Aggiungere un attaccante contro le piccole è utile ma non basta: al Milan serve più coraggio in partite come questa

Il Milan ha perso undici punti finora contro squadre di bassa classifica. Cremonese, Parma, Pisa, Sassuolo e Genoa: Allegri non è riuscito a vincere contro nessuna di queste. Ed è un problema, perché sono punti persi pesantissimi nella lotta ad un obiettivo fattibile come lo Scudetto. L’allenatore rossonero, in ognuna di queste occasioni, ha parlato di punto guadagnato. Ed è un concetto difficile da far passare. Perché sei il Milan e perché la maggior parte di queste gare le hai giocate a San Siro di fronte a 70mila persone. No, non sono punti guadagnati. Sono punti persi, e anche malamente. Punti persi per motivi diversi ma con una constante: il solito atteggiamento prudente di un allenatore che non ama assumersi rischi. E questo è un grosso problema nel calcio di oggi (e lo sarà ancor di più l’anno prossimo in Champions League).
L’esempio dell’Inter

Allegri ha impostato la sua squadra con un classico 3-5-2 che, a gara in corso, spesso diventa 4-4-2. La struttura di gioco cambia molto a seconda delle fasi della partita e anche della tipologia di avversario – e le posizioni che va ad occupare -, ma Tomori, anche da terzino, resta un difensore centrale così come Gabbia e Pavlovic. E a questi tre Allegri non rinuncia mai, nemmeno contro le ultime squadre della classifica. Lo ha fatto contro il Genoa negli ultimi 15′ con una partita da recuperare, con la sostituzione Athekame per Gabbia. In quella situazione abbiamo visto Modric e Rabiot in regia e Loftus-Cheek molto vicino ai tre attaccanti (Leao, Fullkrug e Pulisic).
Per affrontare al meglio le piccole, bisogna prendere esempio dall’Inter. Che azzanna le partite fin dall’inizio, per togliere certezza alle avversarie e soprattutto per sbloccare il prima possibile la gara, snodo cruciale per quel tipo di gara. Ecco perché la soluzione per affrontare al meglio queste avversarie potrebbe essere l’aggiunta di un attaccante al posto di un centrocampista e passare così ad un 3-4-3 (se proprio non si vuole rinunciare ai tre difensori). Altrimenti, il Milan avrebbe a disposizione anche i giocatori per fare un 4-3-3, con Saelemaekers adattato nel ruolo di terzino a destra.
Assumersi rischi
In questo modo ci sarebbero più giocatori offensivi, ma questo tipo di struttura andrebbe accompagnata anche da una mentalità offensiva diversa. Difesa più alta, maggior controllo della gara, volontà di chiudere l’avversario e di stanarlo con il possesso del pallone e l’occupazione degli spazi giusti più ricercata e studiata. E questo è il vero problema perché il Milan non è costruito per questo: né per caratteristiche proprie, né per caratteristiche dell’allenatore. Che invece predilige un gioco offensivo più diretto, più legato alle transizioni rapide, cosa che però le piccole difficilmente ti concedono. Ecco perché cambiare modulo non basta: servirebbe più coraggio e assumersi finalmente qualche rischio. Il coraggio paga (quasi) sempre.




