Gazidis: “Vi spiego il progetto Milan. Singer tifoso vero, Maldini un riferimento”

La lunga intervista della Gazzetta a Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan: tutto sul progetto rossonero.

Gazidis intervista
Ivan Gazidis (foto AC Milan)

Il suo compito non è analizzare il passato o il presente. Bensì guardare al futuro con concretezza e praticità. Ivan Gazidis è l’uomo scelto dal Milan per lanciare il proprio progetto sportivo e finanziario.

Il dirigente sudafricano ha risposto alle domande della Gazzetta dello Sport, indicando i punti focali di un piano che vede virtualmente il club rossonero ritornare tra le grandi del mondo, nel giro di qualche anno.

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Gazidis ha subito indicato gli obiettivi suoi e della proprietà Elliott: “Portare orgoglio ai tifosi, ma dobbiamo credere fortemente in qualcosa, partendo da una fiducia che arriva dal lavoro e dalla preparazione. Non basta dire “ci credo” ed è tutto risolto. È agire che crea fiducia. Noi abbiamo bisogno di muoverci e costruire con umiltà perché non abbiamo vinto nulla, non siamo alla fine del percorso. Se anche solo per un attimo ci sentissimo appagati, siamo morti. Occorre continuare a lavorare, e questo è un processo che ci rende felici”.

Il sogno Scudetto è comunque reale, ma Gazidis guarda oltre: “Per ora non intravediamo un traguardo prefissato, perché siamo dentro un percorso. Occorre restare umili, faremo degli errori, ma dagli errori si impara e con una visione comune si superano. Posso senz’altro dire che per me non è un progetto finanziario e di business. Il mio primo movente è la passione. Non ci può essere storia più bella di ciò che stiamo e sto vivendo col Milan. La stagione è lunga e non voglio imporre limiti ai sogni dei giocatori e dei tifosi. Ibra punta al titolo? Lui sa cosa è necessario per sognare, dietro ogni sogno c’è un lavoro duro. Per me è uguale. Il mio focus è il lavoro. Quando dormo sogno, ma quando sono sveglio lavoro”.

Sulla presenza della famiglia Singer: “Paul è un tifoso, certo. Ma è una proprietà diversa da quelle che hanno caratterizzato alcuni club italiani in passato. Elliott non si pone limiti temporali in merito alla sua gestione del club. Per quanto riguarda Gordon (il figlio di Paul, ndr), anche lui è un esperto e appassionato di calcio, e segue il Milan attentamente: sovente mi manda dei messaggi durante le partite per commentarle, ma non mi chiamerà mai per dire “voglio che cambi l’allenatore” oppure che “un giocatore non sta andando bene”. Ciò in cui crede la proprietà è un progetto serio, con una strategia chiara, che possa riportare il club ad alti livelli, e non nella passione senza controllo. Il Milan non è solo una squadra di calcio: è una importante comunità globale, che parte da Milano. È una istituzione per il Paese e per il mondo. Abbiamo una grande responsabilità, e anche la proprietà ne è pienamente consapevole. Ve lo dice uno che ormai si sente non solo italiano, ma molto milanese…”

L’importanza della presenza di Paolo Maldini: ” “Paolo rappresenta la storia del club, ma non è questa la ragione per cui credo in lui. Io credo in lui perché è persona che guarda avanti, abbraccia nuove cose, lavora con umiltà e passione ma anche intelligenza. È una cosa che ho visto subito, appena arrivato. Maldini è il punto di riferimento di un settore che lavorano nel modo giusto in tutte le sue componenti”.

Infine su mister Pioli: “Un uomo di una profondità straordinaria. È arrivato in un momento complicato, aveva davanti una sfida complicata. Ciò che mi ha impressionato è che fa le cose in modo semplice, fa sembrare tutto facile, anche quando non lo è. È stato bravo a non dare peso a ciò che gli stava intorno, e in effetti la soluzione giusta ce l’avevamo sotto il naso. Quando abbiamo capito che lui poteva concretizzare la nostra visione, andare avanti con lui è stata la cosa più normale. Apprezzo molto il suo modo di lavorare e come si pone fuori dal campo, lo stile è importante. La verità è che anche quando ci siamo trovati in momenti difficili, vedevo una luce nel gioco della squadra e in nessun momento né io, né Maldini e né Massara abbiamo pensato che tutto fosse finito. C’era qualcosa che ci dava speranza. Il nostro adesso è un calcio progressista, innovativo, applicato con coraggio e serietà”.