Albertini: “Champions 1994 indimenticabile. Rigiocherei una finale”

Demetrio Albertini ha ricordato alcuni momenti importanti della sua carriera al Milan. Tante gioie e anche qualche delusione nei molti anni in rossonero.

Demetrio Albertini
Demetrio Albertini (©Getty Images)

Demetrio Albertini si concesso ai microfoni di Milan TV per ricordare la sua lunga esperienza in maglia rossonera. Sono emersi aneddoti molto interessanti.

Innanzitutto l’ex centrocampista ha raccontato il suo trasferimento al Milan: “Avevo 10 anni, sono andato a fare un torneo a Prato, me lo ricorderò sempre. Abbiamo incontrato sia il Torino sia la Roma ed abbiamo vinto il torneo. È stata la mia prima partita veramente con la maglia del Milan, poi invece, la prima volta che sono stato ufficialmente trasferito dalla Primavera, e dalle giovanili, alla Prima Squadra, è stato nel 1988-89. Periodo estivo, quando c’erano le Olimpiadi, mancavano alcuni giocatori ed io avevo appena compiuto 17 anni. In quel momento lì arrivò Arrigo Sacchi e con l’aiuto di Fabio Capello, che era il coordinatore, mi hanno portato in Prima Squadra”.

Albertini successivamente ha indicato la partita per lui indimenticabile: “Quelle che non cancellerò mai sono tantissime, però due soprattutto: la finale di Champions League del 1994 contro il Barcellona e poi la mia partita d’addio, perché è stata un po’ la sintesi di quello che posso aver costruito nei rapporti umani con i miei compagni di squadra. Quindi non solo le vittorie, ma tutto quello che abbiamo costruito, dove tutti hanno voluto essere presenti: una festa non solo mia, ma di tutta quella generazione”.

Non manca il match da dimenticare. Demetrio non ha dubbi nell’indicarlo: “Quello che vorrei dimenticare, o che vorrei rigiocare, è la finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia, forse perché ero l’unico in campo che non aveva ancora realmente alzato la coppa avendola giocata. Ero sì con la squadra nel 1989 e nel 1990, ma non giocando titolare. Quindi sfuggire a quest’idea di non avere la mia foto con la Champions mi è dispiaciuto tanto”.

L’ex giocatore ha rivelato anche un retroscena interessante su George Weah: “Voi tutti sapete di George Weah, che ad un certo momento il suo saluto era diventato ‘Ciao a tutti, belli e brutti’, ed è stata un po’ una sfida mia nei suoi confronti che gli ho detto, mentre Carlo Pellegatti lo stava intervistando, ed a quel punto lì gli ho detto ‘Voglio vedere se riesci a dirlo’, perché lo dicevamo sempre nello spogliatoio. Era una cosa che gli avevo suggerito ed è diventata sua e sono contento che assolutamente è diventato un suo saluto. Alla fine tante volte George, grandissimo campione e grandissimo personaggio, ha legato anche a questo tipo di saluto la sua permanenza al Milan”.

Albertini indica il compagno e l’avversario più forti incontrati nel corso della sua lunga carriera: “Ce ne sono tanti, però dico Marco Van Basten, perché sarebbe attuale ancora adesso. Quello più forte che ho incontrato è stato sicuramente il ‘Fenomeno’, altra generazione di un altro pianeta, anche se quello che mi ha messo più in difficoltà è stato Zinedine Zidane, perché giocando dietro, alle sue spalle, non riuscivo mai a prenderlo”.

Ha spiegato anche il tipo di reazione che aveva quando veniva a conoscenza del fatto che sarebbe finito in panchina: “Mi sono sempre incazzato veramente, sinceramente. È normale che l’allenatore cerchi di fare il bene della squadra, o pensa di fare il bene della squadra, e quello è accettabile. Però io in tutti gli anni ho sempre cercato di gestire i miei rapporti, anche quelli più burrascosi, all’interno dello spogliatoio, o all’interno della società. Perché non nascondo che ci sono stati. È giusto però, che, in alcuni casi, uno si faccia anche sentire…”.

Quale foto da postare su Instagram? Ecco la sua risposta: “Quando piango nel giro di campo del mio addio perché lì ci sono tutti i miei compagni con i quali ho condiviso la mia carriera, tutte le emozioni di poter lasciare quello stadio davanti la tua gente, che ti ha osannato tantissimo, tutti i dirigenti che hanno voluto essere presenti, dal Presidente Silvio Berlusconi, ad Adriano Galliani, e tutti gli altri. Poi perché ho avuto anche di fronte, in quella partita, un avversario leale, che è stato il Barcellona, e quelle lacrime dopo la partita racchiudono tutte le emozioni di cosa ho vissuto con la maglia del Milan”.

I compagni di squadra per una partita di calcetto scelti da Albertini: “In porta metterei Angelo Peruzzi, in difesa metterei Paolo Maldini e Franco Baresi, davanti metterei Ronaldo e Roberto Baggio”.