatore è il capro espiatorio. Si è sperato che il grintoso e generoso Rino Gattuso potesse dare carattere e gioco a un gruppo di calciatori con scarso senso di appartenenza. Forse Vincenzo e «Ringhio» sono vittime di una «mission impossibile», una missione impossibile”.

Sacchi spiega quanto sia importante che un club abbia alle spalle una società forte e in grado di trascinare tutto l’ambiente. Ovviamente ricorda i suoi tempi con Silvio Berlusconi: “La società, con la sua storia e con il prestigio del proprio presidente, è fondamentale per generare orgoglio e senso di appartenenza in tutti i partecipanti all’impresa. Così fu con l’avvento di Silvio Berlusconi, che con il suo carisma e la sua grandezza fece comprendere a tutti quanto fosse serio e innovativo il proprio progetto. Se il presidente non è di alto livello, rischia di attorniarsi di collaboratori ancora più modesti e con visioni che non creano emozioni e coinvolgimento”.

L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana pone anche l’accento su come debba essere costruita una squadra affinché sia poi vincente: “In uno sport di squadra, l’idea del gioco che si vuole praticare condiziona l’acquisto dei calciatori più idonei: dovrebbero essere innanzitutto uomini affidabili, con entusiasmo, generosità e intelligenza. Tutto comincia dalla persona, dalla sua motivazione e dal suo impegno nel raggiungere il massimo. Appurato che i professionisti siano di alto livello, si deve valutare la loro funzionalità al gioco che il tecnico ha in mente, quindi che siano complementari tra loro, possibilmente con talento, ma che giochino per e con la squadra a tutto campo e per tutto il tempo”.

Sacchi pensa che il Milan attuale non sia stato ben costruito dalla società e ritiene pure che diverse indiscrezioni che gravano attorno alla società stessa possano non fare bene: “Il Milan ha comprato undici calciatori, ma dubito che abbia seguito la scaletta sopracitata. Di sicuro, anche le voci che circolano e la bocciatura dell’Uefa dei piani finanziari incidono in maniera negativa. Oggi la squadra zoppica, i giocatori sono demoralizzati e confusi, nessuno sembra bravo, persino campioni come Bonucci e Biglia hanno perso certezze e autostima. I dirigenti, l’allenatore e i giocatori dovrebbero compiere una profonda autocritica per non ripetere gli errori commessi e finire il campionato onorevolmente: ne va della propria carriera e dignità”.

 

Matteo Bellan

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