Lucas Paquetà Krzysztof Piatek
Lucas Paquetà e Krzysztof Piatek (©Getty Images)

Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: appena spunta fuori un nuovo talento importante partono i paragoni con campioni del passato. E’ la prassi da diverso tempo. E al Milan di top player nella storia ne abbiamo visti tanti, però i confronti con chi è venuto dopo sono sempre un po’ azzardati.

A gennaio a Milanello sono approdati Lucas Paquetà e Krzysztof Piatek, due rinforzi che hanno saputo subito avere un impatto importante nella squadra di Gennaro Gattuso. Un po’ a sorpresa, dato che giocare nel Flamengo e nel Genoa non è la stessa cosa che farlo nel Milan. Eppure i due si sono rivelati immediatamente innesti azzeccati da parte di una società che ha saputo fare gli investimenti giusti.

Anche Paquetà e Piatek sono stati oggetti di paragone con illustri campioni del passato rossonero. Il brasiliano è stato accostato a Ricardo Kakà, mentre il polacco ad Andriy Shevchenko. Il confronto tra i due brasiliani non ha granché senso di esistere, viste le caratteristiche diverse. Sono entrambi giocatori tecnici, questo è vero, però Ricky giocava in posizione più avanzata, era decisamente più veloce e maggiormente propenso a cercare la porta. Lucas sta agendo da mezzala, ha un passo di gamba diverso, aiuta molto anche la fase difensiva e per adesso sembra più incline a cercare l’assist che la soluzione personale. Un brasiliano atipico, già con mentalità europea nonostante sia in Italia da meno di due mesi.

Per quanto riguarda il paragone tra Krzysztof e Sheva, anche qui c’è qualche azzardo. Certamente a livello di mentalità sono due attaccanti simili, entrambi dell’est e molto concreti. Però l’ucraino era più tecnico e palla al piede sapeva creare panico agli avversari anche fuori area, da dove più volte tentava la conclusione. Destro, sinistro, testa, tiri da lontano, iniziative personali: Shevchenko era veramente un centravanti completo. Pure l’ex Genoa ha un buonissimo repertorio e margini di miglioramento importanti. Ma ci sembra più un bomber d’area di rigore, seppur sia bravo a fare sponde e a gestire il pallone fuori. Finora ha segnato in più modi e dunque non si può certamente parlare di un attaccante “limitato”, anzi, ma come ha detto Paolo Maldini: di Sheva ce n’è uno solo.

Piatek è Piatek, come Paquetà è Paquetà: i paragoni non servono e si spera che entrambi continuino a dare un grande contributo alla causa del Milan. Cercare continui accostamenti a campioni del passato a volte è anche deleterio, come abbiamo visto per altri talenti che poi hanno faticato. Per fortuna Krzysztof e Lucas non hanno sofferto queste voci e stanno dimostrando di meritare una maglia pesante come quella rossonera.

 

Matteo Bellan

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