News Milan: altre dichiarazioni di Berlusconi a margine della presentazione del nuovo libro di Sacchi.

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi (©Getty Images)

A margine della presentazione del nuovo libro di Arrigo Sacchi, Silvio Berlusconi ha rilasciato nuove dichiarazioni ai microfoni di ‘Sky Sport’. L’ex presidente rossonero è tornato sulla vittoria della sua prima Coppa dei Campioni.

Ecco le sue parole sul suo Milan: “Ha fatto la storia del calcio italiano, cambiando la mentalità difensiva. Il Milan voleva essere padrone del campo anche nelle trasferte più difficili. Ci fu un cambiamento in tutto il calcio Mondiale dopo di noi“. Se era una follia pensare a questa rivoluzione: “Sì, è sempre stata una follia, così come tutti gli altri progetti di cui ero sicuro del risultato, nella televisione e nella politica anche. L’annunciazione fu accolta con ilarità, invece raggiungemmo il traguardo che volevamo“.

Sui suoi anni da presidente del Milan: “Un periodo importante della mia vita, ho cercato di essere parte di questa storia. Ed è stata una storia in cui coloro che erano intorno al Milan erano protagonisti oltre ai giocatori. Ricordo tante cose, fra cui la notte di Barcellona, la più bella della mia vita“.

Negativo invece il parere sul Milan di questo ultimo anno: “L’ho visto con dispiacere perché era molto diverso da quello creato da noi, per sentimenti e il modulo di gioco. Perché il Milan ha giocato in maniera troppo difensiva con pochi tiri in porta“. Su Marco Giampaolo: “Mi dicono sia la persona giusta. Ho chiesto a Scaroni di incontrarlo per dargli qualche consiglio. Gli dirò del modulo e sui singoli giocatori e il modo per farli rendere al massimo“.

Sulla scelta di Maurizio Sarri di andare alla Juventus: “Il calcio è un’attività professionale, non c’è da stupirsi se un allenatore passi da una squadra all’altra. Faccio a Juventus e Sarri i migliori auguri“. Berlusconi racconta poi un aneddoto sulla notte magica di Barcellona: “Quando a Barcellona incontravamo lo Steaua, uscì per qualche minuto fuori allo spogliatoio. Tornai e dissi ‘sono andato nella cappella dello stadio’. Mi guardarono pieni di dubbi. Gli ricordai ‘giochiamo contro i comunisti’“.

Infine l’ex presidente racconta perché ha ceduto il Milan e commenta il fallimento di Yonghong Li: “C’era la necessità di non continuare con queste spese che erano ormai troppo alte. Fummo costretti da questo. La vendita al proprietario cinese fu determinata dal fatto che lui era quello che si fece avanti con più decisione. Pensavamo si affidasse ad una dirigenza diversa, più competente. Questo non è successo. Ha avuto tanti guai anche a livello aziendale e le cose sono andate così. Ora c’è Elliott che vuole riportare in alto il Milan per poi cederlo a chi ha le caratteristiche di affidabilità necessari. Lo ricompro io? Non credo, sono impegnato in altro. Ora penso soltanto alla politica“.

 

Redazione MilanLive.it