Paolo Maldini
Paolo Maldini (©Getty Images)

MILAN NEWS – Nuove dichiarazioni di Paolo Maldini, arrivate nel giorno del suo 50° compleanno. L’ex capitano rossonero ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Milan TV e Sky Sport.

Uno dei momenti più tristi della carriera di Maldini in rossonero è stata la finale di Champions League del 2005 a Istanbul. Queste le sue parole in merito al duro confronto avuto con i tifosi rossoneri dopo la clamorosa debacle turca: “Io do l’anima, io posso anche morire in campo, però, una volta che lo faccio, non mi devi dire ‘Impegnati’ o ‘Sei un… poco di buono’. Il tifoso milanista mi disse ‘Vergognati, devi chiedere scusa’. Sono andato davanti a questo tifoso. Come capitano non potevo accettarlo. Non potevo accettare che un ragazzino di 22 anni – io giocavo da 20 anni al Milan – dopo una partita del genere, mi dicesse qualcosa. Solo io sono andato a ‘parlare’, per modo di dire. Non ero solo, ma sono andato solo io. Mi sentivo toccato. Io ho avuto quei 7-8 secondi in cui ho reagito d’istinto. C’era anche la mia famiglia con me”.

Sui numerosi attestati di stima da parte di tutto il mondo del calcio, compresi i due grandi capitani della Spagna Carles Puyol e Sergio Ramos: “Sto godendo di queste cose piacevoli nel post-carriera. Quando sei giocatore è normale pensare ad altro, quando smetti sei più attento a queste dimostrazioni di affetto. Con Puyol e Sergio Ramos ho parlato più volte e non mi hanno mai nascosto questa loro passione per la mia maniera di essere e di stare in campo”.

I provini e l’esordio con il Milan: “Mi ricordo molto di più del passato remoto, rispetto a quello più recente. Mi ricordo quel mio primo giorno a Linate, mi ricordo che avevo comprato le scarpe in Corso Buenos Aires, mi ricordo che mi chiesero che ruolo avessi – e io non lo avevo – quindi c’era libero quello di ala destra. Mi ricordo che il provino è andato bene e da lì è partita la mia avventura, avevo solo 10 anni, e sono rimasto 31 anni al Milan. Liedholm mi voleva far esordire prima. Quando ha deciso di farlo, la notizia è uscita sui giornali e lui si è spaventato e mi ha detto che avrei dovuto giocare con la Primavera. Avevo solamente 16 anni e ha scelto una partita in cui io ero la terza-quarta scelta in panchina e così è stata una sorpresa sia per me che per la stampa”.

Su tutti i suoi ex allenatori, da Nils Liedholm a Carlo Ancelotti: “Sono legato a tutti, però Liedholm è stata la persona che ha creduto più in me, dopo mio padre. Capello l’ho avuto in Primavera ed è quello che mi ha fatto cambiare la mentalità da ragazzino a professionista. Tanti consigli che mi ha dato mi son rimasti per sempre nella carriera. Sacchi è quello che ha stravolto completamente il mio modo di pensare il calcio, con uno stravolgimento pazzesco della preparazione fisica. E Ancelotti è stato mio compagno con Sacchi e poi è diventato l’allenatore che mi ha accompagnato fino a fine carriera e sono stati gli anni più belli”. 

Su Cesare Maldini, papà e allenatore: “Mi aveva già convocato anche Vicini, l’allenatore precedente, quindi la situazione era abbastanza semplice. Poi da lì ho fatto solamente un anno e ho avuto anche lui in Nazionale A. Siamo stati allenatore e capitano in un Mondiale e l’ho avuto anche nel Milan. Spesso la sua carriera si è incrociata con la mia. Probabilmente quella che soffriva di più era mia mamma. E’ una situazione abbastanza particolare, perché al Mondiale ci sono 23 giocatori e 12 sono scontenti perché non giocano. Io ero il loro capitano e non si potevano lamentare con me delle scelte dell’allenatore. Tante cose sono state superate grazie al fatto che mio papà avesse avuto buona parte di quei giocatori nell’Under 21 e che li conoscesse bene”. 

Ancora su papà Cesare: “Mio papà ha cambiato carattere, perché quando era più giovane era più chiuso. Avendo 6 figli esuberanti cambi per forza. Poi vedere il proprio figlio che ripercorre le tue orme arrivando al successo è bellissimo. Non servivano complimenti, bastava guardarlo negli occhi per capire cosa pensava. La mia famiglia è sempre stata importantissima per me”.

Capitolo nazionale: “Non aver vinto niente è stato un rimpianto, però ho partecipato a 4 Mondiali, di cui uno in Italia. Sono arrivato spesso vicino. E’ un peccato, però non posso lamentarmi di ciò che ho avuto nella mia vita. L’esperienza in Nazionale è stata formativa e bellissima. Riuscire ad essere capitano di un Paese ai Mondiali ti rende veramente orgoglioso di quello che hai fatto. Italia fuori dai Mondiali 2018? E’ stato uno shock anche da semplice tifoso. Ero allo stadio e pensavo che in qualche maniera ce l’avremmo fatta. Sono bellissimi Mondiali, li sto vedendo, ma è brutto non vedere l’Italia. E’ il risultato della gestione deficitaria degli ultimi 4 anni, non degli ultimi 6 mesi. Se questa verrà usata come una base di partenza, potrebbe anche essere un’occasione”.

Quale partita vorresti rigiocare? Maldini risponde così: “Avendo vinto tanto ho imparato ad accettare le sconfitte come una parte del gioco e questo credo sia fondamentale per i tifosi. Una volta che accetti quello, una volta che vedi che la tua squadra ha dato tutto, cosa puoi chiedere di più ai tuoi giocatori? Magari la partita che vorrei rigiocare, ed esula dal risultato sportivo, è quella di Marsiglia, dove siamo usciti dal campo dando un’immagine nostra non bella e secondo me siamo stati giustamente puniti dalla UEFA”. 

Il miglior Maldini, dall’esordio all’ultimo anno: “Mi vedo ogni tanto con la maglia dell’esordio e lì vicino c’è il primo Scudetto e la prima Champions League. Forse l’anno in cui mi sono sentito veramente bene sono stati i due anni di Capello e dal 2002 al 2004. Mi son sentito al massimo della mia forma e secondo me a livello tecnico-tattico mi sentivo particolarmente completo, pur non avendo l’esuberanza di quando ero giovane”.

 

Giacomo Giuffrida – Redazione MilanLive.it