ML – Collovati: “La differenza fra Milan e Inter è la panchina. Investcorp? Sono ottimista”

Abbiamo intervistato in via esclusiva l’ex difensore rossonero, nonché attuale commentatore tecnico per Rai Radio 1, Fulvio Collovati

Il Milan vive in questo momento il momento cruciale della sua stagione. C’è curiosità e soprattutto apprensione nel capire come la squadra reagirà dopo la batosta subita in Coppa Italia dall’Inter. Riusciranno i rossoneri a rialzarsi e lottare fino in fondo per lo Scudetto? Ne abbiamo parlato con Fulvio Collovati.

Fulvio Collovati
Fulvio Collovati (©Ansa)

Collovati è stato un calciatore del Milan per ben 7 stagioni, esattamente dal 1975 al 1982. E’ passato successivamente ai cugini dell’Inter, concludendo la sua carriera a 36 anni. Nel suo palmares rossonero ci sono una Coppa Italia, una Serie A ma anche una Serie B, per non dimenticare nemmeno la vittoria della Fifa Youth Cup con le giovanili. La sua vittoria più grande però risale sicuramente al 1982 con il trionfo ai Mondiali, in cui fu inserito anche nella top 11 della competizione.

Quattro chiacchiere con Collovati: da Ibrahimovic a… Investcorp

Partiamo dal recente derby tra Inter e Milan, squadre in cui lei ha militato. Cosa non ha funzionato nei rossoneri?

“Principalmente il Milan è stato penalizzato nel risultato: parliamoci chiaro, un 3-0 è un risultato secco. In telecronaca però non ho demonizzato la prestazione dei rossoneri, che comunque hanno avuto le loro occasioni con Leao. Handanovic è stato costretto ad un paio di parate importanti. Insomma, il Milan ha reagito. Poi aveva anche accorciato le distanze, perché quello di Bennacer era un gol da convalidare. Per cui sotto questo punto di vista la squadra ha continuato a lottare. Pioli deve stare tranquillo, ma i problemi sono altri. Il Milan non riesce a fare gol. Sia loro che l’Inter hanno avuto quattro occasioni per parte: i nerazzurri hanno segnato tre volte, i rossoneri mai. Se poi ti mancano Ibrahimovic, Rebic, e in panchina hai solo ragazzini come Lazetic e Maldini, puoi solo affidarti a Leao ma il compito del portoghese non è quello di segnare sempre. Ti ritrovi solo con Giroud in avanti costretto a giocare sempre. Non ci sono problemi fisici, la squadra sta bene. Non è un problema di intensità. L’unica cosa da risolvere è che bisogna segnare. La linfa del calcio è questa”.

Lei che ha analizzato attentamente la partita ha visto dunque una squadra che può ancora lottare sino in fondo per lo Scudetto?

“Che l’Inter abbia qualcosa in più del Milan lo si è visto nel derby di martedì. Nel secondo tempo Inzaghi ha fatto entrare Dzeko, Sanchez, Vidal. Pioli ha inserito Lazetic, con tutto il rispetto, ci mancherebbe altro. Ma guardando le rispettive panchine è inevitabile ammettere che il Milan non arriva all’Inter da questo punto di vista. Questo però non significa nulla per lo Scudetto. Innanzitutto bisogna andare a vincere contro la Lazio, poi tutto può succedere. E’ un campionato indecifrabile, anomalo, non si può escludere nulla. Occhio al Napoli che è ancora in lotta. Quest’anno non c’è una sola squadra che domina, il Milan però può assolutamente essere candidata a vincere questo campionato”.

Parliamo di Ibrahimovic. Lei si è ritirato a 36 anni, Ibra ormai ha superato i 40…

“Io mi sono ritirato a quell’età perché volevo uscire dal mondo del calcio giocato, ma fisicamente stavo molto meglio di Ibrahimovic. Potevo fare ancora altri due-tre anni alla grande (ride, ndr). Tornando a Zlatan, lui dice che deciderà lui quando smettere. Ma deve anche iniziare a pensare al perché ormai gioca al massimo 8-10 partite all’anno. E’ un giocatore su cui il Milan magari può puntare un altro anno, con cifre al ribasso ovviamente e aggiungendo magari un bonus a partite disputate. Questi calciatori non possono più imporsi sulla società. E’ successa una cosa simile alla Juventus con Dybala”.

Lei è stato un ottimo difensore. Cosa ne pensa di Sven Botman?

“L’ho visto in campo. E’ un giocatore molto fisico, alto più o meno 190 cm. Che sia un buon difensore è fuori discussione, ovviamente il Milan deve prendere un calciatore difensivo considerando che Romagnoli andrà via e dunque rimarranno solo Tomori e Kalulu. Dall’altra parte però bisogna vedere come si adatterà al calcio italiano, venendo da una realtà diversa. I tifosi del Milan non devono aspettarsi subito il nuovo Maldini e Baresi. E’ un bravo giocatore, ma va dato tempo naturalmente”.

E per quanto riguarda Kjaer? Quanto sta mancando al Milan soprattutto la sua leadership?

“Devo essere sincero. La sua leadership pesa, ma dal punto di vista difensivo il Milan nelle ultime sette partite prima del derby non aveva preso gol. Ne ha presi tre con l’Inter, ma penso che Kalulu e Tomori stiano facendo bene. Il problema di certo non è la difesa. Un personaggio di personalità come Kjaer manca, ma in questo momento forse sarebbe servita una punta in più in panchina. Un attaccante diverso, come Caputo o Pavoletti ad esempio. Si è costretti a far giocare Giroud. Rebic è un esterno, non può fare la prima punta, e non si può puntare su Ibrahimovic pensando magari che possa fare trenta partite a stagione”.

Si sta parlando molto ultimamente della possibile cessione di Elliott al fondo Investcorp. E’ fiducioso?

“Parliamoci chiaro, gli arabi ormai mancano soltanto in Italia. Ci sono in Francia col Paris Saint-Germain, da anni ormai sono presenti anche in Inghilterra, ora stanno per sbarcare in Serie A. Sì, sono assolutamente fiducioso. Ben vengano persone e fondi che abbiano le risorse economiche per far crescere il nostro calcio. Questi sceicchi sono contro la Superlega per il semplice motivo che non ne hanno bisogno, e non vogliono che venga instaurata perché permetterebbe agli altri club che vi partecipano di arricchirsi. Se il Milan dovesse passare ad Investcorp sarei assolutamente ottimista sul futuro”.