cris brave
Cris Brave (foto Instagram)

NEWS MILAN – Quella di domenica è stata una giornata speciale per Cris Brave, giovane ragazzo disabile e grande tifoso rossonero. Era infatti presente a San Siro ad assistere a Milan-Parma.

Ha avuto modo di vedere da vicino i propri beniamini, in particolare Patrick Cutrone. L’attaccante della squadra di Gennaro Gattuso gli ha regalato la maglia numero 63 col suo nome. Era la prima volta per Cris Brave al Giuseppe Meazza ed è stato qualcosa di molto emozionante. E ha deciso di scrivere una lettera, inviata al quotidiano Tuttosport.

Cris Brave, la lettera dopo Milan-Parma

«Caro Tuttosport,

domenica sono stato per la prima volta (da spettatore di una partita di calcio) a San Siro a vedere il mio magico Milan e a conoscere da vicino una macchina organizzativa e una società che è il sogno di tutti i grandi tifosi rossoneri come me.

C’era moltissima gente, e poi c’era lui, Patrick, quel ragazzo che mi assomiglia tanto, perché abbiamo la stessa fame di vita negli occhi. E l’incontro con Cutrone, il nostro abbraccio, mi ha fatto pensare a quanto può essere bello e normale giocarsi la propria partita fino alla fine. Essere lì in quel magico stadio è stato bellissimo, tutti a tifare la stessa squadra e gli stessi colori, quel Milan che è sempre stata la mia valvola di sfogo.

Con me c’era anche il mio papà, a casa davanti alla tv c’era mio nonno che viene spesso a vedere il Milan a casa nostra: perchè questo è il calcio è unione e condivisione, e non deve essere uno sport in cui a volte accadono cose assurde (penso ad esempio alle scritte comparse per Fiorentina-Juventus). Ma con questa breve lettera, come ho fatto spesso nella mia vita, voglio concentrarmi sul calcio quello bello, quello che unisce, quello che ti fa passare giornate memorabili come quella di ieri.

Penso a Cutrone, un vero Bomber dentro e fuori dal campo: è un ragazzo forte e semplice che avrà sicuramente i suoi pregi e i suoi difetti, ma Patrick è un ragazzo che dà tutto per il gol ma anche per i suoi compagni. Mi rivedo molto nel suo modo di giocare, a me non piace perdere, per me tutto è una sfida (in modo sano) e cerco sempre di dare il 100% nelle cose che faccio. Come lui.

Ma in Patrick c’è molto altro: c’è trasparenza lealtà, correttezza, pretende molto da se stesso ed è autocritico, ma è anche un ragazzo molto positivo che ti trasmette la gioia e la passione di vivere.

E io? Io che ci facevo a San Siro? Permettemi di dirvi una cosa, prima di salutarci, non so se me lo merito e se essere lì è stato un premio ai sacrifici miei e delle persone che lavorano con me, ma voglio dirvi questo: ognuno di noi ha una disabilità, c’è per chi è visibile a occhio nudo e per chi no, ma spero che per tutti un giorno possa essere una cosa ordinaria e non straordinaria. Anche tu che stai leggendo, devi avere la possibilità di giocarti la tua partita fino all’ultimo minuto, di non pensare ai fischi, ma di ascoltare solo i cori e il calore di chi ti vuole bene. E comunque vada a finire, anche se il risultato non è quello che vuoi, se ti metti sempre in discussione e dai il massimo per i tuoi obiettivi, avrai vinto.

Grazie Milan, grazie Patrick. Ho vinto insieme a voi».

 

Matteo Bellan

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